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Approfondimenti

Aree di crisi ambientale: impatti dell'inquinamento sulla salute, prevenzione e sviluppi legislativi

Il convegno "Aree di crisi ambientale: impatti dell'inquinamento sulla salute, prevenzione e sviluppi legislativi", ospitato presso la Sala Matteotti di Palazzo Theodoli Bianchelli alla Camera dei Deputati, ha riunito attivisti territoriali, ricercatori e parlamentari per affrontare uno dei nodi più irrisolti della salute pubblica italiana: il rapporto tra inquinamento ambientale, malattia e responsabilità istituzionale.

L'iniziativa è stata organizzata da Rosario Pugliese con il supporto dei club Rotaract di Acerra e di Nola Pomigliano d'Arco, in collaborazione con il gruppo parlamentare Europa Verde, Alleanza Verdi e Sinistra. Hanno partecipato parlamentari, ricercatori universitari, attivisti ambientali, associazioni del territorio campano e rappresentanti della società civile, portando in aula esperienze che spaziano dalla Terra dei Fuochi alla Valle del Sacco, dall'attivismo di chi monitora il territorio con i droni di notte alla ricerca scientifica sulla fertilità come spia biologica dell'inquinamento, fino alle proposte concrete di legge sul daspo ambientale e sulla tracciabilità digitale dei rifiuti.


Il quadro politico: l'ambiente come condizione di sviluppo

I lavori si sono aperti con il deputato Filiberto Zaratti, segretario di presidenza della Camera, il quale ha descritto la questione ambientale come una delle sfide strutturali del Paese, evidenziando che ogni anno, 1115.000 giovani con alta formazione lasciano l'italia: non più emigrazione di forza lavoro a bassa qualifica, ma perdita sistematica di capitale umano che il sistema fiscale e formativo ha contribuito a costruire. Il nesso con la crisi ambientale risiede nella qualità della vita e nelle prospettive di sviluppo: un territorio degradato, privo di bonifica e con un tessuto produttivo fragile, non trattiene chi ha competenze spendibili altrove. La rinnovazione ecologica è stata indicata come condizione necessaria e non accessoria per uno sviluppo economico che abbia sostanza.

I deputati Davis Dori e Angelo Bonelli, portavoce nazionale di Europa Verde, sono intervenuti ribadendo la posizione del gruppo parlamentare: le politiche ambientali non si oppongono allo sviluppo economico, ma ne costituiscono il presupposto. Bonelli ha sottolineato come i conflitti in corso a livello globale abbiano spesso origine nel controllo delle risorse naturali - gas, petrolio, materie prime - e come l'accelerazione verso le fonti rinnovabili rappresenti non solo una scelta ecologica ma una condizione di sovranità energetica reale.

Ha citato un pacchetto di investimenti da 85 miliardi proposto da oltre cento imprese al governo, capace di installare 60 gigawatt di potenza rinnovabile e ridurre di 15 miliardi di metri cubi all'anno la dipendenza dal gas importato. L'Italia detiene il primato europeo per numero di procedure di infrazione in campo ambientale, con casi aperti sulla depurazione, sulla dispersione idrica e su siti come l'ILVA di Taranto e il triangolo petrolchimico di Priolo-Melilli-Siracusa. 

Attraverso il caso della Caffaro di Brescia, Dori ha denunciato la modifica alle soglie di esposizione alle onde elettromagnetiche introdotta dall'attuale governo: su pressione dei grandi gestori di telefonia, i limiti italiani sono stati allineati al massimale europeo, eliminando il principio di precauzione che caratterizzava la normativa previgente.

La società civile come presidio del territorio

Anna Lomello, presidente dell'associazione “Le Mamme di Miriam”, e Antonietta Moccia, madre della bambina che dà il nome all'associazione, hanno portato in aula la dimensione più concreta della crisi ambientale.
Miriam è stata colpita a cinque anni da un medulloblastoma metastatico. In seguito a sei cicli di chemioterapia, due autotrapianti e sessanta sedute di radioterapia è stata dichiarata fuori pericolo. Tuttavia, le conseguenze a lungo termine comprendono danni all'udito, all'apparato genitale, alla crescita cardiaca ed epatica.

L'associazione svolge attività di monitoraggio ambientale e promozione culturale sul territorio, realizzando opere con materiali di scarto per restituire alla comunità una narrazione che trasformi la denuncia in azione educativa.
Vincenzo Petrella e Michele Pannella, rispettivamente presidente e responsabile tecnico dell'associazione Volontari Antiroghi di Acerra, hanno illustrato dieci anni di monitoraggio attivo del territorio con droni, software sviluppati internamente e banche dati costruite autonomamente, dopo che le istituzioni avevano più volte reso inaccessibili i dati ambientali ufficiali.

Nell'ultimo anno l'associazione ha prodotto sessanta segnalazioni formali, di cui una parte trasformata in denunce depositate presso le autorità giudiziarie. Petrella ha ricordato che il principale risultato ottenuto - la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo nel caso Cannavacciolo contro Italia - è stato raggiunto da semplici cittadini: l'Italia è stata condannata per non aver informato la popolazione dei rischi sanitari derivanti dalla vicinanza ai siti inquinanti della Terra dei Fuochi e per non aver adottato misure preventive adeguate.

Pannella ha, invece, illustrato il sistema di rilevamento con droni, spiegando che i voli programmati producono dati elaborati da software proprietari, per individuare movimentazioni di terra sospette, interramenti e accumuli destinati al rogo. Il dato più significativo riguarda l'entità degli sversamenti ancora in corso: il fenomeno non si è arrestato, e in alcuni casi i rifiuti vengono incendiati deliberatamente perché il costo della rimozione supera quello della combustione.

Antonio, portavoce dell'associazione Masseria Mattiello di Pomigliano d'Arco, ha descritto le specificità di un territorio che per decenni ha ospitato uno dei principali poli industriali del Mezzogiorno senza che la concentrazione produttiva fosse accompagnata da misure adeguate di tutela ambientale. 
Ha denunciato la costruzione di un impianto di compostaggio al confine tra Acerra e Pomigliano con capacità superiore al fabbisogno locale, e la presenza di masserie storiche circondate da aziende altamente impattanti, in un processo di urbanizzazione che ha eliminato ogni buffer tra insediamenti industriali e residenziali. Proponendo tre direttrici di intervento: l'obbligo di indagini epidemiologiche come prerequisito vincolante per ogni nuova attività produttiva nel comprensorio, lo snellimento delle procedure per le bonifiche dei siti contaminati, la riconversione o delocalizzazione delle realtà industriali incompatibili con la presenza di insediamenti civili.

L'analisi criminologica: quando delinquere conviene

Alessandro Cannavacciolo, attivista e studioso di crimini ambientali, protagonista del ricorso che ha portato alla condanna dell'Italia da parte della Corte Europea, ha proposto un'analisi tecnica del fenomeno. I reati ambientali non sono più episodi marginali, ma componenti strutturali di sistemi economici criminali organizzati, capaci di adattarsi all'evoluzione normativa e di mercato.

Il nodo centrale è lo squilibrio tra profitti illeciti e rischio penale: finché delinquere in campo ambientale conviene, il fenomeno non si arresterà con controlli episodici. Cannavacciolo ha avanzato due proposte operative: la prima è il cosiddetto “daspo ambientale”, uno strumento che impedisca ai condannati per reati gravi di operare nei settori e nei territori in cui hanno agito, con una funzione preventiva che agisce sul profilo del soggetto prima che sull'episodio. La seconda è la revoca automatica delle autorizzazioni per le aziende coinvolte in violazioni gravi, in sostituzione della sola sanzione pecuniaria: se la sanzione è già messa in conto come costo di esercizio, non modifica il calcolo di convenienza dell'impresa.

Ha richiamato il caso dei fratelli Pellini come riferimento: unica condanna definitiva per disastro ambientale con sequestro patrimoniale nella Terra dei Fuochi, per un valore superiore ai 220 milioni di euro, la cifra più alta della somma di tutte le confische ambientali registrate negli anni precedenti. Il sequestro dei beni, ha sottolineato, produce un effetto deterrente che nessuna sanzione pecuniaria ordinaria è stata in grado di replicare.

Ha concluso indicando nella tracciabilità totale e digitale dei rifiuti il primo strumento strutturale di prevenzione, e nel rafforzamento della continuità dei controlli - non interventi sporadici - ma monitoraggio permanente con coordinamento reale tra istituzioni, la condizione per rendere efficace qualsiasi impianto normativo.

La ricerca scientifica: il liquido seminale come biomarcatore dell'inquinamento

La professoressa Tiziana Notari, embriologa con docenza al Master in Embriologia Umana Applicata dell'Università Roma Tre e responsabile di un centro di procreazione medicalmente assistita a Salerno, ha fornito un contributo scientifico  intervenendo in rappresentanza della rete EcoFoodFertility, attiva nella ricerca sugli effetti degli inquinanti ambientali sulla salute riproduttiva dal 2012.

Lo studio di riferimento ha confrontato due popolazioni: soggetti residenti nella Terra dei Fuochi, area ad alto impatto ambientale, e soggetti dell'Alto Medio Sele, zona a basso impatto. Le analisi hanno rilevato che, i soggetti residenti presso la Terra dei Fuochi presentano concentrazioni significativamente più elevate di metalli pesanti nel sangue e nel liquido seminale, maggiore frammentazione del DNA spermatico, ridotta capacità antiossidante e alterazioni nella funzionalità mitocondriale rispetto al gruppo di controllo.

Bisfenoli e idrocarburi policiclici aromatici risultano più concentrati nell'area ad alto impatto, con i policlorobifenili presenti in misura maggiore nel liquido seminale. Sul versante femminile, lo studio ha documentato che PCB e bisfenoli presenti nel fluido follicolare correlano con un'incidenza di aborti spontanei significativamente più alta rispetto ai territori di confronto, e che la concentrazione di questi inquinanti aumenta con l'età e con l'indice di massa corporea, per effetto del bioaccumulo.

Un dato di particolare rilievo riguarda i telomeri spermatici: contrariamente alle attese, risultano più lunghi nei soggetti della Terra dei Fuochi rispetto al gruppo di controllo. L'ipotesi avanzata è che l'attivazione delle telomerasi - gli stessi enzimi coinvolti nelle cellule tumorali - possa indicare una predisposizione all'insorgenza di tumori in fascia pediatrica già a partire dalle cellule germinali. È un'ipotesi ancora in fase di verifica, ma sostenuta dai meccanismi biologici documentati.
Il liquido seminale è stato identificato come biomarcatore d'elezione per l'inquinamento ambientale: facilmente reperibile, con alto numero di cellule analizzabili, sensibile alle variazioni ambientali, capace di segnalare alterazioni in anticipo rispetto ai segni clinici.

Dallo studio FAST - Fertilità, Ambiente e Stili di Vita, finanziato dal Ministero della Salute - condotto su tre aree italiane (Terra dei Fuochi, Brescia Caffaro e Valle del Sacco), è emerso un dato che ha ribaltato la percezione corrente: Brescia e la Valle del Sacco presentano condizioni di compromissione della fertilità maschile addirittura peggiori rispetto alla Terra dei Fuochi. Quest'ultima, ha spiegato Notari, ha avuto il merito di portare all'attenzione pubblica un fenomeno che altrove è rimasto silenzioso per anni.

Sul piano globale, la concentrazione spermatica media nell'arco di un secolo si è più che dimezzata, con un trend in ulteriore accelerazione anche in aree geografiche tradizionalmente più fertili come Asia, Africa e Cina. 
Lo studio FAST ha, inoltre, documentato che un intervento nutrizionale basato sulla dieta mediterranea con alimenti biologici, condotto per quattro e otto mesi su giovani tra i 18 e i 35 anni, produce un miglioramento statisticamente significativo dei parametri seminali rispetto al gruppo di controllo non trattato. Il recupero non riporta ai valori di un secolo fa - il ripristino completo non è mai stato documentato - ma è misurabile e riproducibile.

Un ultimo fronte di ricerca riguarda le microplastiche: EcoFoodFertility è stato il primo gruppo al mondo a documentarne la presenza nel liquido seminale, poi rilevata anche nelle urine e nel fluido follicolare. Le microplastiche interagiscono con il microbiota intestinale e vaginale, con effetti potenziali sullo stato infiammatorio e sull'esito della gravidanza.

Il progetto Reproduction: dalla ricerca al territorio

Elena Moggio, biologa e laureanda in medicina, ha presentato il progetto Reproduction, nato dalla collaborazione tra i club Rotaract di Acerra e Nola Pomigliano d'Arco e la rete EcoFoodFertility.

L'obiettivo è stato trasformare la fertilità da tema clinico a strumento di prevenzione e lettura del territorio. Il progetto ha sviluppato una campagna di informazione sui canali social, costruito una rete con i medici di base come primo punto di accesso alla comunità, e attivato un programma di screening gratuito - spermiogramma e visita andrologica - per la fascia maschile tra i 18 e i 35 anni, corrispondente esattamente all'età media degli associati Rotaract.

Circa cento spermiogrammi effettuati, con almeno due soggetti su cinque che hanno sviluppato anomalie dei parametri seminali. In diversi casi lo screening ha permesso di individuare precocemente condizioni gravi come tumore testicolare e ipogonadismo, prima della comparsa di segni clinici evidenti. Il progetto si è esteso dalla zona Campania Felix fino al Salernitano e prevede un evento conclusivo con un pranzo sociale basato sul menù della fertilità, che valorizza i prodotti biologici locali, a dimostrazione che sul territorio esistono filiere agricole sane nonostante le criticità ambientali.

Le proposte operative emerse dal progetto includono l'inserimento dello spermiogramma nei Livelli Essenziali di Assistenza, l'integrazione sistematica tra valutazione del rischio ambientale e monitoraggio sanitario nelle aree di crisi, e programmi di educazione alla salute riproduttiva nelle scuole, nelle università e attraverso campagne istituzionali capaci di raggiungere le fasce più giovani della popolazione.

Le proposte legislative e le conclusioni

Il deputato Francesco Borrelli ha chiuso i lavori identificando nella prevenzione la direttrice comune di tutte le proposte emerse nel corso del convegno. Ha evidenziato la modifica delle soglie elettromagnetiche come caso emblematico di politica antitetica al principio di precauzione, annunciando che le proposte avanzate da relatori e associazioni saranno tradotte in atti parlamentari.
Ha ribadito il caso Pellini come modello di riferimento per l'efficacia repressiva: la confisca patrimoniale superiore ai 220 milioni di euro ha prodotto un effetto deterrente che nessuna sanzione pecuniaria ordinaria era stata capace di replicare, confermando che colpire il patrimonio è l'unico strumento capace di modificare il calcolo di convenienza degli ecocriminali.

Borrelli ha concluso con una riflessione sul modello economico del Paese: la concentrazione di ricchezza crescente, i profitti record delle grandi utility energetiche negli anni della crisi, la povertà in espansione, e la perdita di competenze giovani verso l'estero non sono fenomeni separati, ma facce dello stesso sistema.

Chi inquina una terra non risponde solo di un reato, ma di un danno collettivo che si misura in bambini malati, famiglie distrutte, comunità impoverite. Le proposte emerse dal convegno - dal daspo ambientale all'obbligo di tracciabilità digitale dei rifiuti, dall'inserimento dello spermiogramma nei LEA alle indagini epidemiologiche obbligatorie nelle aree di crisi - non sono misure simboliche, ma strumenti operativi che il Parlamento è chiamato ad adottare senza ulteriori rinvii.

Il convegno ha rappresentato la convergenza tra denuncia civica, ricerca scientifica e proposta legislativa. Le associazioni territoriali campane hanno dimostrato per anni che la cittadinanza attiva può supplire alle lacune istituzionali nel monitoraggio del territorio. 

La ricerca di EcoFoodFertility ha fornito un quadro di evidenze robusto che trasforma la questione ambientale in una questione di salute pubblica misurabile, sottraendola alla sola dimensione della percezione e dell'allarme. Il compito che resta è costruire un sistema nel quale il principio chi inquina paga abbia strumenti effettivi di attuazione, e nel quale la prevenzione preceda sistematicamente l'intervento emergenziale.

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