Melanoma.net - Edizione 2018

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Da 15.03.2018 08:00 fino a 16.03.2018 20:00
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RAZIONALE

In Italia i nuovi casi di melanoma della cute sono circa 13.800 ogni anno, pari al 3% di tutti i tumori in entrambi i sessi, ma con un trend di incremento statisticamente significativo e superiore rispetto agli altri tipi di tumore, soprattutto tra i giovani. Il melanoma rappresenta, infatti, il 9% dei tumori giovanili negli uomini (seconda neoplasia più frequente), nelle donne rappresenta il 7% di tutti i tumori (terza neoplasia più frequente). In molti casi lo sviluppo del tumore è legato a mutazioni o anomalie a carico di oncogeni (geni che danno origine a proteine in grado di favorire l’insorgenza o la progressione del tumore) e di oncosoppressori (responsabili del mantenimento delle normali condizioni di funzionamento della cellula). Cellule mutate, o con caratteristiche genetiche alterate, rispondono in modo diverso ai vari e complessi trattamenti farmacologici; per questo motivo assume grande importanza la terapia oncologica basata su farmaci mirati (“target therapy”), che vengono somministrati in base alla presenza o meno di specifiche mutazioni del DNA. Nel caso del melanoma, si tratta principalmente di alterazioni a carico di geni che controllano le vie di trasduzione dei segnali proliferativi dalla superficie cellulare al nucleo, come il gene BRAF (V-raf murine sarcoma viral oncogene homolog B1). Circa il 50% di tutti i malati di melanoma ha una mutazione in un gene chiamato BRAF V600E e questa mutazione è stata collegata alla progressione del melanoma dai melanociti (cellule pigmentanti normali) nella pelle. Il gene BRAF codifica per una proteina mutata in un’elevata percentuale di pazienti con tumore. Grazie a questa alterazione, le cellule tumorali si replicano più velocemente e non vanno incontro ad apoptosi. Gli inibitori di BRAF legandosi alla BRAF mutata, inibiscono l’esito della mutazione BRAF V600. Il test BRAF permette di individuare la variante V600E di BRAF e la personalizzazione della terapia antitumorale nella selezione dei pazienti con melanoma idonei al trattamento con inibitori di BRAF. Il corso vuole innanzitutto analizzare l’utilizzo della target therapy nel setting adiuvante e sulle nuove linee guida dell’American Joint Committee on Cancer. Seguirà una sessione dedicata all’approccio multidisciplinare, con focus sulle tecnologie diagnostiche, sulla chirurgia e sulla radioterapia. La sessione successiva mira a fare chiarezza sulle evidenze scientifiche e sul relativo impatto nella pratica clinica sia nei pazienti BRAF mutati, sia nei pazienti cosiddetti wild type (che presentano il gene più comune in natura, in altri termini “non mutato”).

Sessioni specifiche sono poi dedicate a tavoli di lavoro in tema di percorsi diagnostico-terapeutici del paziente con mutazione BRAF. Il corso si chiude con il tema della responsabilità medica e con la discussione sulla comunicazione in ambito oncologico.


Fonte http://bit.ly/2CsfyIE



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