Roma, 19 febbraio 2026 – La cucina italiana entra ufficialmente nel patrimonio culturale immateriale dell’umanità UNESCO e Palazzo Madama ha ospitato un convegno dedicato al significato e alle prospettive di questo riconoscimento. L’iniziativa, promossa dal senatore Gianluca Cantalamessa, ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del mondo accademico, della ristorazione e della formazione professionale per riflettere sul valore culturale, sociale, economico e sanitario della tradizione gastronomica italiana. Al centro del dibattito non soltanto il prestigio internazionale acquisito, ma anche le responsabilità connesse alla tutela e alla trasmissione di un patrimonio definito dinamico, identitario e sostenibile.
Il riconoscimento UNESCO e il suo significato
Il 10 dicembre, a Nuova Delhi, il Comitato intergovernativo UNESCO per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale ha approvato l’iscrizione della candidatura italiana dal titolo “Italian Cooking, between sustainability and biocultural diversity”. La motivazione ufficiale sottolinea la cucina italiana come pratica culturale vivente, fondata sulla valorizzazione delle materie prime, sul rispetto della stagionalità, sulla sostenibilità ambientale e sul ruolo centrale della convivialità.
Il convegno ha ricordato che l’Italia è il primo Paese in Europa per numero di prodotti a denominazione di origine e tra i primi al mondo per biodiversità agroalimentare. Il riconoscimento UNESCO si inserisce in un percorso iniziato nel 2010 con la proclamazione della dieta mediterranea quale patrimonio immateriale e proseguito con l’arte del pizzaiolo napoletano e altre tradizioni.
L’attenzione si è concentrata sul fatto che non si tratta della celebrazione di singole ricette, ma di un sistema culturale articolato. Come è stato ribadito più volte, la cucina italiana non è un elemento statico, bensì un insieme di pratiche sociali e conoscenze trasmesse tra generazioni, in continua evoluzione.
L’intervento delle istituzioni
Ad aprire i lavori è stato il senatore Giorgio Maria Bergesio, vicepresidente della Commissione Industria, Commercio, Turismo, Agricoltura e Produzione Agroalimentare. Nel suo intervento ha evidenziato il legame tra cucina e filiera agroalimentare, ricordando il ruolo dell’agricoltore quale “custode dell’ambiente e del territorio”, figura riconosciuta anche sul piano normativo.
Bergesio ha richiamato l’importanza del turismo enogastronomico, che rappresenta una quota significativa dei flussi verso l’Italia. Ha inoltre sottolineato il valore economico complessivo della filiera agroalimentare, dalla produzione alla ristorazione, evidenziando l’export in costante crescita.
In videocollegamento è intervenuto il senatore Gianluca Cantalamessa, impegnato all’Assemblea OSCE a Vienna. Ha posto l’accento sulla necessità di difendere il Made in Italy agroalimentare da fenomeni come l’Italian sounding e da normative europee ritenute penalizzanti. Ha inoltre rimarcato il tema della biodiversità italiana come elemento distintivo rispetto ad altri Paesi.
Cultura, pace e patrimonio immateriale
Il professor Vincenzo Pepe, ordinario di diritto comparato e presidente nazionale di FareAmbiente, ha offerto una lettura storico-culturale del riconoscimento. Ha ricordato che l’UNESCO nasce nel secondo dopoguerra con l’obiettivo di promuovere la pace attraverso la conoscenza e il rispetto delle culture.
Secondo Pepe, la cucina italiana rappresenta un’espressione di interculturalità e di dialogo tra generazioni. Il patrimonio immateriale non coincide con un bene materiale, ma con una tradizione viva, capace di adattarsi nel tempo attraverso contaminazioni e innovazioni.
L’intervento ha ripercorso il legame tra dieta mediterranea, equilibrio e stile di vita. Ha richiamato il concetto di armonia, inteso come relazione tra individuo, ambiente e alimentazione. In questa prospettiva, il cibo non è solo nutrimento, ma anche pratica sociale e strumento di benessere.
La dimensione sanitaria: evidenze scientifiche
Gli aspetti scientifici hanno ricevuto molto spazio. Il contributo della professoressa Annamaria Colao, vicepresidente del Consiglio Superiore di Sanità, ha evidenziato come la cucina italiana, integrata nei principi della dieta mediterranea, sia associata a una riduzione significativa delle malattie croniche.
Le evidenze richiamate riguardano la diminuzione del rischio cardiovascolare, il controllo glicemico e la prevenzione del diabete di tipo 2. L’olio extravergine d’oliva, ricco di acidi grassi monoinsaturi e polifenoli, è stato indicato come elemento centrale, insieme all’ampio consumo di frutta, verdura, legumi e cereali integrali.
Il modello alimentare italiano è stato presentato non come regime restrittivo, ma come equilibrio complessivo tra nutrienti, qualità delle materie prime e dimensione conviviale del pasto. È stato inoltre sottolineato il ruolo del microbiota intestinale e della diversità alimentare nella regolazione dei processi immunitari e metabolici.
Ultraprocessati e nuove criticità
Nel corso del dibattito è emersa la preoccupazione per la diffusione dei cibi ultraprocessati e per l’aumento di patologie correlate a stili alimentari non equilibrati. È stato osservato come l’aderenza anche parziale al modello mediterraneo possa ridurre la mortalità a lungo termine.
Tra le criticità segnalate vi è anche la presenza di microplastiche e contaminanti ambientali nella catena alimentare. Il tema è stato affrontato come questione emergente, con possibili implicazioni sulla salute pubblica e sulla sostenibilità del sistema produttivo.
Il confronto ha messo in luce la necessità di integrare sicurezza alimentare e qualità nutrizionale, rafforzando strumenti di controllo e monitoraggio lungo l’intera filiera.
Ristorazione, identità e mercato globale
L’intervento di Ernesto Iaccarino, alla guida del ristorante Don Alfonso 1890, ha riportato il dibattito sul piano operativo. Ha descritto l’esperienza di apertura di ristoranti italiani nei diversi continenti, evidenziando la forte domanda internazionale per la cucina italiana.
Iaccarino ha ricordato come la tradizione sia il risultato di stratificazioni storiche e contaminazioni culturali. Il pomodoro, il riso e molte altre materie prime sono entrate nella cucina italiana attraverso scambi e migrazioni, diventando nel tempo elementi identitari.
Ha inoltre sottolineato il valore sociale del cibo come strumento di dialogo. “Il cibo è uno dei linguaggi più universali che abbiamo”, ha affermato, raccontando esperienze di collaborazione tra giovani provenienti da contesti geopolitici complessi.
Economia e rappresentanza delle imprese
Il presidente di Confesercenti, Vincenzo Schiavo, ha richiamato i numeri della ristorazione italiana, con oltre centomila attività sul territorio nazionale e una presenza diffusa all’estero. Ha evidenziato l’importanza del marchio Italia come elemento competitivo.
È stata proposta l’idea di istituire un’autorità nazionale indipendente per la valorizzazione dell’enogastronomia, con l’obiettivo di rafforzare il sistema di riconoscimento della qualità. Il riferimento alla tradizione della guida Michelin ha aperto una riflessione sul ruolo dell’Italia nella definizione degli standard internazionali.
Formazione e nuove competenze
Il tema della formazione è stato al centro degli interventi conclusivi. Il direttore dell’ITS Academy Bact, Guglielmo Chinesi, ha sottolineato l’importanza dell’educazione alimentare come strumento di consapevolezza fin dall’infanzia.
È stata annunciata l’attivazione di un corso ITS dedicato alla tutela, valorizzazione e trasmissione della cucina italiana patrimonio UNESCO. L’obiettivo è formare figure professionali capaci di coniugare competenze tecniche, conoscenza del territorio e comprensione delle dinamiche internazionali.
La scuola è stata indicata come luogo privilegiato per promuovere un approccio strutturato all’educazione alimentare, integrando dimensione culturale e sanitaria.
Tutela del paesaggio e sostenibilità produttiva
Un ulteriore elemento emerso riguarda la salvaguardia del paesaggio agricolo. Il convegno ha sottolineato come la tutela della cucina italiana passi necessariamente attraverso la protezione dei terreni produttivi, della biodiversità e delle tecniche tradizionali.
Il calo della produzione di olio d’oliva negli ultimi anni è stato citato come esempio delle difficoltà che il settore primario sta affrontando. Senza una strategia di sostegno e valorizzazione, il rischio è quello di compromettere la base stessa del modello alimentare riconosciuto.
La sostenibilità, richiamata nelle motivazioni UNESCO, è da interpretare non solo come riduzione degli sprechi, ma come equilibrio tra produzione, ambiente e consumo responsabile.
Una responsabilità condivisa
Il convegno ha evidenziato come il riconoscimento UNESCO rappresenti un punto di partenza più che di arrivo. La cucina italiana, intesa come patrimonio culturale immateriale, richiede un impegno costante da parte delle istituzioni, delle imprese, della scuola e dei cittadini.
La dimensione conviviale, la trasmissione intergenerazionale e l’attenzione alla qualità restano elementi centrali. Il modello italiano è stato descritto come sistema integrato in cui salute, economia e cultura si intrecciano.
Nel messaggio finale rivolto agli studenti presenti in sala, è stata ribadita la necessità di formare nuove generazioni consapevoli del valore del patrimonio ricevuto. La cucina italiana è stata definita non solo tradizione, ma responsabilità collettiva, da custodire e aggiornare nel rispetto dei principi che ne hanno determinato il riconoscimento internazionale.
