Il 26 marzo presso l’Auditorium Cosimo Piccinno del Ministero della Salute, si è svolto l’evento “Farmaco accessibile: la ‘rivoluzione gentile’ della prossimità. L’evoluzione del modello e i nuovi obiettivi della distribuzione”, promosso dal Sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato. L’incontro ha offerto un’occasione di confronto sul percorso di riforma della distribuzione farmaceutica sul territorio, con l’obiettivo di avvicinare i farmaci ai cittadini, in particolare ai pazienti cronici, alle persone fragili e a chi vive nelle aree interne o più difficili da raggiungere.
Dal dibattito è emersa una linea condivisa: la distribuzione dei farmaci non può essere letta soltanto come una questione organizzativa, ma come parte di un più ampio ripensamento dell’assistenza territoriale, chiamata a tenere insieme prossimità, appropriatezza, aderenza terapeutica e sostenibilità economica. Su questo asse si sono sviluppati gli interventi dei rappresentanti istituzionali, delle agenzie sanitarie, delle associazioni dei cittadini e dei pazienti, del mondo accademico e delle società scientifiche.
Il nodo dell’aderenza terapeutica
Ad aprire il confronto è stato Robert Nisticò, presidente AIFA, che ha riportato al centro del dibattito il tema dell’aderenza terapeutica, indicandolo come una delle criticità più rilevanti soprattutto nelle patologie croniche e nella popolazione anziana. Il suo intervento ha richiamato un quadro ormai strutturale: l’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle cronicità e la diffusione della politerapia rendono più complessa la gestione dei percorsi di cura e impongono una riflessione sull’effettiva capacità del sistema di accompagnare i pazienti nel tempo.
Nisticò ha sottolineato come semplificare l’accesso ai trattamenti significhi anche creare le condizioni perché le terapie vengano seguite con maggiore continuità. La prossimità, in questa prospettiva, non è stata presentata come un semplice vantaggio logistico, ma come uno strumento utile a migliorare gli esiti di salute, alleggerire il peso organizzativo per i pazienti e rafforzare il ruolo di caregiver e familiari. L’idea richiamata nel suo intervento è che la vicinanza del farmaco al cittadino possa incidere in modo concreto sull’uso corretto delle terapie e sulla qualità dell’assistenza.
La cornice politica della riforma
Nel suo intervento, Marcello Gemmato ha definito il percorso in atto una “rivoluzione gentile” della governance farmaceutica, fondata sul confronto con istituzioni, associazioni e stakeholder. Il Sottosegretario ha ricostruito il passaggio da un modello maggiormente incentrato sulla distribuzione diretta a un sistema più vicino al cittadino, collocando questa scelta dentro una visione più ampia di riordino del settore.
Gemmato ha sostenuto che il trasferimento di alcuni farmaci verso la distribuzione convenzionata non ha determinato un aumento della spesa pubblica, ma uno spostamento tra capitoli di bilancio, accompagnato da risparmi resi possibili anche dalla rinegoziazione con l’industria farmaceutica. Nel suo ragionamento, la riforma punta a tenere insieme prossimità e sostenibilità, evitando di contrapporre il diritto all’accesso con l’equilibrio dei conti.
È in questo quadro che il Sottosegretario ha ribadito anche il valore della farmacia dei servizi, descritta come presidio diffuso della sanità territoriale. “Rivoluzione gentile” è stata l’espressione scelta per indicare un cambiamento graduale ma strutturale, con l’annuncio dell’intenzione di proseguire il riordino attraverso un testo unico della legislazione farmaceutica.
Il ruolo della farmacia nella relazione con i cittadini
Il tema della prossimità è stato ripreso da Anna Lisa Mandorino, segretaria generale di Cittadinanzattiva, che ha espresso apprezzamento per una riforma considerata coerente con il rafforzamento dell’assistenza territoriale. Nel suo intervento ha posto l’attenzione sul rapporto di fiducia tra cittadini e farmacisti, soprattutto nei percorsi che riguardano pazienti cronici e persone che hanno bisogno di continuità nella gestione della terapia.
Mandorino ha evidenziato come la misura possa avere un impatto particolare nelle aree marginali e nei contesti più fragili, includendo anche il punto di vista dei caregiver. Accanto a questo, ha richiamato la necessità di una comunicazione più estesa ed efficace, affinché i cambiamenti in corso siano realmente conosciuti sia dai cittadini sia dagli operatori. Ha inoltre ribadito il valore della partecipazione delle associazioni nei processi decisionali, considerata essenziale per costruire servizi maggiormente aderenti ai bisogni reali.
L’impatto sulle persone con patologie croniche
Sulla stessa linea si è collocato l’intervento di Alessandra Parisi, consigliere nazionale FAND – Associazione Italiana Diabetici, che ha posto l’attenzione sull’impatto della prossimità nella gestione quotidiana delle malattie croniche. Il suo contributo ha richiamato in particolare il caso delle persone con diabete, per le quali la terapia si inserisce in una routine quotidiana già segnata da controlli, decisioni e attenzioni costanti.
Parisi ha ricordato il valore di farmaci come le glifozine nel migliorare la qualità della vita dei pazienti e dei caregiver, osservando come la vicinanza della farmacia e la semplificazione dei percorsi di accesso possano favorire una migliore aderenza terapeutica. Ha inoltre sottolineato che il supporto informativo del farmacista può rappresentare un aiuto concreto soprattutto per i pazienti in politerapia, dove la gestione della terapia diventa più complessa e il rischio di interruzioni o errori è più elevato.
Nel suo intervento è riemersa anche la richiesta di rafforzare la comunicazione pubblica e il coinvolgimento delle associazioni dei pazienti, considerate soggetti in grado di trasferire ai decisori istituzionali i bisogni che emergono dall’esperienza quotidiana di cura.
Sostenibilità e valutazione d’impatto
Il punto di vista della sostenibilità finanziaria è stato approfondito da Lucia Albano, sottosegretario di Stato al Ministero dell’Economia e delle Finanze. Il suo intervento si è concentrato sul metodo con cui accompagnare le politiche pubbliche, richiamando il valore della valutazione d’impatto come strumento utile a misurare gli effetti degli interventi adottati.
Albano ha ribadito che diritto alla cura e responsabilità nell’uso delle risorse non sono obiettivi alternativi. Al contrario, ha indicato gli interventi sulla distribuzione dei farmaci come un esempio di possibile equilibrio tra ampliamento dell’accesso alle terapie e controllo della spesa. I primi dati di monitoraggio sono stati richiamati come segnali incoraggianti di una governance orientata contemporaneamente all’equità e alla sostenibilità.
L’attuazione tecnica del nuovo modello
A illustrare gli aspetti tecnici dell’evoluzione normativa è stato Pierluigi Russo, direttore tecnico-scientifico di AIFA. Russo ha descritto il nuovo modello come il passaggio da un sistema centrato sulle strutture a uno orientato al paziente, richiamando la necessità di semplificare i percorsi e di ridurre alcuni passaggi burocratici ritenuti non più funzionali.
Nel suo intervento ha spiegato che la riforma si fonda su valutazioni tecnico-scientifiche ed economiche, sulla rinegoziazione con le aziende farmaceutiche e sulla revisione di strumenti prescrittivi considerati eccessivamente gravosi. I dati preliminari di monitoraggio, ha osservato, mostrano risparmi e un migliore controllo dei consumi, elementi che hanno già aperto la strada a ulteriori riclassificazioni, con una particolare attenzione ai pazienti fragili e alle patologie croniche.
Russo ha quindi collocato l’azione di AIFA dentro un impianto che mira a coniugare appropriatezza, accessibilità e sostenibilità, tenendo insieme il piano regolatorio e quello organizzativo.
Dal farmaco al percorso di cura
Un contributo più ampio sul piano dell’impostazione complessiva è arrivato da Erika Mallarini, Associate Professor of Practice di Government, Health and Not for Profit alla SDA Bocconi School of Management. Il suo intervento ha invitato a spostare il focus dal solo “farmaco accessibile” all’intero percorso di cura, osservando che la disponibilità del medicinale non basta se non è accompagnata da continuità terapeutica, monitoraggio e presa in carico.
Mallarini ha proposto una lettura della prossimità non limitata alla distribuzione fisica del farmaco, ma inserita in un modello integrato supportato dal digitale, dal Fascicolo Sanitario Elettronico evoluto e dagli strumenti introdotti per rafforzare l’assistenza territoriale. In questa visione, l’attenzione deve essere rivolta non soltanto ai costi di distribuzione, ma agli esiti complessivi di salute e al valore della cura nel suo insieme.
Il suo intervento ha così ampliato il perimetro del dibattito, riportando la discussione su una dimensione sistemica nella quale il farmaco rappresenta una componente del percorso assistenziale, non un elemento isolato.
Misurare gli effetti della prossimità
Sul tema della misurazione dei risultati si è soffermato Angelo Tanese, direttore generale di Agenas, che ha definito la prossimità un nuovo modello operativo della sanità territoriale. Nel suo intervento ha richiamato la necessità di verificare con dati concreti l’efficacia delle politiche adottate, soprattutto per quanto riguarda l’aderenza terapeutica e la riduzione delle disuguaglianze territoriali.
Tanese ha osservato che la prossimità non può essere letta solo in senso fisico. Deve, piuttosto, integrarsi con il digitale e con una visione di rete, nella quale farmacie, servizi territoriali e strutture sanitarie collaborano per rispondere in modo coordinato ai bisogni dei cittadini. Il suo intervento ha insistito sull’esigenza di misurare gli effetti delle riforme e di utilizzare queste evidenze per orientare le decisioni successive, in modo da consolidare i modelli che dimostrano di funzionare meglio.
La trasformazione del sistema sanitario
Anche Giuseppe Quintavalle, presidente FIASO, ha collocato la riforma all’interno di una trasformazione più ampia del sistema sanitario verso un modello territoriale, integrato e centrato sui bisogni reali delle persone. Il suo contributo ha insistito sulla natura culturale del cambiamento, che non riguarda soltanto le istituzioni ma anche professionisti, operatori e cittadini.
Quintavalle ha richiamato alcuni nodi che, a suo giudizio, accompagnano questa transizione: la necessità di rafforzare l’integrazione tra sanitario e sociosanitario, il contrasto alle disuguaglianze territoriali, l’impiego di strumenti come telemedicina, digitale e intelligenza artificiale per sostenere la presa in carico. La riforma della distribuzione dei farmaci è stata quindi letta come una componente di un processo più ampio di riorganizzazione dell’assistenza, che richiede un sistema capace di adattarsi a bisogni sempre più complessi.
La posizione delle Regioni
Il punto di vista delle Regioni è stato portato da Giovanna Scroccaro, direttore Farmaceutica, Protesica e Dispositivi medici della Regione Veneto. Nel suo intervento ha chiarito che il trasferimento di farmaci verso la distribuzione convenzionata non ha prodotto un aumento della spesa reale, ma ha evidenziato criticità contabili nella rappresentazione dei costi.
Scroccaro ha osservato che il problema si inserisce però in un quadro più ampio, segnato dalla crescita complessiva della spesa sanitaria e farmaceutica. Da qui la richiesta di un maggiore supporto tecnico da parte di AIFA e Agenas per accompagnare le Regioni nell’individuazione delle aree di inappropriatezza prescrittiva e nelle strategie di razionalizzazione della spesa. Il suo intervento ha riportato l’attenzione sulla necessità di strumenti condivisi e di un coordinamento più forte tra livello centrale e territori.
Una riforma letta tra equità e criteri scientifici
A chiudere il quadro degli interventi è stato Arturo Cavaliere, presidente SIFO, che ha definito la riforma il risultato di un percorso condiviso tra istituzioni, società scientifiche e stakeholder. Cavaliere ha sottolineato che il cambiamento deve essere letto in una triplice dimensione: sociale, scientifica ed economica.
Nel suo intervento ha spiegato che l’obiettivo è costruire un sistema più equo e omogeneo, superando le distorsioni del passato e orientando le scelte secondo criteri rigorosi, non soltanto di costo o di capillarità. Il riferimento è andato alla necessità di riportare il governo dei canali distributivi dentro un quadro di coerenza scientifica e organizzativa, evitando che gli strumenti vengano utilizzati in modo difforme sui territori.
La riforma è stata così presentata come parte di un più ampio riordino della governance farmaceutica, nel quale l’equità di accesso si intreccia con la sostenibilità e con la necessità di scelte tecnicamente fondate.
I punti emersi dal confronto
Dal confronto al Ministero della Salute sono emersi alcuni elementi ricorrenti, richiamati da più interventi nel corso della mattinata:
- la necessità di avvicinare il farmaco ai cittadini, soprattutto nelle cronicità e nelle fragilità;
- il ruolo dell’aderenza terapeutica come nodo sanitario e organizzativo;
- la centralità della farmacia dei servizi nella sanità territoriale;
- l’esigenza di misurare gli effetti delle riforme con dati concreti;
- il bisogno di mantenere un equilibrio stabile tra accesso alle cure e sostenibilità economica.
Questi aspetti hanno composto il quadro di una riforma che non viene presentata come un intervento isolato, ma come una parte di una più ampia revisione dell’assistenza territoriale.
Un riordino che guarda alla continuità delle cure
Nel complesso, dall’evento è emersa una visione condivisa: la distribuzione dei farmaci di prossimità viene considerata un tassello di una sanità territoriale più accessibile, integrata e vicina ai cittadini. Il confronto ha mostrato che l’obiettivo non è soltanto semplificare il ritiro dei medicinali, ma migliorare la continuità delle cure, sostenere l’aderenza terapeutica, ridurre le disuguaglianze e accompagnare il sistema sanitario verso un equilibrio più solido tra innovazione, accessibilità e sostenibilità.
La “rivoluzione gentile” è un percorso di riorganizzazione destinato a incidere non solo sui canali distributivi, ma sul rapporto tra cittadino e servizi sanitari. In questa prospettiva, il farmaco accessibile viene letto come parte di una strategia più ampia, orientata a rendere la cura più vicina alla vita quotidiana delle persone, più semplice nei passaggi e più coerente con i bisogni che emergono sul territorio.
