L’intelligenza artificiale è ormai parte integrante della pratica clinica quotidiana. Lungi dall’essere una minaccia, rappresenta un supporto prezioso per il medico, aiutandolo a gestire meglio il tempo, ridurre il carico burocratico e prendere decisioni più informate.
Spesso si associa l’IA a scenari futuristici e distanti dalla realtà ambulatoriale. In verità, è già presente in strumenti quotidiani come la gestione automatizzata delle agende, i promemoria per i pazienti, il triage digitale, l’analisi predittiva e la sintesi delle anamnesi. Funzioni che non sostituiscono il medico, ma ne amplificano l’efficacia operativa.
La burocrazia sottrae tempo alla relazione medico-paziente. Le soluzioni di IA come quelle di MioDottore permettono di automatizzare processi ripetitivi, liberando risorse per la cura e l’ascolto.
Il valore del medico resta insostituibile: conosce il contesto, ascolta, interpreta. L’IA non ha empatia, ma può facilitare l’accesso e l’organizzazione delle informazioni, offrendo un valido supporto alla riflessione clinica.
In un’era sempre più digitale, ciò che conta è mettere la tecnologia al servizio del medico, non in sua sostituzione. L’IA può potenziare l’attività clinica, rendendola più sostenibile, efficiente e centrata sulla persona.
Discuteremo di:
Modera il dibattito e apre la discussione Stefano Alessandro Inglese, Esperto di politiche sanitarie
Interviene Mauro Moruzzi, Presidente della Scuola di Welfare di Bologna A. Ardigò - DTD della Presidenza del Consiglio dei Ministri
Discussant leaders:
A seguire cena placée
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