La Commissione europea ha avviato nei mesi scorsi le procedure per la revisione delle tre Direttive
UE, che da oltre un decennio definiscono il quadro normativo del mercato unico degli appalti
pubblici e delle concessioni.
In questo scenario di avvicinamento alla riforma europea, vanno menzionate le consultazioni
pubbliche, le valutazioni di impatto e le analisi promosse dalla Commissione europea e, prima
ancora, la relazione della Corte dei Conti europea (Accrescere la concorrenza leale ed efficace negli appalti pubblici di lavori, beni e servizi aggiudicati nell’UE, 2023).
La Corte dei Conti europea ha, infatti, messo in luce, alcune criticità per cui, nonostante gli obiettivi
di semplificazione e trasparenza perseguiti dalla riforma del 2014, la concorrenza negli appalti
pubblici europei è persino diminuita. Ha parlato apertamente di “fallimento” parziale delle Direttive,
rilevando come le procedure di aggiudicazione non abbiano favorito in modo sufficiente la
competitività e il miglior rapporto qualità-prezzo. Da qui la raccomandazione alla Commissione di
ridefinire in modo più chiaro gli obiettivi della politica europea degli appalti, migliorare i sistemi di
raccolta e analisi dei dati, individuare le cause strutturali della ridotta partecipazione delle imprese e
proporre un piano d’azione per rimuovere gli ostacoli alla concorrenza.
Le conclusioni della Corte sono state condivise dal Consiglio dell’Unione europea, che ha ribadito
la necessità di garantire una “concorrenza leale ed efficace” tra gli operatori, e allineare la riforma degli
appalti pubblici con gli obiettivi strategici della riduzione della burocrazia, della semplificazione e
del rafforzamento della competitività europea. Proprio sotto tale profilo, il rapporto del prof. Mario
Draghi (The Future of European Competitiveness) ha individuato nel sistema degli appalti uno strumento
concreto in grado di rilanciare competitività e sostenibilità per il grande mercato europeo.
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