Petrolio, gas, mercato elettrico e scenario macroeconomico al centro del convegno annuale dell'AIEE, in un anno segnato dal blocco dello stretto di Hormuz e dalle nuove tensioni geopolitiche in Medio Oriente.
Il convegno annuale dell'AIEE - Associazione Italiana Economisti dell'Energia - dedicato a Il settore energetico nel 2025 e le prospettive per il 2026 si è tenuto il 16 aprile 2026 a Roma. L'appuntamento, giunto a oltre vent'anni di storia, ha riunito operatori, analisti, manager e rappresentanti delle principali realtà del comparto energetico italiano ed europeo. Nel corso della giornata l'associazione ha anche consegnato il Premio Energia Sostenibile "Edgardo Curcio" 2025, attribuito alla memoria di Marco Peruzzi, storico manager di Edison. I lavori si sono articolati in una sessione analitica sui principali comparti - petrolio, gas naturale, mercato elettrico e scenario macroeconomico - e in una tavola rotonda dedicata al tema della transizione energetica, moderata da Guido Bortoni, presidente di CESI e vicepresidente AIEE.
Il Premio Energia Sostenibile "Edgardo Curcio"
Ad aprire la cerimonia è stato Carlo Di Primio, presidente onorario dell'AIEE, il quale ha ricordato Marco Peruzzi come una figura di riferimento per il mondo dell'energia, in grado di trasmettere nel corso della carriera una visione fondata su competenza, professionalità e rispetto per le idee altrui.
A ricevere il premio è stato il figlio, Francesco Peruzzi, il quale ha condiviso il riconoscimento con Edison - presente all'evento con l'amministratore delegato Nicola Monti - e con tutte le persone che hanno lavorato accanto al padre. La presenza dell'azienda e di molti colleghi ha conferito alla consegna del premio un carattere collettivo, come riconoscimento a un modo di intendere il lavoro nel settore energetico fondato sulla responsabilità e sulla capacità di costruire relazioni durature.
Vito Pastore, direttore Relazioni Esterne e Programmazione Strategica del GSE, ha sottolineato nel suo saluto che la transizione energetica, prima ancora di essere un processo tecnologico o regolatorio, è una sfida che riguarda la qualità delle persone che la guidano.
Come ha sottolineato Di Primio nel suo intervento introduttivo, l’appuntamento AIEE rappresenta sin dai primi anni Duemila un momento ricorrente di analisi dei diversi settori energetici, dell’anno appena trascorso e delle prospettive con cui si apre quello nuovo, sia dal punto di vista dei mercati sia sul piano delle ricadute economiche nazionali e internazionali. Ma nel 2026 il contesto è ancora più delicato: la guerra in Medio Oriente, il blocco dello stretto di Hormuz e le criticità che si stanno manifestando sui mercati del petrolio e del gas hanno riportato con forza al centro del dibattito pubblico il tema della sicurezza energetica.
Secondo il presidente onorario dell’AIEE, le difficoltà emerse in questi primi mesi dell’anno hanno reso particolarmente attuale il confronto tra operatori e analisti, in quanto in Europa si stanno manifestando rischi concreti per la copertura del fabbisogno, soprattutto per alcuni prodotti come jet fuel e gasolio, mentre aumentano le preoccupazioni per le possibili conseguenze sull’economia. Da qui la necessità di un confronto ampio, capace di tenere insieme i dati di mercato, le dinamiche geopolitiche e le possibili misure di policy.
In una fase segnata da forti tensioni internazionali e da un’accelerazione dei cambiamenti tecnologici, analizzare insieme petrolio, gas naturale, mercato elettrico e prospettive economico - finanziarie significa costruire chiavi di lettura indispensabili per comprendere la realtà. Ancora di più, ha aggiunto Pastore, in un passaggio storico in cui l’Italia e l’Europa sono impegnate contemporaneamente sulla diversificazione delle fonti, sulla sicurezza degli approvvigionamenti e sulla gestione delle ricadute industriali della transizione.
La transizione energetica non può più essere considerata soltanto una sfida ambientale. È ormai, in modo sempre più evidente, anche una questione industriale, economica e competitiva. Riguarda cioè l’intero sistema Paese, dalle imprese ai cittadini, dagli operatori pubblici ai professionisti del settore.
Pertanto, ha espresso apprezzamento per la scelta dell’AIEE di affiancare all’analisi tecnica e strategica anche un momento dedicato al valore umano della trasformazione, attraverso il premio intitolato a Edgardo Curcio. Ricordare figure che hanno messo le proprie competenze al servizio dell’energia significa ribadire che nei processi di trasformazione sono le persone a fare davvero la differenza.
Il quadro petrolifero: Hormuz e la crisi che avanza
Rita Pistacchio, responsabile Rilevazione e Analisi di Unem, ha aperto i lavori con la relazione sul comparto petrolifero. Il petrolio si è confermato, nel 2025, la prima fonte di energia in Italia, con un ruolo essenziale nella mobilità aerea, navale e stradale. I carburanti liquidi restano centrali nel trasporto su strada, attestandosi sui livelli di dieci anni fa, mentre il percorso di decarbonizzazione procede soprattutto attraverso la crescita dei biofuel. Segnali di difficoltà strutturale arrivano invece dalla petrolchimica, in crisi non solo in Italia, e dal comparto dei bunkeraggi, alle prese con il recepimento delle nuove normative SECA.
Le difficoltà, ha spiegato, si estendono anche al comparto dei bunkeraggi, alle prese sia con l’adeguamento dei prodotti alle nuove normative SECA entrate in vigore, sia con il permanere di rotte di navigazione che favoriscono i porti esteri. In parallelo, ha osservato, i carburanti stradali e il jet fuel continuano a mostrare segnali di rafforzamento.
Il dato più allarmante riguarda gli effetti del blocco dello stretto di Hormuz, chiuso da fine febbraio. Secondo Pistacchio, la chiusura del passaggio sta producendo effetti crescenti sul 2026, profilando una crisi energetica dalle dimensioni eccezionali. Le conseguenze non si limitano ai prezzi delle fonti energetiche, ma si estendono agli approvvigionamenti di prodotti e materie prime fondamentali per l'industria e per l'alimentazione globale, con ricadute immediate sulle quotazioni internazionali e un elemento ulteriore di instabilità in un contesto già fragile.
L'analisi del gas naturale è stata affidata a Giuliana Rotta, responsabile Affari regolatori di Proxigas. Nel 2025 la domanda di gas in Italia è aumentata di quasi il 2%, passando da 62,2 a 63,4 miliardi di metri cubi. A trainare la crescita è stato il settore termoelettrico, chiamato a compensare la minore produzione idroelettrica e il minore import di elettricità, mentre i consumi civili e industriali si sono mantenuti sostanzialmente stabili. Una dinamica analoga si riscontra a livello europeo.
Rotta ha evidenziato il ruolo strategico dell'approvvigionamento da Sud tramite gasdotto - in particolare da Nord Africa e Azerbaijan, che coprono circa il 50% della supply - mentre il GNL rappresenta la seconda fonte con una quota del 24%. Le previsioni per il 2026 indicano una domanda in lieve ulteriore crescita, in condizioni climatiche normali.
Dopo la forte flessione registrata durante gli anni più duri della crisi innescata dal conflitto tra Russia e Ucraina, il consumo di gas ha mostrato una forte resilienza e continua a rivelarsi difficilmente sostituibile nei settori in cui trova impiego. Da qui la necessità, per l'Italia, di valorizzare il proprio sistema di approvvigionamento, già oggi molto diversificato, e l'elevato livello di riempimento degli stoccaggi, continuando a investire sulle rotte di importazione e sui contratti di lungo termine, anche per rafforzare la posizione del Paese come hub energetico del Mediterraneo.
Mercato elettrico: rinnovabili in crescita, ma il ritmo è ancora lento
Andrea Villa, responsabile Affari normativi di Elettricità Futura, ha illustrato l'evoluzione del mercato elettrico italiano. Nel 2025 i consumi sono risultati sostanzialmente stabili, con una lieve riduzione dello 0,2% e un calo più marcato nei consumi industriali, scesi dello 0,7%. Il profilo del settore industriale è tuttavia in cambiamento: alcuni comparti come l'alimentare sono cresciuti, mentre altri hanno ridotto sensibilmente la propria domanda elettrica, anche per effetto dei processi di deindustrializzazione.
Tra il 2021 e il 2025 il mix energetico europeo si è trasformato in modo marcato a favore delle rinnovabili. In Italia la capacità da fonti rinnovabili è passata da 58 a 84 GW, crescita trainata soprattutto dal fotovoltaico, accelerato dopo la crisi ucraina.
Il confronto con la Germania - che nel 2025 ha raggiunto i 200 GW - mostra però come il ritmo della decarbonizzazione italiana resti più lento rispetto ai principali partner europei. Secondo Villa, strumenti come le aste dimostrano che lo sviluppo delle rinnovabili non solo favorisce la transizione ecologica, ma contribuisce a ridurre i prezzi dell'energia e ad aumentare la competitività del sistema Paese.
Gabriele Moltrasi, responsabile Affari regolatori di AIGET, ha descritto un sistema energetico italiano avviato verso un modello sempre più liberalizzato ma anche più complesso, che si sviluppa dentro una sequenza continua di shock geopolitici. Il gas naturale, ha osservato, continua a svolgere un ruolo strutturale nel mix europeo, e le tensioni recenti hanno reso ancora più evidente l'importanza della sicurezza degli approvvigionamenti e della capacità regolatoria di garantire flessibilità senza compromettere il mercato.
Lo scenario macroeconomico: quando la geopolitica riscrive le previsioni
Ciro Rapacciuolo, del Centro Studi Confindustria, ha chiuso la prima sessione con l'analisi dello scenario macroeconomico italiano. Prima dell'escalation della guerra in Iran, l'economia italiana mostrava segnali migliori delle attese: l'industria appariva in fase di stabilizzazione, servizi e costruzioni continuavano a crescere, i consumi proseguivano una moderata espansione.
Il quadro internazionale era già segnato da tensioni rilevanti - commercio globale più frammentato, nuove tariffe statunitensi penalizzanti per l'export, aumento delle importazioni cinesi verso cui l'Europa risulta vulnerabile - ma le prospettive erano relativamente gestibili.
Da marzo, però, la situazione è peggiorata: la guerra in Medio Oriente ha riportato al centro il rischio di uno shock energetico globale, con possibili ripercussioni non soltanto sulle fonti energetiche ma anche sulla disponibilità di beni intermedi per l’industria europea.
In Italia, ha osservato Rapacciuolo, i prezzi collegati all’energia sono già in salita e l’incertezza è aumentata sensibilmente. In tutta Europa si è allargato il gap dei prezzi energetici rispetto agli Stati Uniti, e gli scenari elaborati dal Centro Studi Confindustria mostrano con chiarezza che quanto più il conflitto si prolungherà, tanto più la crescita italiana sarà esposta a rischi e l’inflazione tenderà ad aumentare.
La tavola rotonda: dalla robustezza alla resilienza
La seconda parte del convegno è stata dedicata alla tavola rotonda dal titolo “La transizione energetica, trasformazione o cosa?”, moderata da Guido Bortoni, presidente di CESI e vicepresidente AIEE. Al confronto hanno partecipato Luca Dal Fabbro, presidente di Utilitalia, Pier Lorenzo Dell’Orco, presidente di Proxigas, Nicola Monti, amministratore delegato di Edison e vicepresidente di Elettricità Futura, e Gianni Murano, presidente di Unem.
Dal confronto è emersa una convinzione condivisa: la domanda di energia è in crescita costante, segnale strettamente legato allo sviluppo economico e all'aumento del benessere. In Europa diventa però sempre più necessario gestire in modo integrato tutti i vettori energetici - elettricità, gas e prodotti raffinati - in un continente che dispone di risorse primarie limitate. La vera sfida è ridurre le dipendenze esterne non solo dalle materie prime, ma anche dalle tecnologie, una lezione appresa duramente con la crisi energetica del biennio 2021-2022 e rilanciata oggi dalle nuove tensioni.
Se in passato i sistemi energetici erano pensati per resistere a condizioni relativamente prevedibili, oggi devono essere in grado di reagire e riprendersi da eventi inattesi, sempre più frequenti e complessi, dai grandi shock di mercato agli attacchi cyber. La resilienza, secondo i relatori, si costruisce attraverso una maggiore integrazione tra i diversi vettori energetici, chiamati a funzionare come sistemi di backup reciproco per garantire continuità anche in caso di crisi in uno dei segmenti del sistema.
Dal Fabbro ha indicato come priorità le gare idroelettriche e le concessioni gas, e ha indicato due opportunità concrete: il repowering degli impianti eolici esistenti, sfruttando infrastrutture e connessioni già disponibili, e una più avanzata integrazione energetica europea, fino a ipotizzare investimenti comuni nel revamping del nucleare francese in cambio di una quota dell'energia prodotta.
Dell'Orco ha invece insistito sul pragmatismo come metodo: se i numeri mostrano che una completa elettrificazione degli usi domestici nei tempi previsti non è realistica, questo va riconosciuto con chiarezza, costruendo percorsi di transizione coerenti e difendendo il valore della filiera italiana del gas.
Nicola Monti ha allargato il ragionamento a una dimensione globale. Il tema energetico, ha osservato, non può essere letto soltanto dentro i confini del bilancio e della competitività europea. Il sistema energetico mondiale è sempre più interconnesso, sia nei flussi fisici sia nelle dipendenze tecnologiche.
È necessario guardare anche alla crescita della domanda nel resto del mondo: in Africa circa un miliardo di persone non ha ancora accesso all’energia, mentre oltre un miliardo di persone, soprattutto in India, presenta consumi pro capite molto inferiori ai livelli europei. Anche una crescita parziale di questi consumi avrebbe effetti enormi sulla domanda globale di energia. Da qui la necessità, secondo Monti, di impostare gli obiettivi europei in modo che possano avere un impatto anche extraeuropeo, facendo dell’Europa non solo un’area che riduce le proprie emissioni, ma un attore capace di orientare modelli di sviluppo più sostenibili su scala più ampia.
A concludere il confronto è stato Gianni Murano, il quale ha insistito sulla dimensione sociale delle politiche energetiche. Dal 2020 in poi, ha ricordato, si sono succedute almeno tre crisi, confermando che il costo dell’energia incide direttamente sulla competitività e sulla tenuta del tessuto industriale. Prezzi troppo alti possono mettere fuori mercato interi settori, con effetti economici e sociali di vasta portata.
Murano ha criticato la frammentazione della governance energetica italiana, distribuita tra più ministeri, e ha rilevato come una frammentazione simile esista anche a livello europeo. Per questo ha rilanciato l’idea di un coordinamento più forte e persino della creazione di una Autorità europea dell’energia, in grado di definire e guidare strategie integrate con una visione più organica e di lungo periodo.
Il convegno dell'AIEE ha restituito l'immagine di un settore in movimento dentro uno scenario di forte instabilità. Il 2025 ha confermato il ruolo ancora centrale di petrolio e gas, la lenta ma costante avanzata delle rinnovabili, la necessità di nuove regole di mercato e di una governance più coesa. Il 2026 si apre sotto il segno dell'incertezza geopolitica, della volatilità dei prezzi e della necessità di rafforzare sicurezza e resilienza del sistema energetico europeo.
Sullo sfondo, il messaggio che il premio a Marco Peruzzi ha consegnato alla giornata: in un tempo di crisi ricorrenti e trasformazioni profonde, servono certamente investimenti, infrastrutture e strategie, ma servono anche persone capaci di tenere insieme competenza e visione.
