Roma, 25 febbraio 2026 - La Camera dei Deputati ha ospitato la presentazione del Rapporto finale 2025 sulle infrastrutture strategiche e prioritarie, aggiornato al 30 novembre 2025 e predisposto dal Servizio Studi su incarico dell’VIII Commissione. Il documento è stato realizzato in collaborazione con l’Autorità Nazionale Anticorruzione e con il Cresme, e rappresenta la chiusura del monitoraggio annuale sullo stato di attuazione dei principali programmi infrastrutturali nazionali, con particolare attenzione agli interventi finanziati dal PNRR in vista della scadenza del 2026.
Il rapporto è stato reso disponibile in formato cartaceo e pubblicato sul sito della Camera dei Deputati. I dati di dettaglio delle singole opere sono consultabili attraverso il sistema informativo SILOS, che consente l’accesso a dataset in formato aperto e a strumenti di visualizzazione interattiva.
Un monitoraggio consolidato nel tempo
Il presidente della Commissione ha ricordato che l’attività di monitoraggio delle infrastrutture strategiche è svolta dal Servizio Studi dal 2004. Si tratta di un lavoro continuativo, sviluppato in collaborazione con ANAC e Cresme, che nel corso di oltre vent’anni ha costruito una base informativa considerata unica nel panorama nazionale.
Il consigliere Mencarelli del Servizio Studi ha sottolineato che l’edizione 2025 introduce un aggiornamento del formato editoriale, allineato agli standard più recenti dei prodotti del Servizio Studi. Ha inoltre precisato che alcuni dati risentono dei tempi tecnici di aggiornamento delle principali piattaforme informative, in particolare della banca dati Regis, e che l’ultima rimodulazione del PNRR sarà recepita integralmente nell’edizione 2026.
Evoluzione normativa e stratificazione regolatoria
Una parte significativa del rapporto è dedicata all’analisi dell’evoluzione normativa che ha interessato le infrastrutture strategiche negli ultimi venticinque anni. Dal modello della legge obiettivo del 2001 fino agli interventi legati al PNRR e ai commissariamenti, il quadro regolatorio si è progressivamente stratificato.
Secondo il Servizio Studi, questa stratificazione rende complessa l’individuazione di un modello unitario di governance. Manca oggi una definizione normativa chiara delle infrastrutture strategiche prioritarie, al di là delle tradizionali opere di trasporto. L’articolo 39 del nuovo codice dei contratti pubblici prevede un percorso di individuazione attraverso il Documento di Programmazione Strategica, ma non tipizza le categorie di intervento.
Questo elemento, è stato osservato, incide sulla selettività delle scelte e sulla capacità di concentrare le risorse su priorità condivise e stabili nel tempo.
La fase post-PNRR
Un tema ricorrente nel dibattito è stato quello del dopo PNRR. La stagione straordinaria degli investimenti ha determinato un’accelerazione significativa dei processi decisionali e realizzativi. Tuttavia, tale accelerazione si è spesso fondata su strumenti emergenziali, deroghe e commissariamenti.
La questione posta nel corso della presentazione riguarda la capacità di consolidare i risultati raggiunti in un assetto ordinario. Ciò implica il rafforzamento delle competenze amministrative e la definizione di un quadro regolatorio stabile, capace di evitare il ricorso sistematico a strumenti eccezionali.
Il presidente di ANAC, Giuseppe Busia, ha osservato che «serve recuperare l’idea stessa di programmazione, distinguendo ciò che è realmente prioritario da ciò che è contingente». Ha inoltre richiamato l’esigenza di una maggiore chiarezza nella definizione delle opere strategiche.
Il perimetro economico delle opere
L’analisi quantitativa presentata dal Cresme evidenzia che al 30 novembre 2025 il valore complessivo delle infrastrutture strategiche e prioritarie ammonta a 522 miliardi di euro. Si tratta di un incremento rispetto alla rilevazione precedente, pari a circa 39 miliardi.
L’aumento è imputabile principalmente all’avanzamento dei lavori e alla variazione dei prezzi. Le nuove opere inserite incidono in misura limitata sul totale.
Dei 522 miliardi complessivi, 210 miliardi riguardano opere commissariate o finanziate dal PNRR e dal Piano Nazionale Complementare. I restanti 312 miliardi fanno riferimento ad altre infrastrutture strategiche programmate nel corso degli anni.
Copertura finanziaria e fabbisogno residuo
Le risorse disponibili ammontano a 352 miliardi di euro, pari a circa il 67% del valore complessivo. Il fabbisogno residuo si attesta intorno ai 170 miliardi.
La componente pubblica rappresenta la quota prevalente delle risorse disponibili. La parte privata, pur significativa, resta minoritaria. Questo dato ha alimentato una riflessione sulla sostenibilità futura degli investimenti in un contesto caratterizzato dal progressivo esaurimento delle risorse straordinarie del PNRR.
Durante l'evento si è sottolineato che il ricorso al partenariato pubblico-privato richiede competenze tecniche adeguate, in particolare nella valutazione dei piani economico-finanziari e nella corretta allocazione del rischio. La destinazione delle risorse conferma la prevalenza del comparto trasporti. La quota più consistente è assorbita dalla rete ferroviaria, seguita dalla rete stradale e dagli interventi collegati al ponte sullo Stretto.
Porti, aeroporti e sistemi urbani rappresentano una componente rilevante ma quantitativamente inferiore. Le infrastrutture energetiche e altre tipologie di intervento incidono in misura più contenuta sul totale.
Questa concentrazione è stata interpretata come espressione di una strategia orientata al rafforzamento della rete di mobilità nazionale.
Stato di avanzamento delle opere
Il rapporto evidenzia che una parte significativa degli interventi si trova ancora in fase di progettazione. Tuttavia, è aumentato in modo consistente il volume dei lavori in corso.
Rispetto alla rilevazione del 2022, la quota di opere contrattualizzate e avviate è cresciuta in maniera significativa. Questo dato è stato interpretato come effetto diretto dell’accelerazione impressa dal PNRR e dai commissariamenti.
Permane comunque un numero rilevante di progetti nelle fasi iniziali del ciclo di vita, elemento che incide sui tempi complessivi di realizzazione.
Tempi di realizzazione e complessità
Un approfondimento specifico è stato dedicato a dieci grandi opere commissariate, per un valore complessivo di oltre 57 miliardi di euro. L’analisi ha evidenziato tempi di realizzazione particolarmente lunghi, spesso superiori ai quindici o vent’anni.
La durata complessiva di alcune linee ferroviarie ad alta velocità supera i trent’anni, considerando l’intero arco temporale dalla progettazione alla conclusione dei lavori.
Questo elemento è stato ricondotto alla complessità tecnica e procedurale delle grandi opere, nonché alla frammentazione in lotti funzionali.
Distribuzione territoriale
Dal punto di vista geografico, il 48% delle risorse è localizzato nel Centro-Nord, il 37% nel Sud e nelle Isole, mentre la restante quota riguarda opere non attribuibili a una singola area.
Il dato è stato interpretato come coerente con gli obiettivi di riequilibrio territoriale previsti dal PNRR. Tuttavia, alcuni interventi parlamentari hanno evidenziato la specificità delle aree insulari e la necessità di una riflessione dedicata.
È stato richiamato il principio di insularità e l’opportunità di una legislazione europea attenta alle peculiarità territoriali.
Il ruolo dei commissari
Nel corso del dibattito è emerso il tema della proliferazione dei commissari straordinari. Se da un lato il commissariamento ha consentito di accelerare alcune procedure, dall’altro si è posto il problema della frammentazione dei regimi giuridici.
Il presidente Busia ha osservato che «l’eccezione non può diventare la regola» e ha richiamato l’esigenza di capitalizzare le competenze maturate nelle strutture commissariali, evitando la dispersione di esperienze.
È stata inoltre sottolineata la necessità di una regolazione uniforme dei commissari, al fine di garantire coerenza e trasparenza.
Partenariato pubblico-privato e competenze
Un capitolo rilevante della discussione ha riguardato il partenariato pubblico-privato. La prospettiva di una riduzione delle risorse pubbliche rende questo strumento sempre più centrale.
Tuttavia, è stato evidenziato che il PPP funziona solo in presenza di adeguate competenze tecniche. In assenza di una corretta valutazione dei piani economico-finanziari e di una reale allocazione del rischio al soggetto privato, si possono generare inefficienze.
ANAC ha richiamato l’esigenza di centri di competenza e di una qualificazione effettiva delle stazioni appaltanti, soprattutto a livello locale.
La digitalizzazione è stata indicata come elemento strategico per migliorare la programmazione e la gestione delle opere. L’utilizzo del Building Information Modeling e di strumenti di intelligenza artificiale può contribuire a ridurre le varianti in corso d’opera e a migliorare la manutenzione.
Nel corso della presentazione è stato illustrato un assistente digitale sviluppato dal Cresme per facilitare la consultazione del rapporto. Lo strumento consente di interrogare il documento e di ottenere sintesi localizzate.
Questa sperimentazione si inserisce in un percorso più ampio di valorizzazione dei dati e di supporto alle decisioni.
Il mercato delle opere pubbliche
Il rapporto dedica un capitolo all’andamento complessivo del mercato delle opere pubbliche. Negli ultimi anni si è registrato un incremento significativo delle aggiudicazioni.
Prima del 2019 il valore medio annuo si attestava intorno ai 20 miliardi di euro. Nel 2023 si è raggiunto un picco di circa 97 miliardi. Anche il 2025, pur in calo rispetto al 2023, presenta valori superiori alla media storica.
Questo dato è stato interpretato come indicativo di uno sforzo straordinario di modernizzazione.
Dalla presentazione emerge un quadro articolato. Da un lato, l’Italia sta attraversando una fase di investimenti senza precedenti recenti. Dall’altro, permangono criticità legate alla programmazione, alla copertura finanziaria residua e alla definizione delle priorità.
Il fabbisogno di 170 miliardi rappresenta una questione rilevante in un contesto di progressivo rientro delle risorse straordinarie. La definizione di strumenti di programmazione stabili e condivisi appare centrale per garantire continuità agli interventi.
Il rafforzamento delle competenze amministrative, la regolazione dei commissariamenti e l’uso efficace delle tecnologie digitali sono stati indicati come elementi chiave per la fase che si apre. Il monitoraggio svolto dal Servizio Studi, in collaborazione con ANAC e Cresme, costituisce una base informativa utile per orientare le scelte future e per consentire al Parlamento di esercitare un ruolo consapevole nella definizione delle priorità infrastrutturali del Paese.
