La presentazione del libro “Ecosistema del farmaco” ha riunito istituzioni, mondo scientifico, industria, professioni sanitarie e rappresentanze civiche, ponendo al centro la necessità di superare una lettura frammentata del farmaco e di ricondurlo entro una visione sistemica, nella quale tutela della salute, capacità produttiva, innovazione, accesso alle cure e coesione territoriale risultano strettamente interconnessi.
Presso il Senato della Repubblica si è svolta la presentazione del libro: “Ecosistema del Farmaco”, a cura di Claudio Cricelli e Federico Serra; un’occasione di approfondimento istituzionale dedicata al rapporto tra salute pubblica, innovazione terapeutica, filiera industriale, programmazione sanitaria e responsabilità politica. L’incontro - al quale hanno preso parte rappresentanti delle istituzioni nazionali del Ministero della Salute, delle Regioni, dell’AIFA, del mondo accademico, dell’industria farmaceutica, della medicina generale, della farmacia territoriale e delle organizzazioni civiche – ha rappresentato una riflessione sul ruolo del farmaco all’interno del sistema nazionale, ricollocandolo in una dimensione che non riguarda soltanto l’efficacia clinica, ma investe l’equità nell’accesso alle cure, la tenuta del Servizio sanitario nazionale, la continuità delle filiere produttive e la capacità dell’Europa di ridurre le proprie dipendenze strategiche.
La salute come investimento: la prospettiva istituzionale
L’interpretazione proposta dagli autori, Claudio Cricelli e Federico Serra, si fonda sull’idea che il farmaco non possa più essere considerato come una voce isolata all’interno delle politiche sanitarie, poiché la sua funzione si definisce pienamente soltanto se viene letta dentro una rete di relazioni che comprende prevenzione, diagnosi, innovazione, produzione, regolazione, prossimità territoriale, dati clinici e sostenibilità sociale. La pandemia è stata definita come il momento che ha reso evidente la vulnerabilità europea sul piano dell'autonomia sanitaria e industriale. Da quell'esperienza, secondo i relatori, dovrebbe emergere una consapevolezza nuova: la salute non è una voce di costo, ma una componente strutturale della sicurezza collettiva e della competitività di un paese.
Nel suo intervento, Claudio Cricelli ha insistito sul valore del termine “ecosistema”, osservando come la salute non possa essere separata in comparti chiusi e autosufficienti. Il tema delle disuguaglianze è stato ricondotto non soltanto alla questione del costo del medicinale o dei meccanismi di compartecipazione alla spesa, ma anche alla ricomposizione dell’intera filiera sanitaria, in quanto la frammentazione dei percorsi produce differenze sostanziali nell’effettiva fruibilità dei trattamenti.
La riflessione proposta nel volume, ha spiegato Federico Serra, non offre soluzioni definitive, bensì una prospettiva capace di ricomporre interessi scientifici, economici e politici all’interno di un quadro nel quale la salute non segue passivamente il mercato, ma si orienta in misura crescente con le scelte pubbliche e private.
Il senatore Guido Liris, ha ricondotto il tema del farmaco e della ricerca entro la più ampia cornice della programmazione economico -finanziaria dello Stato, sottolineando come la spesa sanitaria debba essere letta sempre più come investimento e non esclusivamente come costo corrente, in quanto dalla qualità della prevenzione, della ricerca e dell’accesso alle cure dipende la capacità di una nazione di mantenere coesione sociale, produttività e presenza istituzionale nei territori.
Liris ha evidenziato il valore del sistema italiano, osservando la fase di forte pressione che è chiamato ad affrontare, resa ancora più delicata dall’aumento dei bisogni sanitari, dalla necessità di garantire la sostenibilità dei conti pubblici e dalle persistenti disparità che interessano non soltanto il tradizionale divario tra aree del Paese, ma anche le differenze interne alle singole regioni, soprattutto nelle zone montane, nelle aree interne e nei contesti più periferici, dove la distanza dai servizi sanitari si traduce spesso in marginalità e spopolamento.
Il farmaco nell'ecosistema sanitario: ricerca, governance e autonomia strategica
Il presidente Massimiliano Fedriga ha collocato il tema del farmaco e dell’approvvigionamento dei principi attivi in una prospettiva europea e geopolitica. Fedriga ha messo in luce il rischio connesso alla dipendenza da Paesi terzi, osservando come la vulnerabilità non riguardi soltanto le fasi più avanzate della ricerca, ma investa anche la produzione di base e l’accesso alle materie prime, con implicazioni dirette sul diritto alla salute dei cittadini europei. In tale cornice, la necessità di rafforzare politiche di reshoring e nearshoring è stata indicata come una priorità strategica, poiché la tutela della salute richiede anche una più solida capacità di autonomia industriale.
Nell’ambito della governance sanitaria, Francesco Mennini, capo del Dipartimento della Programmazione sanitaria del Ministero della Salute, ha illustrato il percorso avviato dal Ministero insieme agli enti vigilati, in particolare AIFA e Agenas, per superare un approccio limitato alla sola misurazione della spesa e orientare, invece, le politiche verso una valutazione più ampia del valore delle tecnologie sanitarie. Tra i temi trattati in questo ambito figurano il riassetto del fondo per i farmaci innovativi, l’attenzione riservata agli antibiotici reserve nel contrasto all’antimicrobico-resistenza, l’incremento dei tetti di spesa e il lavoro in corso con il MEF e con le istituzioni europee affinché alcune voci, oggi classificate come spesa, possano essere lette nella prospettiva dell’investimento. Mennini ha, inoltre, posto l’accento sull’importanza dei dati e delle evidenze, poiché soltanto una conoscenza più precisa dei percorsi terapeutici e dei fabbisogni può consentire una programmazione appropriata, uniforme e realmente orientata agli esiti.
Una riflessione sul sistema è stata, successivamente, sviluppata da Walter Ricciardi, il quale ha evidenziato il disallineamento esistente tra l’elevata qualità della produzione scientifica italiana e la difficoltà, a livello nazionale ed europeo, di trasformare tale patrimonio in scelte politiche e amministrative capaci di operare su orizzonti lunghi. Ricciardi ha messo in evidenza la necessità di una leadership in grado di governare la complessità, di costruire integrazione tra i diversi settori e di tradurre in strumenti operativi quanto viene elaborato in sede scientifica e comunitaria, osservando come i sistemi sanitari, proprio perché interdipendenti e multisettoriali, richiedano oggi una capacità di coordinamento e di visione che non può essere affidata a logiche frammentate o a cicli decisionali troppo brevi.
Sul versante della ricerca, Andrea Lenzi ha ribadito il ruolo della ricerca pubblica quale presupposto essenziale della sicurezza sanitaria e farmaceutica, richiamando il carattere universale della scienza e la sua naturale vocazione al dialogo, alla cooperazione e alla condivisione della conoscenza. il rafforzamento degli ecosistemi della ricerca non è stato letto in termini di chiusura o di separatezza, bensì come capacità di consolidare una rete nazionale ed europea più robusta, entro la quale la produzione scientifica possa dialogare stabilmente con la sanità pubblica, con il sistema industriale e con i processi decisionali. Nella medesima linea si è collocato l’intervento di Giuseppe Novelli, che ha richiamato l’importanza crescente del rapporto tra DNA, dati, biotecnologie e potere regolatorio, evidenziando come la farmacogenetica, le biobanche e l’uso strutturato dei dati clinici siano destinati a incidere sempre più profondamente sul modo in cui i farmaci vengono sviluppati, valutati e utilizzati.
L’attenzione ai mutamenti epidemiologici e alle nuove esigenze di cura è emersa con particolare chiarezza nell’intervento del professor Carruba, che ha richiamato il caso dell’obesità quale esempio di patologia cronica, recidivante e ad alto impatto sistemico, nella quale la disponibilità di terapie efficaci apre questioni rilevanti sul piano dell’appropriatezza, della prevenzione, della sostenibilità e dell’equità di accesso. Il riferimento a questa condizione ha consentito di ricondurre il dibattito a una dimensione concreta, nella quale l’innovazione farmacologica pone il decisore pubblico di fronte alla necessità di definire criteri chiari di utilizzo e di presa in carico, specialmente quando la malattia colpisce in misura maggiore i contesti socialmente più fragili.
Silvestro Scotti, segretario generale della FIMMG, ha sottolineato come il farmaco, se estratto dal contesto della presa in carico e inserito in meccanismi burocratici non coerenti con la pratica clinica, finisca per perdere efficacia sistemica, mentre i medici di medicina generale si trovano a gestire liste d’attesa, piattaforme non interoperabili, piani terapeutici complessi e una crescente domanda di prossimità da parte di pazienti sempre più fragili e informati. Nella stessa direzione, il presidente della SIMG Alessandro Rossi ha evidenziato come la terapia farmacologica non possa essere ridotta a un atto meccanico di prescrizione, poiché essa si compie pienamente soltanto dentro una relazione di fiducia, di spiegazione e di accompagnamento, soprattutto in un contesto nel quale l’accesso diffuso alle informazioni digitali modifica il comportamento dei cittadini e impone ai professionisti una nuova capacità di orientamento.
Accesso, industria e partecipazione: le voci del sistema
Pierluigi Russo, direttore tecnico-scientifico di AIFA, ha sottolineato l’esigenza di alleggerire gli oneri burocratici privi di effettiva utilità clinica, con particolare riferimento a piani terapeutici e strumenti prescrittivi che nel tempo si sono spesso trasformati in adempimenti formali. Russo ha ribadito che il monitoraggio della spesa resta una funzione imprescindibile dell’Agenzia, ma ha sostenuto, al tempo stesso, che il governo clinico e la valutazione dell’appropriatezza richiedono un salto di qualità, da realizzarsi attraverso un utilizzo più evoluto dei dati, un maggiore coinvolgimento delle Regioni e una lettura degli esiti che consenta di superare approcci meramente quantitativi. Il riferimento alle persistenti disomogeneità territoriali nell’accesso ai farmaci ha confermato, anche da questo punto di vista, la centralità della dimensione sistemica richiamata dal titolo del volume.
Il presidente di Egualia ha ricordato il ruolo dei farmaci equivalenti nella liberazione di risorse a favore del Servizio sanitario nazionale e ha posto l’attenzione sui rischi derivanti dall’attuale dipendenza dall’estero per i principi attivi, nonché sull’impatto dei costi logistici e delle tensioni internazionali sulla continuità produttiva. Nel medesimo quadro, il direttore generale di Farmindustria ha ricondotto il valore del comparto a tre dimensioni strettamente integrate, quella sanitaria, quella economica e quella della sicurezza nazionale, osservando come la competitività dell’industria farmaceutica italiana rappresenti un fattore abilitante non soltanto per la crescita e l’occupazione, ma anche per la concreta disponibilità di cure innovative e per la resilienza del Paese di fronte agli shock globali. Da entrambe le rappresentanze è emersa la richiesta di una cornice normativa e programmatoria che accompagni la produzione, valorizzi la capacità già esistente nel Paese e consenta di affrontare il tema della sovranità farmaceutica in modo strutturale e non episodico.
In relazione al ruolo della farmacia territoriale e alla dimensione civica dell’accesso alle cure, Eugenio Leopardi, presidente di Utifar, ha richiamato la funzione della farmacia come presidio diffuso del Servizio sanitario nazionale, soprattutto nei territori più fragili, nelle aree interne e nei piccoli centri, nei quali la presenza di una farmacia rappresenta spesso il punto più immediato di contatto tra cittadino e sistema pubblico. Il tema del costo sociale dell’accesso ai medicinali, soprattutto quando il loro ritiro comporta spostamenti lunghi e complessi, è stato indicato come una componente non secondaria della sostenibilità, poiché la reale accessibilità del farmaco dipende anche dalla prossimità dei luoghi di erogazione.
Annalisa Mandorino, segretaria generale di Cittadinanzattiva, ha sottolineato la necessità di riconoscere ai cittadini un ruolo pieno all’interno dei processi di salute, non limitato alla dimensione del destinatario finale delle politiche ma esteso alla partecipazione, all’alfabetizzazione sanitaria, al consenso informato e alla gestione consapevole dei dati. Il richiamo alla democrazia sanitaria, alla sovranità dei dati e alla cooperazione tra pubblico, privato e società civile ha consentito di collocare la discussione su un ulteriore piano, nel quale l’ecosistema del farmaco viene interpretato anche come spazio di corresponsabilità e di costruzione condivisa delle decisioni.
Verso un ecosistema permanente: l'Health Ecosystem Institute e le prospettive future
Infine, è stata annunciata la costituzione dell’Health Ecosystem Institute, iniziativa promossa da Claudio Cricelli e Federico Serra con l’obiettivo di rendere stabile e continuativo il confronto su questi temi, accompagnandolo a una nuova rivista di analisi e approfondimento dedicata ai rapporti tra salute, scienza, politiche pubbliche e trasformazioni globali. L’annuncio ha rappresentato la naturale prosecuzione dei contenuti emersi durante la presentazione del volume, poiché l’intera giornata ha mostrato come il tema del farmaco richieda ormai luoghi permanenti di elaborazione, capaci di mettere in relazione competenze scientifiche, decisori pubblici, professioni sanitarie, imprese e rappresentanze civiche.
Affinché l’innovazione terapeutica possa tradursi in beneficio collettivo è necessario superare una lettura settoriale del farmaco e ricondurlo entro una visione integrata, nella quale diagnosi, terapia, innovazione, filiera industriale, regolazione, assistenza territoriale, accessibilità e diritti dei cittadini concorrano alla definizione di una politica della salute più coerente con la complessità del presente. La salute non costituisce un comparto separato, bensì un’ infrastruttura strategica del Paese, essenziale per la sua tenuta sociale, produttiva e democratica.
