Ogni economia è ciò che le sue infrastrutture le consentono di essere. Le guerre in corso lo dimostrano con cinica evidenza: si colpiscono sistematicamente reti energetiche, idriche, digitali – infrastrutture economiche, oltre a scuole e ospedali.
Le infrastrutture di trasporto restano però il fattore primario, perché determinano l’accessibilità relativa ai mercati e il grado di interrelazione tra i nodi funzionali delle economie territoriali.
Il Nord Est – con Venezia suo nodo eccellente – ne è dimostrazione paradigmatica. Terra di relazioni terrestri con l’Europa attraverso gli interporti di Padova, Verona, Pordenone e Cervignano; terra di relazioni marittime con il mondo attraverso l’Alto Adriatico.
Venezia-Chioggia, Ravenna e Trieste costituiscono, insieme a Koper e Rijeka, un arco portuale naturalmente integrato, chiamato a connettere il Nord Est ai mercati globali – mediterranei e, soprattutto, medio-orientali e asiatici – oggi perturbati dalla crisi di Suez/Bab el-Mandeb e dall’instabilità di Hormuz, ma potenzialmente riconfigurati dal progetto IMEC e dalle sue alternative di attraversamento terrestre del levante medio orientale.
In questo contesto instabile, la prospettiva per l’Alto Adriatico – angolo più remoto a nord del Mediterraneo ma arco portuale più vicino al baricentro dell’Europa economica – è chiara: raggiungere, attraverso l’integrazione di sistema, la scala operativa necessaria ad accogliere le grandi portacontainer del futuro, completando il ventaglio di gateway che l’Italia già offre attraverso Genova e gli altri scali tirrenici.
Ne risulterebbe un sistema portuale nazionale a doppio affaccio, capace di servire in modo organico l’Europa continentale e di dialogare alla pari con i grandi hub del Northern Range, da Rotterdam ad Anversa.
Tale scala non può che derivare dalla cooperazione tra Ravenna, Venezia e Trieste – e possibilmente Koper e Rijeka – intesi non come terminali isolati, ma come componenti complementari di un unico disegno logistico, parte integrante del Sistema Italia.
Una rinnovata capacità di sistema dell’arco nord-adriatico sarebbe poi la chiave per orientare anche gli interporti del Nord Est verso questa direttrice, senza trascurare il rafforzamento della dorsale ferroviaria orientale verso Slovenia, Croazia, Europa dell’Est e Balcani, con sullo sfondo l’Ucraina, oggi compressa da un collo di bottiglia sul confine italo-sloveno.
Il programma, in corso di aggiornamento, è disponibile al seguente link: PROGRAMMA Accesso libero fino ad esaurimento posti, previa iscrizione entro e non oltre il 26 maggio: MODULO DI ADESIONE L’adesione all’evento permette di accedere – solo per il giorno stesso – agli spazi espositivi del Salone Nautico 2026.
Conferenza organizzata da VSF nell’ambito del Salone Nautico di Venezia in collaborazione con Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Settentrionale – Porti di Venezia e Chioggia, Comune di Venezia e VE.LA Spa.
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