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Approfondimenti

Camera dei Deputati, seminario pubblico APEI: la difesa dei prodotti d'eccellenza italiani

Pasticceri, istituzioni e produttori insieme nella Sala della Regina: 40 materie prime, due per ogni regione, per raccontare un patrimonio agroalimentare da tutelare e tramandare ai giovani

Nella Sala della Regina di Montecitorio si è tenuto il seminario pubblico 2026 dell'Associazione Ambasciatori Pasticceri dell'Eccellenza Italiana (APEI), dedicato alla difesa dei prodotti dell'agroalimentare italiano. Davanti a istituzioni, maestri artigiani e ospiti internazionali, i pasticceri hanno presentato 40 materie prime tipiche, due per ciascuna regione. Al centro dell'incontro la domanda su che cosa serva perché queste eccellenze abbiano un futuro: tutela dell'origine, giusto valore ai produttori e ricambio generazionale. Non sono mancati i riconoscimenti ai migliori professionisti dell'anno e la medaglia della Camera a Iginio Massari, presidente APEI.

Il saluto delle istituzioni e la "legge Massari"

I lavori si sono aperti con il messaggio del Presidente della Camera Lorenzo Fontana, letto in sala. Fontana ha definito il comparto alimentare artigianale uno dei motori del Made in Italy, ricordando però che sarebbe riduttivo fermarsi ai numeri: si tratta di un patrimonio culturale e identitario, espressione di un sapere antico e della biodiversità della Penisola. Il suo auspicio è che dall'iniziativa nascano spunti per preservare e trasmettere, anche a beneficio dei giovani, le competenze dei maestri artigiani.

A portare il saluto personale, insieme a quello della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, è stato il Questore della Camera, Paolo Trancassini, che ha accolto i partecipanti "nella casa degli italiani". Ha ricordato che dal 10 aprile 2024 esiste la cosiddetta legge Massari, che riconosce e valorizza ogni anno i maestri dell'arte della cucina italiana. Anche grazie a questo impegno culturale, ha aggiunto, il 10 dicembre 2025 la cucina italiana è stata riconosciuta patrimonio immateriale dell'umanità: l'unica, nella sua interezza, a ottenere questo risultato.

Nel suo intervento è tornato anche il tema delle aree interne. Circa il 90% delle tipicità italiane proviene da lì, e chi le lavora, le racconta e le porta in tavola contribuisce concretamente a contrastare lo spopolamento. Da qui la definizione dei pasticceri come "ambasciatori del Made in Italy": il marchio, ha detto, esiste quando un prodotto migliore incontra la mano migliore.

Massari: "Proteggere ciò che l'Italia produce significa proteggere ciò che l'Italia è"

Dopo un video-racconto che ha ripercorso le tappe di APEI, dalle sfilate internazionali alle competizioni, fino all'approdo a Roma, ha preso la parola Iginio Massari, presidente dell'associazione. Ringraziando il Presidente Fontana e il Questore Paolo Trancassini per il sostegno concreto all'iniziativa, Massari ha parlato di un patrimonio che appartiene a tutti: le eccellenze più note, certo, ma anche quelle più rare e meno visibili, fatte di piccoli produttori, varietà locali e comunità che custodiscono conoscenze tramandate nel tempo.

"Sono patrimoni che non possiamo permetterci di perdere", ha spiegato, perché difenderli significa preservare biodiversità, cultura e identità dei territori, oltre a creare nuove opportunità. Da qui la responsabilità degli artigiani: conoscere le materie prime, rispettarle e trasmetterle alle nuove generazioni. La sintesi, rimasta nella memoria della sala, è che proteggere ciò che l'Italia produce vuol dire proteggere ciò che l'Italia è.

Lollobrigida: il saper fare come garanzia di qualità

Un contributo video del Ministro dell'Agricoltura e della Sovranità Alimentare Francesco Lollobrigida ha dato voce al Governo sul versante agricolo. Il Ministro ha salutato il Questore Trancassini e il senatore Luca De Carlo, presidente della Commissione Agricoltura del Senato, e ha ringraziato Massari per l'intuizione di chiedere un titolo che riconoscesse la maestria nelle produzioni agricole e nella trasformazione.

Per Lollobrigida "Made in Italy" non significa semplicemente "fatto in Italia", come accade altrove, ma qualcosa di bello e buono, che garantisce ricchezza e lavoro a chi ha preservato questi saperi per generazioni. Una tradizione che si sposa con l'innovazione e con la ricerca costante. I momenti di riconoscimento istituzionale, ha concluso, servono anche a raccontare ai giovani che questi mestieri offrono reddito e dignità sociale.

Quaranta prodotti, venti regioni: il viaggio nell'Italia da assaggiare

Il cuore del seminario è stato un percorso a tappe, con i maestri APEI suddivisi in gruppi, ciascuno incaricato di presentare le materie prime di due regioni. Quaranta prodotti in tutto, scelti non solo per la fama ma per la storia che portano con sé. Dal Lazio sono arrivate la fragolina di Nemi, minuscola e profumata, che vive poche settimane l'anno sulla terra vulcanica affacciata sul lago, e la patata di Leonessa, cresciuta a mille metri di quota. Dal Molise, la lenticchia di Capracotta e la mela zitella, così chiamata perché si conservava nelle dispense quando le altre erano già finite.

Il racconto ha toccato poi la Lombardia con il melone mantovano IGP e il marrone della Valle Camonica IGP, e il Friuli Venezia Giulia con il radicchio rosa di Gorizia, presidio Slow Food, e la prugna di Venzone, salvata dall'estinzione dall'impegno della comunità locale. Dalla Sardegna sono giunti lo zafferano DOP del Campidano e il carciofo spinoso, mentre le Marche hanno portato le mele rosa e l'anice verde di Castignano, ingrediente chiave dell'anisetta.

Per la Toscana si sono ascoltati il miele di San Rossore e lo zafferano di San Gimignano DOP, descritto come "un lusso sobrio fatto di pazienza e mani esperte, un po' come un panettone". L'Umbria ha presentato il tartufo e il sedano nero di Trevi, di cui è stato mostrato il potenziale sorprendente in pasticceria, candito o trasformato in gel e abbinato ad agrumi e cioccolato bianco.

Spazio anche a Puglia e Abruzzo, con la mandorla di Toritto, apprezzata dall'alta pasticceria per le note finali di burro, il miele di sulla e l'uva Montepulciano. Il Piemonte ha schierato la nocciola IGP, ingrediente del gianduiotto di Torino, e il Moscato di Canelli; il Trentino Alto Adige il grano saraceno e la mela renetta, che nel calore del forno "rivela la sua vera anima". Dalla Liguria e dalla Valle d'Aosta sono arrivati il chinotto di Savona, il pinolo mediterraneo e la Golden Delicious di montagna; da Calabria e Sicilia il pistacchio verde di Bronte DOP, il bergamotto, il fico d'India e la clementina IGP.

Infine, Veneto ed Emilia-Romagna, con la ciliegia di Marostica IGP, la pera volpina, il riso Vialone Nano veronese, primo riso europeo a ottenere l'IGP nel 1996, e il carciofo moretto di Brisighella. A chiudere il giro Campania e Basilicata, con il peperone di Senise IGP, il limone della Costiera, la fragola lucana e la mela annurca, la "regina delle mele del Mezzogiorno" con il suo antico metodo di arrossamento a terra.

Tutelare l'origine, dare valore ai produttori

Il filo che univa tutte le schede era la riconoscibilità dell'origine: come rendere identificabile la provenienza di ciò che acquistiamo, come dare il giusto valore ai produttori, come permettere a una piccola filiera di avere continuità e a un giovane di scegliere un mestiere artigiano con prospettive concrete. In questo percorso, è stato sottolineato, i pasticceri hanno una responsabilità particolare. Le loro scelte possono far conoscere un ingrediente e il territorio da cui proviene, rendendo desiderabile una qualità che altrimenti rischierebbe di restare sconosciuta. La domanda finale proposta alla platea era volutamente concreta: che cosa serve perché queste eccellenze abbiano un domani? Servono sostegno a chi produce, formazione per chi trasforma e, soprattutto, informazione per chi sceglie.

Pierre Hermé e la dolcezza che supera i confini

Tra gli ospiti d'onore, Pierre Hermé, massimo rappresentante della pasticceria francese, presentato da Massari come amico di lunga data conosciuto quando era ancora giovanissimo. Con Hermé il discorso si è spostato sul macaron e sulla sua storia, tra aneddoti sul "maccherone" da cui il nome deriva e sull'innovazione che il maestro francese ha portato in questo dolce, spostando "più lontano" il sapere e il gusto. Massari ne ha approfittato per una riflessione che ha raccolto applausi: i pasticceri non conoscono frontiere, sono amici di spagnoli, giapponesi e cinesi, e con lo zucchero "togliamo tutte le guerre". Un invito, in tempi complicati, a guardare alla pasticceria come a un linguaggio comune.

"Difendere i nostri prodotti, anche dai grandi centri commerciali"

Nel suo intervento conclusivo, Massari ha ricordato che l'Italia detiene una quota enorme dei prodotti a denominazione riconosciuta, e che proprio per questo vanno difesi, anche quando la grande distribuzione decide quali frutti portare sul mercato. Ha richiamato un pensiero attribuito a Paul Bocuse: quando gli italiani conosceranno l'esatto valore dei loro prodotti, per gli altri non ci sarà più spazio. Nel suo discorso Massari ha ricordato l’importanza del ruolo del pasticcere come custode d'identità: la qualità nasce dalla terra e, attraverso le mani degli artigiani, diventa cultura e piacere condiviso. La chiusura è un messaggio sull'uguaglianza dei territori: ogni regione ha pari dignità e la forza dell'Italia vive nelle sue differenze e "Difenderla insieme significa darle futuro", ha concluso.

I premi 2026-2027 e la medaglia della Camera

La giornata si è chiusa con i riconoscimenti assegnati da APEI ai colleghi. Il titolo di migliore pasticceria 2026-2027 è andato a Marta Boccanera e Felice Venanzi, due maestri romani che Massari ha dichiarato di aver visto crescere. Boccanera è anche vicepresidente dell'associazione.

Come miglior scuola italiana di pasticceria è stata premiata la Roma Academy di Davide Malizia, direttore e proprietario, che ha dedicato il riconoscimento alla formazione, vissuta come amore per il mestiere e "evoluzione della nuova generazione". Il titolo di miglior gelatiere italiano è stato assegnato a Eugenio Morrone, due volte campione del mondo, lodato per la competenza scientifica sul gelato, e quello di miglior pastry chef italiano a Dario Nuti, a cui Massari ha chiesto di realizzare "il dolce del futuro": una creazione su misura per ogni cliente.

Un fuori programma è stato affidato a Paolo Tracassini che, a nome della Camera, ha consegnato a Massari la medaglia della Camera dei Deputati, per sottolineare l'importanza della presenza e del lavoro dell'associazione.

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