La geopolitica affonda le sue radici nell’attualità. Quanto sta avvenendo ed è avvenuto nell’ultimo triennio sicuramente influenzerà il nostro avvenire. Stiamo assistendo alla fine della supply chain globale.
Il sistema è entrato in crisi in virtù delle perturbazioni globali e del conseguente squilibrio tra domanda e offerta. Sanzioni, embarghi, riclassificazioni di interi Paesi, l’incognita della pandemia – che ancora aleggia- porteranno ad escludere in tempi rapidi fornitori e mercati influenti, per sostituirli con nuovi tutti da valutare.
Tra i fattori che più hanno contribuito ad
aggravare la situazione e a generare perturbazioni ci sono il rialzo dei prezzi di quasi tutte le materie prime, la crescita dei prezzi dei trasporti marittimi e le contrazioni della capacità di produzione e trasporto dovute alle restrizioni del Covid. La supply chain dovrà diventare una variabile intelligente.
I movimenti di back-shoring (rientro della produzione nei paesi d’origine) e di near-shoring (ripiegamento verso Paesi a basso costo del lavoro ma molto piu' vicini ci fanno capire che nulla resterà determinato nel tempo e tutto diventerà estremamente fluido. I dati dovranno pervenire sempre più sicuri ed in tempo reale, per essere analizzati dai sistemi informativi e definire soluzioni di movimento delle merci in armonia con il rispetto per l’ambiente.
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