Roma, 24 febbraio 2026 - La riforma del gioco pubblico è tornata al centro del dibattito politico con un confronto articolato e trasversale che ha riunito parlamentari di maggioranza e opposizione, rappresentanti delle associazioni di categoria e operatori del settore. L’incontro, ospitato nella Sala della Lupa della Camera dei Deputati, ha avuto un obiettivo chiaro: discutere in modo aperto il decreto attuativo che dovrebbe completare il riordino del comparto, dopo l’intervento già varato sull’online. Al centro del confronto, il timore che alcune indiscrezioni circolate nelle ultime settimane possano tradursi in una riforma capace di incidere in profondità sugli equilibri del mercato, sulla tenuta occupazionale e sulle entrate erariali.
Il messaggio istituzionale e il tema delle dipendenze
Ad aprire i lavori è stato il messaggio del Presidente della Camera Lorenzo Fontana, che ha richiamato l’attenzione sul fenomeno delle dipendenze e, in particolare, sulla ludopatia come problema sociale e sanitario. Nel testo letto in apertura si sottolinea la necessità di un impegno congiunto tra istituzioni, famiglie, scuole e servizi sanitari, affinché la regolamentazione del gioco non sia soltanto una questione economica ma anche un presidio di tutela della persona.
Il messaggio ha evidenziato come la normativa debba essere aggiornata e strutturata, capace di contrastare sia le derive patologiche sia il fenomeno delle scommesse illegali. Un passaggio che ha posto fin dall’inizio il confronto su un piano più ampio, dove libertà economica e protezione della salute pubblica non possono essere considerate dimensioni separate.
Subito dopo ha preso la parola il presidente dei senatori di Forza Italia Maurizio Gasparri, che ha impostato il suo intervento su due direttrici principali: l’ascolto e la fiscalità.
Gasparri ha ribadito che le istituzioni devono “spiegare a voi quello che voi spiegate a noi”, sottolineando l’importanza di un confronto reale con gli operatori prima dell’adozione definitiva del decreto. Ma il punto più incisivo ha riguardato la disparità fiscale tra economia fisica e digitale. Secondo il senatore, il rischio è quello di favorire modelli online meno tassati e meno radicati sul territorio, con una conseguente riduzione del gettito e un indebolimento delle attività tradizionali.
Il ragionamento si è allargato a una riflessione più generale sulla concorrenza e sulla capacità dello Stato di garantire servizi pubblici se quote crescenti di economia sfuggono a una tassazione equilibrata.
Il cuore del dibattito: la riforma del gioco fisico
Nel corso dell'evento si è affrontato il decreto attuativo dedicato al gioco fisico, atteso come completamento della riforma avviata sull’online. Le indiscrezioni circolate parlano di un possibile innalzamento della soglia di concentrazione fino al 40% per singolo operatore e di un significativo aumento dei costi concessori.
Secondo i rappresentanti del settore, questi elementi potrebbero determinare una forte concentrazione del mercato nelle mani di pochi grandi gruppi, già presenti in modo dominante nell’online. Il timore espresso è che si arrivi a una configurazione oligopolistica capace di ridurre drasticamente lo spazio per le piccole e medie imprese.
Le preoccupazioni delle PMI e l’impatto occupazionale
Le associazioni di categoria hanno posto l’accento sulla struttura del comparto, composta in larga parte da PMI distribuite sul territorio. Si tratta di migliaia di aziende che impiegano decine di migliaia di lavoratori e che operano in una filiera articolata tra concessionari, gestori, esercenti e indotto.
Secondo alcune stime presentate nel corso dell’incontro, un assetto troppo oneroso delle concessioni e un’eccessiva concentrazione potrebbero rendere non sostenibile l’attività per una quota significativa di operatori. Il rischio evocato è quello di migliaia di esuberi in un arco temporale relativamente breve.
A questo si aggiunge la questione del ritorno economico degli investimenti: se l’aggiudicazione delle concessioni avvenisse a cifre molto elevate, i nuovi titolari potrebbero avere l’interesse a orientare il mercato verso i segmenti più redditizi, in particolare l’online.
Uno degli aspetti più rilevanti emersi è stato il carattere trasversale delle preoccupazioni. Esponenti di forze politiche diverse hanno espresso perplessità sulla prospettiva di una concentrazione eccessiva e sulla mancanza di un confronto preventivo con le categorie.
L’onorevole Stefano Vaccari ha sottolineato la necessità di una riforma organica e non frammentata, evidenziando come l’intervento sull’online, separato da quello sul fisico, abbia creato squilibri. Ha inoltre richiamato l’attenzione sul tema dei dati e della trasparenza, ritenuti fondamentali per valutare l’impatto reale delle misure.
Salute pubblica e controllo del territorio
Nel dibattito è tornato più volte il tema della tutela della salute. Diversi interventi hanno evidenziato come il gioco fisico, pur con tutte le criticità, consenta un controllo diretto e una presenza territoriale che può fungere da presidio.
È stato osservato che lo spostamento verso modalità esclusivamente digitali potrebbe rendere più difficile intercettare comportamenti problematici, specialmente tra i giovani. Il riferimento alle dichiarazioni del direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, Roberto Alesse, sullo sviluppo del gioco nel metaverso ha acceso un confronto ulteriore.
Alcuni parlamentari hanno manifestato perplessità su una prospettiva che vede la tecnologia come risposta prevalente, sollevando interrogativi sull’equilibrio tra innovazione e responsabilità sociale.
Il tema della concentrazione
Il possibile passaggio dal 25% al 40% di soglia di concentrazione è stato il punto più discusso. I critici della misura ritengono che essa possa favorire un duopolio o comunque una forte polarizzazione del mercato.
Secondo questa lettura, l’effetto combinato di costi concessori elevati e soglie alte potrebbe restringere la platea dei partecipanti effettivi alla gara, escludendo molte realtà oggi operative. La conseguenza non sarebbe soltanto economica ma anche occupazionale e territoriale.
Fiscalità e riequilibrio tra online e fisico
Un altro filone centrale è stato quello del riequilibrio fiscale. È stato ricordato come il prelievo erariale sul gioco fisico sia significativamente superiore rispetto a quello sull’online.
Da qui la proposta, avanzata da più parti, di valutare un allineamento graduale delle aliquote, con l’obiettivo di evitare distorsioni concorrenziali e di garantire allo Stato entrate coerenti con l’evoluzione del mercato.
Il tema si collega direttamente alla sostenibilità del welfare e dei servizi pubblici finanziati anche attraverso il gettito del comparto.
Il ruolo del Parlamento
Nel corso dell’incontro è emersa una riflessione più ampia sul ruolo del Parlamento nei processi di delega. Essendo un decreto legislativo, il testo arriverà alle Commissioni competenti per il parere, ma senza la possibilità di una modifica diretta come avviene per le leggi ordinarie.
Questo rende ancora più rilevante la fase precedente all’adozione definitiva del decreto. Più interventi hanno chiesto che il Governo apra formalmente un tavolo di confronto prima del varo, evitando che il Parlamento si trovi a esprimersi su un testo già blindato.
Tra le proposte operative emerse, una in particolare ha trovato consenso: l’attivazione immediata di un confronto istituzionale tra Ministero, Agenzia delle Dogane e rappresentanze del settore.
È stato ribadito che la riforma non può nascere senza ascoltare chi opera quotidianamente nel comparto. L’onorevole Andrea De Bertoldi ha annunciato l’intenzione di scrivere al Viceministro e al direttore dell’Agenzia per chiedere formalmente un incontro con le categorie prima della pubblicazione del decreto.
Innovazione, tecnologia e responsabilità
Il riferimento al metaverso e alla crescente digitalizzazione ha aperto un ulteriore fronte. Se da un lato la tecnologia offre strumenti di tracciabilità e controllo avanzati, dall’altro modifica profondamente le abitudini di consumo e la relazione con il gioco.
Il rischio, secondo alcuni interventi, è che si favorisca un modello meno visibile e meno presidiato, con conseguenze sia sul piano sanitario sia su quello fiscale. La questione non è fermare il progresso, ma governarlo.
Una riforma ancora aperta
Il confronto ha mostrato come la partita sia tutt’altro che chiusa. Le indiscrezioni non hanno ancora trovato conferma ufficiale e il testo definitivo non è stato pubblicato.
Ciò lascia uno spazio politico significativo per incidere, a condizione che il dialogo si attivi rapidamente. Le forze politiche presenti hanno espresso disponibilità a un confronto costruttivo e trasversale.
Il comparto del gioco pubblico rappresenta un intreccio complesso di interessi economici, sociali e fiscali. Le decisioni che verranno prese nelle prossime settimane non riguarderanno soltanto un settore produttivo, ma l’equilibrio tra libertà d’impresa, tutela della salute e sostenibilità delle finanze pubbliche. Il margine per intervenire esiste ancora, ma richiede scelte chiare e tempi rapidi.
