Nella Sala della Regina di Montecitorio istituzioni, pedagogisti, psicologi, associazioni e terzo settore hanno discusso di autismo, disabilità e inclusione scolastica, mettendo al centro la persona, la qualità delle relazioni e la necessità di costruire percorsi concreti per il futuro.
In occasione della Giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo del 2 aprile, alla Camera dei Deputati si è svolto un convegno promosso dai dipartimenti Istruzione e Disabilità e Sociale di Forza Italia. Un confronto ampio tra esperti, amministratori, associazioni e realtà formative per riflettere su inclusione scolastica, salute mentale, lavoro e continuità dei percorsi di vita.
Autismo e inclusione: dalla sensibilizzazione alla costruzione di contesti educativi
La Giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo è diventata occasione di confronto concreto su uno dei temi più delicati e decisivi del presente: il rapporto tra disabilità, scuola, inclusione e progetto di vita. Un appuntamento che ha riunito rappresentanti istituzionali, docenti universitari, psicologi, operatori del terzo settore, amministratori locali e associazioni, tutti chiamati a riflettere su come costruire contesti più capaci di accogliere, accompagnare e valorizzare ogni persona.
Parlare di autismo non significa limitarsi alla sensibilizzazione, ma affrontare il tema dell’inclusione in modo pieno, dentro la scuola, nei percorsi di crescita, nel lavoro, nella vita adulta e nelle politiche pubbliche. A promuovere l’iniziativa sono state Valentina Aprea, responsabile nazionale del Dipartimento Istruzione di Forza Italia, e Fiammetta Modena, responsabile del Dipartimento Disabilità e Sociale.
Aprea ha richiamato il significato pedagogico e sociale della giornata, sottolineando come la conoscenza dell’autismo debba tradursi nella costruzione di ambienti inclusivi e in una visione educativa capace di riconoscere la diversità come risorsa. Non si tratta soltanto di “inserire” studenti con disabilità nei contesti ordinari, ma di ripensare quei contesti affinché siano davvero in grado di rispondere ai bisogni di ciascuno.
Giuseppe Bertagna, professore emerito di pedagogia dell’Università di Bergamo, ha offerto una riflessione ampia sul sistema scolastico italiano, partendo dai dati. Bertagna ha evidenziato la crescita costante del numero degli studenti certificati, non solo nell’ambito della disabilità, ma anche in quello dei DSA, dell’ADHD e dei bisogni educativi speciali.
Secondo il pedagogista, la risposta non può limitarsi all’aumento delle certificazioni o al ricorso crescente ai docenti di sostegno, serve, piuttosto, una revisione più ampia dell’organizzazione scolastica, fondata sulla centralità della persona, sulla flessibilità dei percorsi e su un modello capace di valorizzare i talenti di ciascuno. È Necessario superare rigidità ordinamentali, organizzative e didattiche, immaginando una scuola più aperta, interconnessa e realmente costruita attorno ai bisogni formativi degli studenti. Gabriella Scaduto, psicologa, psicoterapeuta ed esperta in diritti umani ha posto l’accento sulla qualità delle relazioni e sul rischio del trauma relazionale: lo spazio che si crea tra la persona e il contesto rischia di causare un trauma, se non si procede alla valorizzazione della persona. Appartenenza, competenza e partecipazione, sono fattori decisivi per prevenire il disagio e restituire ai ragazzi un’immagine di sé più solida e più libera.
Nel mondo della scuola, ha spiegato, il trauma può assumere forme sottili ma persistenti: le micro-esclusioni quotidiane, le aspettative costantemente abbassate, la separazione implicita, la tendenza a considerare un alunno soltanto come “il ragazzo del sostegno”.
Allo stesso modo, Simona Scaini, professoressa di psicologia dello sviluppo alla Sigmund Freud University, ha evidenziato la necessità di superare una lettura puramente diagnostica dei percorsi scolastici, la diagnosi, ha osservato, è importante ma non può diventare l’unico criterio di interpretazione, ogni studente va compreso nel suo funzionamento concreto: nei suoi punti di forza, nelle difficoltà specifiche, nelle competenze relazionali, nella regolazione emotiva, nelle modalità con cui apprende e partecipa.
Per Scaini, l’inclusione autentica richiede un cambiamento di prospettiva: non chiedersi soltanto quale diagnosi abbia uno studente, ma di cosa abbia bisogno per poter stare bene a scuola e per poter apprendere.
Oltre la diagnosi: centralità della persona e ripensamento organizzativo della scuola
Nel corso del convegno è arrivato anche il videomessaggio del vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha ribadito l’impegno del Governo sul fronte della disabilità, ricordando la riforma approvata nel 2024, il piano d’azione triennale e il lavoro svolto anche in sede internazionale, dall’ONU al G7. Tajani ha invitato al superamento di una visione assistenzialista, indicando come obiettivo una piena valorizzazione della persona nella vita quotidiana, nel lavoro, nella scuola e nell’accessibilità. Accanto agli interventi teorici e istituzionali, il convegno ha dato molto spazio alle esperienze concrete. Tra queste, quella della cooperativa sociale Il Granello - Don Luigi Monza, ha raccontato il lavoro quotidiano svolto con persone con disabilità attraverso servizi educativi, residenziali e percorsi di autonomia. Il racconto ha restituito il senso profondo del cosiddetto “progetto di vita”, inteso non come somma di prestazioni o interventi, ma come costruzione condivisa di un percorso personale, fondato su desideri, capacità, relazioni e possibilità reali.
Sul versante del lavoro, Stefano Galegari ha insistito sul valore dell’inserimento professionale come strumento di identità, dignità e cittadinanza attiva, l’esperienza presentata ha mostrato come l’accompagnamento al lavoro delle persone con disabilità funzioni davvero quando istituzioni, cooperative sociali, enti di formazione e aziende operano in rete, senza frammentare i percorsi.
Il progetto Stem Out, dedicato a giovani con autismo inseriti in un percorso di alta specializzazione post-diploma nel settore tecnologico ha rappresentato un esempio di inserimento professionale, dimostrando come anche un’area ad alta competenza, come quella dell’IT, possa diventare terreno di inclusione quando si parte dalle capacità e dai talenti delle persone, invece che dalle loro mancanze.
Laura Santarelli, dedicandosi al tema delle disabilità sensoriali, ha ripercorso le tappe storiche dell’educazione delle persone sorde e ha posto l’accento sulla necessità di riconoscere pienamente il ruolo delle figure professionali dedicate alla comunicazione. Il suo intervento ha richiamato l’attenzione sulle criticità ancora aperte: precarietà degli operatori, disomogeneità territoriale dei servizi e necessità di una scuola davvero capace di rispondere alle diverse modalità comunicative.
Sul piano istituzionale, Francesco Vaia, dell’Autorità garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità ha insistito sulla necessità di costruire un welfare rinnovato, capace di mettere la persona al centro e di accompagnarla lungo tutto l’arco della vita, un welfare che non costringa famiglie e cittadini a muoversi tra sportelli separati e competenze frammentate, ma sappia offrire risposte più coordinate e leggibili. Anche il professor Luigi Mazzone, direttore della Neuropsichiatria infantile del Policlinico Tor Vergata, ha offerto un contributo rilevante, soffermandosi sull’aumento delle diagnosi di disturbo dello spettro autistico e sulla crescente pressione sui servizi sanitari. Mazzone ha parlato apertamente di una “pandemia silenziosa”, sottolineando l’urgenza di investire sulla diagnosi e sulla presa in carico precoce, ma anche di preparare in modo adeguato il sistema alla fase adulta delle persone autistiche, ancora troppo poco strutturata.
Dal mondo delle associazioni è arrivato un forte richiamo al valore della continuità educativa e della comunità, Vincenzo Falabella, presidente della Fish, ha ribadito che una scuola capace di includere è il primo passo per costruire una società capace di includere, sottolineando il valore della tradizione italiana in questo campo, ma anche le criticità tuttora presenti, come la continuità didattica e la necessità di rafforzare formazione e stabilità professionale dei docenti di sostegno.
Oltre le mura scolastiche: reti territoriali, continuità e progetto di vita inclusivo
Analogo il messaggio lanciato dal Forum nazionale del Terzo settore, attraverso l’intervento di Giancarlo Moretti, che ha insistito sul ruolo di famiglie, associazioni e comunità come architrave della comunità educante. L’inclusione, è stato detto, non si esaurisce dentro le mura scolastiche ma riguarda i quartieri, lo sport, il lavoro, i luoghi della cultura e della vita quotidiana. È stato, inoltre, evidenziato come gli enti locali si trovino spesso a dover garantire servizi essenziali in presenza di risorse limitate, con un carico crescente legato al numero degli studenti che necessitano di supporto, un nodo che riporta il tema dell’inclusione sul terreno delle scelte amministrative e finanziarie.
Scuola, sanità, associazionismo, istituzioni e terzo settore, costituiscono una rete che si impegna nella costruzione di risposte nuove per le persone con autismo e con disabilità. Una rete che, tuttavia, richiede maggiore continuità, più coordinamento e una visione capace di accompagnare ogni persona non solo nel tempo della scuola, ma lungo l’intero percorso di vita.
L’ultima consegna simbolica della giornata è andata ai giovani presenti in sala, chiamati a raccogliere il testimone di un impegno che non può fermarsi alla ricorrenza del 2 aprile. Poiché la consapevolezza, da sola, non basta, se non si traduce in cultura, strumenti, politiche e in relazioni capaci di riconoscere davvero il valore di ogni differenza.
