Dal conflitto russo-ucraino alle tensioni in Medio Oriente, il convegno promosso su iniziativa del senatore Costanzo Della Porta ha riunito istituzioni, analisti, associazioni e imprese per discutere sicurezza energetica, infrastrutture, filiere industriali e strategie di diversificazione.
Il convegno "Geopolitica dell'energia in trasformazione: crisi globali, corridoi strategici e autonomia energetica", promosso su iniziativa del senatore Costanzo Della Porta con il contributo organizzativo di Pilat & Partners, ha posto al centro del confronto le conseguenze delle crisi globali sugli approvvigionamenti, sui costi dell'energia e sulla competitività del sistema produttivo italiano ed europeo. Ai lavori hanno partecipato istituzioni, analisti, associazioni di categoria e imprese, con i contributi del ministro Tommaso Foti e della senatrice Elena Murelli in videomessaggio, e degli interventi di Stefano Valenti, Federico Castiglioni, Carlotta Trucillo, Gabriele Masini, Pierfrancesco Breccia, Michele Vitiello, Massimiliano Giannocco, Dante Natali, Nicola Procaccini, Gianni Murano, Massimo Marengo, Fulvio Mamone Capria, Vincenzo Lenucci, Massimo Dodoni, Dario Fidanza, Alessandro Litana, Marco Teot e Stefano Giorgi.
Sicurezza energetica come priorità strategica
Il senatore Della Porta ha aperto i lavori richiamando le principali tensioni internazionali degli ultimi anni - dal conflitto tra Russia e Ucraina alle crisi nel Golfo e in Iran - come elementi di un contesto segnato da instabilità geopolitica. L'Italia e l'Europa non possono restare esposte a dipendenze eccessive da singole rotte, fornitori o tecnologie: serve una capacità di risposta alternativa anche nel campo energetico, così come in ogni infrastruttura critica. Il concetto di autonomia energetica è stato collegato alla necessità di una maggiore capacità europea di agire come soggetto politico e industriale, con il nucleare civile di nuova generazione, le fonti rinnovabili e la mobilità elettrica come componenti di un sistema energetico più stabile. Il ruolo dell'Italia come hub energetico nel Mediterraneo, ponte tra Europa, Nord Africa, Medio Oriente e nuove direttrici globali, ha attraversato l'intera giornata come uno dei temi più ricorrenti.
Nel suo videomessaggio, il ministro Foti ha collocato l'energia al centro della sovranità politica ed economica europea: parlare di geopolitica dell'energia significa parlare di sicurezza nazionale, competitività industriale, tenuta sociale e autonomia strategica dell'Unione. L'Italia sostiene una linea fondata su realismo, equilibrio e tutela del sistema produttivo e dei cittadini, con la necessità di maggiore flessibilità nel Patto di stabilità per gli investimenti strategici nel settore energetico, la revisione di alcuni meccanismi europei come l'ETS e il rafforzamento degli stoccaggi. Il livello degli stoccaggi italiani di gas, indicato al 46,5% al 23 aprile contro una media europea del 30,6%, è stato citato come elemento di maggiore stabilità in vista dell'inverno. Foti ha richiamato il corridoio indo-mediterraneo IMEC, il Piano Mattei per l'Africa e il PNRR, che assegna oltre 59 miliardi di euro alla missione dedicata alla transizione ecologica, con risorse destinate al raddoppio della linea Adriatica del gas e circa 5 miliardi della politica di coesione orientati a energia, efficienza, fonti rinnovabili, reti intelligenti e sistemi di accumulo.
La senatrice Murelli ha indicato tre priorità: sicurezza degli approvvigionamenti, rafforzamento delle infrastrutture e costruzione di una strategia industriale integrata. La diversificazione delle fonti e delle rotte energetiche è stata presentata come leva geopolitica, mentre reti più resilienti e interconnesse sono state indicate come condizione necessaria sia per l'autonomia energetica sia per una transizione sostenibile. Il dibattito sul nucleare e sulle tecnologie a basse emissioni è stato richiamato come parte di una traiettoria nazionale da definire in coerenza con il tessuto produttivo e territoriale.
Corridoi energetici e nuove geografie dell'approvvigionamento
Stefano Valenti, analista geopolitico della Sapienza Università di Roma, ha evidenziato come la sicurezza energetica sia tornata a essere una componente centrale della sicurezza nazionale dopo circa vent'anni in cui era rimasta in secondo piano. Le crisi recenti hanno riportato al centro non solo l'accesso alle risorse ma anche il prezzo dell'energia, che incide direttamente sulla competitività del sistema Paese. Un mix energetico flessibile - rinnovabili, fonti convenzionali, gas, petrolio e possibili nuove soluzioni incluso il nucleare - è stato indicato come più resiliente agli shock geopolitici.
Federico Castiglioni dello IAI ha descritto l'energia come elemento che accompagna storicamente il progresso, collegando la vulnerabilità europea alla transizione dal carbone al petrolio e alla dipendenza da fonti esterne. La doppia transizione verde e digitale promossa dall'Unione Europea porta con sé due dipendenze da affrontare in parallelo: quella dalle fonti energetiche esterne e quella dai materiali rari, in particolare provenienti dalla Cina, indispensabili per molte tecnologie della transizione. Castiglioni ha sottolineato la necessità di una posizione europea più unitaria sulle questioni chiave, senza affidarsi soltanto a formati multilaterali variabili tra singoli Stati.
Pierfrancesco Breccia di Unitelma Sapienza ha ripercorso l'evoluzione delle competenze europee in materia energetica: l'integrazione europea nasce anche da fonti energetiche e materie prime con la CECA del 1951, ma una competenza specifica sull'energia è arrivata solo con il Trattato di Lisbona del 2009, fino ad allora trattata soprattutto come merce. L'azione europea è stata inizialmente guidata dagli obiettivi ambientali e climatici, mentre più di recente sono emerse con maggiore forza le ricadute industriali e sociali delle politiche di transizione. L'articolo 194 del Trattato sul funzionamento dell'Unione Europea lascia agli Stati membri la scelta del proprio mix energetico, comprendendo anche il nucleare. Il sabotaggio del Nord Stream e la direttiva CER sono stati richiamati come elementi del tema più ampio della protezione delle infrastrutture critiche.
Gabriele Masini, direttore di Staffetta Quotidiana, ha ricordato che tra il 2015 e il 2019 il dibattito energetico europeo era concentrato quasi esclusivamente su emissioni e clima, mentre la provenienza dell'energia, il suo costo e la sicurezza dei fornitori erano rimaste in secondo piano. La pandemia, la guerra in Ucraina e le crisi successive hanno ampliato la consapevolezza pubblica su questi temi.
La globalizzazione resta un dato strutturale: i discorsi su autonomia e indipendenza si inseriscono in una realtà di forte interdipendenza, nella quale altri attori globali come la Cina impostano le proprie scelte energetiche in funzione di obiettivi industriali ed egemonici. Masini ha richiamato la necessità di riconsiderare il ruolo della raffinazione, tornata nei documenti europei dopo essere stata a lungo trattata come settore da ridimensionare.
Michele Vitiello del World Energy Council Italia ha sintetizzato i temi emersi attorno al trilemma dell'energia: accessibilità economica, sostenibilità ambientale e sicurezza energetica. L'Italia importa una quota elevata della propria energia primaria e presenta costi energetici tra i più alti in Europa. Vitiello ha proposto di parlare non solo di neutralità o pluralità tecnologica, ma di "pluralità strategica": una scelta coordinata delle tecnologie in funzione delle priorità industriali e territoriali del Paese. Il riciclo delle materie critiche, settore nel quale l'Italia dispone di competenze rilevanti, è stato indicato come possibile contributo alla riduzione della dipendenza dalla Cina. Ha inoltre segnalato la necessità di maggiore coordinamento tra Stato e regioni, specialmente per la realizzazione delle infrastrutture energetiche.
Tecnologie, filiere e pluralità delle soluzioni
Massimiliano Giannocco di Pilat & Partners ha sostenuto che le politiche energetiche europee sono state spesso condizionate da approcci ideologici, mentre sarebbe necessario partire da una valutazione tecnico-scientifica delle tecnologie disponibili. Il life cycle assessment è stato citato come strumento per misurare le emissioni lungo tutto il ciclo di vita di prodotti e servizi, superando analisi limitate alle sole emissioni allo scarico. L'obiettivo è individuare, per ogni settore, il mix più adatto tra elettrico, biocarburanti, nucleare di nuova generazione, carburanti sintetici e cattura della CO2. Ha inoltre sottolineato la necessità di un dialogo più efficace tra istituzioni nazionali, regioni e soggetti rappresentativi, ricordando che l'energia rientra tra le materie di legislazione concorrente.
Carlotta Trucillo di Assitol ha portato il contributo della filiera dei biocarburanti introducendo il concetto di "pluralità tecnologica": nei trasporti non esiste un'unica soluzione valida per tutti gli usi, perché mezzi, tratte, macchinari e necessità operative sono differenti. I biocarburanti rappresentano una risposta immediatamente disponibile, fondata su tecnologie già riconosciute e distribuita attraverso infrastrutture esistenti. Il biodiesel, presente nel gasolio alla pompa nella miscela B7, non è classificato come pericoloso, è biodegradabile e in alcune fasi ha raggiunto prezzi comparabili al gasolio. Le materie prime possono derivare da oli, grassi, residui e rifiuti, con possibilità di utilizzo di filiere italiane, europee e internazionali. Le condizioni indicate per rafforzarne il ruolo sono certezza normativa e crescita della domanda.
Dante Natali di Federmetano ha illustrato il ruolo del metano e del biometano nei trasporti, ricordando che il metano per auto nasce in Italia negli anni Trenta e oggi conta su una rete di circa 1.600 impianti. I consumi complessivi di metano nel Paese sono diminuiti dal picco del 2008 - da 85 a circa 64 miliardi di metri cubi - anche per effetto di processi di deindustrializzazione. Il gas russo è stato sostituito in larga parte da GNL proveniente da Qatar e Stati Uniti, con maggiore diversificazione ma costi più elevati. Il biometano può contribuire alla riduzione delle emissioni e alla valorizzazione degli scarti agricoli, ma non può sostituire integralmente il gas naturale: il suo impiego è parte di una strategia di pluralità delle soluzioni, insieme ad altri biocarburanti.
Fulvio Mamone Capria di AERO ha illustrato il potenziale delle energie rinnovabili offshore: l'Italia dispone di vento, sole e mare, mentre altri Paesi europei stanno già procedendo con aste e investimenti sull'eolico offshore a fondazione fissa e galleggiante. I progetti offshore possono contribuire alla produzione energetica nazionale e alla creazione di una filiera industriale collegata a galleggianti, porti, acciaio, cemento e occupazione. Taranto e Augusta sono stati citati come poli portuali da sviluppare.
Vincenzo Lenucci di Confagricoltura ha collegato il tema energetico alla sicurezza alimentare: le imprese agricole subiscono i rincari del gasolio agricolo e dei fertilizzanti, con effetti sui costi di produzione e sui prezzi al consumo. L'agricoltura può svolgere anche un ruolo produttivo nel campo dell'energia, attraverso biomasse e biometano soprattutto in connessione con gli allevamenti. Per sviluppare queste filiere servono stabilità normativa, semplificazione e una rotta chiara.
Nicola Procaccini, collegato dal Parlamento europeo, ha indicato la necessità di aumentare la produzione interna, utilizzare tutte le fonti disponibili e applicare il principio di neutralità tecnologica, citando rinnovabili, gas, petrolio e nucleare come componenti di un approccio orientato alla sicurezza e alla libertà di scelta degli strumenti.
Massimo Marengo di Confapi ha portato il punto di vista delle piccole e medie imprese, che rappresentano il 99% delle aziende italiane e contribuiscono in misura rilevante al PIL. Per queste imprese il costo dell'energia è una questione immediata: autoproduzione e autoconsumo attraverso fotovoltaico, batterie di accumulo, software di gestione e integrazione con la mobilità elettrica aziendale sono stati indicati come strumenti di breve periodo. Marengo ha chiesto semplificazioni autorizzative per gli impianti di autoproduzione e strumenti di credito più adatti alle PMI, come il credito d'imposta, più efficace rispetto a meccanismi spalmati su più anni.
Gianni Murano di Unem ha concentrato l'attenzione sulla raffinazione e sull'assenza di una strategia energetica europea unitaria. La crisi legata allo stretto di Hormuz è diversa da quella provocata dalla guerra in Ucraina perché non comporta soltanto una redistribuzione dei flussi ma rischia di bloccare una quota significativa dei traffici globali, con effetti particolarmente gravi sui prodotti raffinati come jet fuel e gasolio. L'Europa importa oggi una quantità di prodotti raffinati paragonabile ai consumi di un intero Paese come l'Italia, riflesso di anni di chiusure di impianti. Murano ha indicato il bisogno di costruire un portafoglio energetico comune europeo, valorizzando l'energia prodotta nei diversi Paesi e includendo la raffinazione italiana nel fabbisogno europeo.
Logistica, trasporti e infrastrutture di rifornimento
Massimo Dodoni di DAF Veicoli Industriali ha sottolineato che i produttori devono essere pronti a più sistemi di propulsione: ogni fonte energetica deve disporre di produzione sufficiente, distribuzione capillare e utilizzo efficiente. I veicoli possono già impiegare biodiesel B100 e HVO con abbattimenti elevati di CO2, mentre elettrico e idrogeno richiedono infrastrutture e disponibilità di energia adeguate.
Dario Fidanza di Big SBS ha descritto l'approccio di un'azienda che gestisce una flotta di oltre 1.400 mezzi nel trasporto e nella logistica. Nel settore la questione non riguarda solo il carburante ma l'intera filiera: camion, percorsi, carrozzerie, pneumatici, manutenzione, dati e formazione.
La gestione telematica, la riduzione dei viaggi a vuoto, la manutenzione predittiva e la lettura dei dati producono efficienza. L'elettrico è adatto per trasporti urbani e percorrenze limitate, mentre per trasporti misti e carichi pesanti pesano ancora infrastrutture, ricarica e integrazione con l'organizzazione aziendale.
Alessandro Litana di Farid Industrie ha portato l'esperienza del settore dei veicoli per la raccolta rifiuti, dove la stabilità dei prezzi è essenziale nei tender pluriennali. L'aumento dei costi di energia, acciaio e alluminio incide sulla produzione e sulla competitività, ma il settore offre anche esempi concreti di economia circolare: alcuni operatori producono biometano dagli scarti e lo utilizzano per alimentare i propri mezzi. Farid ha già realizzato veicoli a idrogeno, soprattutto per il mercato tedesco, tecnologia indicata come possibile sviluppo futuro. Marco Teot del gruppo Codognotto ha descritto la diversificazione nel trasporto e nella logistica integrata attraverso carburanti alternativi come HVO e bio-LNG, mezzi elettrici e intermodalità con nave e treno su collegamenti tra Polonia, Spagna e Turchia.
Ha evidenziato criticità infrastrutturali rilevanti: l'80% dei treni organizzati dal gruppo subisce ritardi, con effetti sull'efficienza complessiva. La digitalizzazione e lo scambio di informazioni in tempo reale sono stati indicati come strumenti per ridurre chilometri a vuoto, attese e consumi.
Stefano Giorgi di Gilbarco Veeder-Root ha descritto la stazione di servizio come un futuro hub energetico nel quale carburanti tradizionali, biocarburanti, metano, idrogeno, GPL e ricarica elettrica possono affiancarsi. Le esperienze dei Paesi nordici mostrano stazioni con pompe di carburante e colonnine elettriche integrate, secondo una logica di affiancamento più che di sostituzione. Digitalizzazione, gestione dei dati, ottimizzazione delle scorte e pianificazione dei rifornimenti sono stati indicati come strumenti per rendere le infrastrutture più resilienti e adatte alla transizione.
Una linea comune
La giornata ha fatto emergere una posizione condivisa tra i partecipanti: l'energia resta una questione di sicurezza, competitività e organizzazione industriale. Le risposte non coincidono con una sola tecnologia o con una sola rotta, ma con un insieme di infrastrutture, fonti, filiere, dati, regole e investimenti da coordinare.
L'Italia, per posizione geografica e capacità industriali, è stata descritta come un Paese chiamato a rafforzare il proprio ruolo nei corridoi energetici mediterranei ed europei, trasformando le vulnerabilità emerse nelle crisi in strumenti di maggiore autonomia operativa e produttiva.
