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Quale futuro per le casse previdenziali privatizzate: alla Camera il confronto su sostenibilità, investimenti e vigilanza

Nel convegno promosso da Valentina Barzotti il 7 aprile alla Camera, professionisti, tecnici e parlamentari hanno messo al centro criticità strutturali, trasparenza della governance e possibili riforme del sistema delle casse privatizzate.

Martedì 7 aprile 2026, nella Sala del Refettorio della Camera dei deputati, si è svolto il convegno “Quale futuro per le casse previdenziali privatizzate?”, promosso dalla deputata del Movimento 5 Stelle Valentina Barzotti. L’iniziativa ha riunito rappresentanti di diverse categorie professionali, tecnici, accademici e parlamentari, aprendo un confronto articolato sullo stato di salute delle casse privatizzate, sui rischi legati alla loro sostenibilità nel medio-lungo periodo e sulla necessità di rafforzare i controlli pubblici e la trasparenza nella gestione.

L’apertura del confronto: politica in ascolto e prime criticità sul sistema delle casse

Valentina Barzotti, in apertura dei lavori, ha definito l’incontro un momento di ascolto politico su un tema che tocca milioni di cittadini e che riguarda direttamente la tutela del risparmio previdenziale. La parlamentare, ha evidenziato l’attività ispettiva condotta dal Movimento 5 Stelle su alcune vicende ritenute particolarmente rilevanti, tra cui il coinvolgimento di casse previdenziali nell’operazione MPS-Mediobanca e il caso del Fondo Casella, sottolineando come, anche dall’opposizione, vi sia la volontà di contribuire in modo concreto a una materia considerata di interesse pubblico. Nel corso dell’incontro - moderato dal vicepresidente del CIEPP Vincenzo Campo e con una prima introduzione affidata a Stefano Ticozzelli - Walter Palumbo ha ricordato la nascita del CIEPP, realtà che raccoglie rappresentanti di medici, avvocati, farmacisti, infermieri, giornalisti e agenti di commercio. Palumbo ha spiegato che l’obiettivo del CIEPP è quello di costruire un’interlocuzione stabile con le istituzioni riguardo il futuro delle pensioni delle categorie coinvolte, lamentando, tuttavia, la mancata audizione presso la Commissione parlamentare di vigilanza, nonostante le richieste avanzate negli ultimi anni.
Stefano Ticozzelli ha insistito sulla perdurante mancanza di ascolto nei confronti degli iscritti e ha richiamato l’attenzione sulla distanza, a suo giudizio crescente, tra le esigenze dei contribuenti e il comportamento delle organizzazioni sindacali, ritenute non sufficientemente vicine alle istanze della base. Il suo contributo ha fatto da cornice a una serie di interventi che, pur riferiti a singole casse, hanno restituito un quadro complessivo caratterizzato da preoccupazioni comuni: sostenibilità futura, opacità degli investimenti, costi della governance e adeguatezza delle prestazioni.

Le criticità delle casse tra governance, sostenibilità e trasparenza

Sul versante dell’Enpam è intervenuto Giansalvo Sciacchitano, consigliere di amministrazione dell’ente, il quale ha messo in luce il nodo politico e istituzionale della previdenza professionale, osservando come le pensioni dei dipendenti pubblici e privati siano gestite direttamente dallo Stato, mentre quelle dei professionisti iscritti agli ordini siano affidate a casse autonome. Secondo Sciacchitano, una delle criticità centrali riguarda l’assenza di requisiti stringenti di competenza per amministratori e revisori, nonostante la gestione di patrimoni miliardari. Nel suo intervento ha richiamato il tema dei compensi degli organi di vertice, evidenziando una forte sproporzione tra gli emolumenti di alcune casse e quelli riconosciuti ad altri enti pubblici di maggiori dimensioni. Da qui, la proposta di una riforma che riporti la previdenza professionale sotto un controllo pubblico più diretto oppure, in alternativa, introduca regole omogenee per tutte le casse, a partire da criteri uniformi di nomina e verifica delle competenze.

Renata Trombi, intervenendo per Enpapi, ha contestato la scelta attribuita all’attuale governance di destinare il contributo integrativo alla gestione dell’ente anziché ai montanti individuali degli iscritti, sostenendo che questa decisione produrrebbe effetti negativi sulle pensioni future degli infermieri. Ha poi richiamato l’attenzione sulla mancata pubblicazione dei verbali, sulle irregolarità riscontrate nelle procedure elettorali del 2024 e sul successivo commissariamento ad acta disposto dai ministeri vigilanti per ripetere le elezioni.

Sul fronte Inpgi, Simone Massetti ha collegato il tema previdenziale alla profonda trasformazione del lavoro giornalistico. I dati illustrati mostrano che, attualmente, il 74% dell’informazione professionale sarebbe prodotto da lavoratori autonomi con redditi medi molto bassi, compresi tra gli 11mila e i 17mila euro lordi annui. Massetti ha ricordato il passaggio dell’Inpgi 1 all’Inps, spiegando che la gestione, rimasta in capo all’istituto, riguarda soprattutto autonomi e collaboratori, una platea ampia ma economicamente fragile. Infine, ha denunciato la mancata pubblicazione delle proiezioni attuariali di lungo periodo e l’aumento dei costi del personale, nonostante il ridimensionamento della struttura successivo al trasferimento della gestione principale all’Inps.

In merito al rapporto tra sostenibilità e investimenti, Paolo Rosa, presidente di Cassa Forense,  ha ricondotto - nel progressivo deterioramento del rapporto tra iscritti attivi e pensionati - uno dei principali rischi per il futuro delle casse. Rosa ha ricordato che, in un sistema a ripartizione, la riduzione del numero dei contribuenti rispetto ai pensionati impone di utilizzare in misura crescente prima i rendimenti patrimoniali e poi il patrimonio stesso, con il rischio di arrivare, nel tempo, a un esaurimento delle risorse. Pertanto, ha richiamato il nodo del Decreto Investimenti, atteso dal 2011, e la questione dell’applicazione del Codice degli appalti alle scelte di investimento delle casse, sostenendo che la trasparenza nelle procedure non possa più essere rinviata.

Le proposte di riforma e il nodo politico del futuro previdenziale

Lucia Ciampi per Enasarco, ha posto al centro il tema dei “silenti”, ossia gli ex agenti di commercio che non raggiungono il requisito minimo contributivo necessario per maturare la pensione. Secondo quanto riferito, si tratterebbe di una platea molto ampia, composta in larga parte da lavoratori con carriere discontinue, donne e soggetti più fragili, i cui versamenti non si trasformano in una prestazione previdenziale. Ciampi ha descritto un sistema caratterizzato da costi elevati della governance, procedure elettorali contestate e regole contributive ritenute penalizzanti per i redditi più bassi.

Secondo Alessandra Lo Balbo, il doppio obbligo contributivo che grava sui dipendenti del settore, tenuti a versare sia all’Inps sia all’Enpaf, rappresenta un impianto normativo ormai superato dai cambiamenti del mercato, in cui la maggioranza dei farmacisti esercita come lavoratore subordinato e non più come titolare di farmacia. La relatrice ha ricordato l’esistenza di una proposta di legge finalizzata a superare questa condizione, collegando il tema previdenziale alla più ampia crisi del comparto, segnata da condizioni contrattuali difficili e da un crescente abbandono della professione. L’eurodeputato del M5S Pasquale Tridico ha proposto una riflessione, osservando che l’Italia presenta un numero di casse professionali superiore a quello di molti altri Paesi europei e che la natura monocategoriale di questi enti ne accresce la fragilità rispetto a shock demografici, trasformazioni del lavoro e innovazione tecnologica. 

Per Tridico, una possibile risposta potrebbe essere l’unificazione delle 20 casse in un unico ente interprofessionale, capace di generare economie di scala e di compensare gli squilibri tra categorie diverse. L’ex presidente dell’Inps ha criticato il fatto che circa metà degli asset delle casse sia investita all’estero, anziché essere indirizzata al sistema produttivo nazionale, e ha ribadito che la sostenibilità complessiva della previdenza dipende anche dalla lotta all’evasione contributiva, dall’emersione del lavoro irregolare e da una gestione regolare e inclusiva dei flussi migratori.

Gaetano Barone, per la Cipag, ha definito la situazione dei geometri come particolarmente complessa, parlando di contribuzioni minime elevate, pensioni basse, rivalutazioni considerate insufficienti e proiezioni attuariali che, a suo giudizio, non rifletterebbero adeguatamente i dati reali della categoria. Nel suo intervento ha denunciato rendimenti patrimoniali ritenuti modesti, possibili conflitti di interesse negli incarichi e criticità nelle regole di accesso e uscita dal sistema. Il professor Massimo Angrisani, dell’Università La Sapienza di Roma, ha invece spostato il focus sulla metodologia attuariale, sostenendo che la vera misura della sostenibilità non possa essere il solo patrimonio dichiarato, bensì il debito previdenziale attualizzato. In questo quadro ha contestato le impostazioni tecniche di alcune riforme previdenziali e ha richiamato la necessità di valutazioni attuariali rigorose e verificabili.

Nella parte conclusiva del convegno sono intervenuti i parlamentari del Movimento 5 Stelle: Elisa Pirro e Dario Carotenuto. Pirro, componente della Commissione di vigilanza sugli enti previdenziali, ha confermato che la Commissione sta svolgendo un approfondimento sulla sostenibilità delle casse attraverso questionari e richieste di dati, con l’obiettivo di individuare parametri chiari per distinguere gli enti in equilibrio da quelli esposti a maggiori criticità. Carotenuto, capogruppo M5S in Commissione Lavoro alla Camera ha, invece, insistito sulla necessità di considerare i patrimoni delle casse come risorse appartenenti agli iscritti e non come strumenti da impiegare in operazioni finanziarie rischiose. Da qui la richiesta di rafforzare i poteri di vigilanza e di riportare il tema all’interno di una più ampia discussione politica sul futuro del welfare e del lavoro professionale.


Dal confronto svoltosi alla Camera è emerso un quadro composito ma coerente: da un lato, le singole categorie hanno portato all’attenzione criticità specifiche, dall’altro è apparsa con chiarezza l’esistenza di problemi trasversali che riguardano sostenibilità, trasparenza, governance e adeguatezza delle prestazioni future. Il convegno non ha offerto una soluzione univoca, ma ha messo in evidenza alcune direttrici di riforma che tornano con forza nel dibattito: regole omogenee tra le casse, controlli più incisivi, investimenti più trasparenti, una verifica più severa dei bilanci attuariali e, sullo sfondo, l’ipotesi di una razionalizzazione o unificazione del sistema. Temi che, alla luce degli interventi ascoltati, sembrano destinati a restare centrali nella discussione politica e istituzionale dei prossimi mesi.

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