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DESCRIPTION:ROMA - Vent’anni fa entrava in vigore il Trattato di Amsterdam:
  con esso gli allora 15 Stati membri dell’Unione europea si erano ripromes
 si di trasformare l’Unione in uno Spazio di libertà\, sicurezza e giustizi
 a. Con questa scelta\, confermata dieci anni dopo dal Trattato di Lisbona 
 e dalla Carta dei diritti fondamentali\, gli Stati dell’Unione europea vol
 evano avviare la trasformazione dell’Unione da semplice mercato in uno spa
 zio politico al cui centro dovevano essere posti i cittadini e\, più in ge
 nerale\, le persone[1]. L’esperienza di questi anni ci ha dimostrato che n
 onostante alcuni importanti successi l’obiettivo è ancora ben lontano dal 
 realizzarsi.\nLe ragioni possono essere molteplici e ricondursi a più fatt
 ori\, politici\, burocratici\, istituzionali e\, soprattutto\, al succeder
 si e sovrapporsi di crisi che hanno messo a dura prova l’Unione e i suoi S
 tati membri. Anche se nel seminario del 28 gennaio non sarà possibile anal
 izzarle nel dettaglio\, si tenterà di comprendere quali siano state le pri
 ncipali difficoltà e quali potrebbero essere le iniziative politiche e giu
 ridiche necessarie per superarle nel corso della prossima legislatura\, an
 che nel quadro degli attuali Trattati.\nI lavori si svolgeranno in forma d
 i tavole rotonde alle quali sono stati invitati a partecipare quanti all’i
 nterno delle istituzioni europee e nazionali o nel mondo accademico hanno 
 potuto seguire da vicino l’evolversi delle diverse politiche che contribui
 scono direttamente o indirettamente alla trasformazione dell’Unione in Spa
 zio di libertà\, sicurezza e giustizia.\nNel corso delle tavole rotonde si
  prenderanno in considerazione la dimensione istituzionale (non solo a liv
 ello europeo ma anche nazionale)\, il ruolo crescente delle Agenzie e Auto
 rità europee e la dimensione internazionale (Nazioni Unite\, Consiglio d’E
 uropa)\nProgramma\nOre 9.30 – 1° Tavola rotonda: I valori che l’UE e gli S
 tati membri debbono proteggere e promuovere\nLa condivisione di valori com
 uni è il prerequisito per conseguire gli obbiettivi dei Trattati ed è alla
  base della fiducia reciproca fra gli Stati Membri\, in particolare nella 
 messa in opera delle politiche collegate allo Spazio di libertà\, sicurezz
 a e giustizia. Quando tali valori siano a rischio o vengano violati\, e co
 n essi i diritti fondamentali e la dignità delle persone\, il Trattato pre
 vede la possibilità di sospendere anche il diritto di voto degli  Stati in
 teressati (art.7 TUE). La stessa Corte di giustizia ha ritenuto legittima 
 la sospensione dei meccanismi di riconoscimento reciproco\, in particolare
  quando sia in gioco il rispetto dello stato di diritto.\nIn questa tavola
  rotonda si discuterà tanto dei casi in cui uno o più Stati membri mettano
  a rischio i valori e i diritti fondamentali dell’UE quanto anche delle po
 litiche della stessa Unione europea\, che a loro volta siano rispettose de
 i diritti fondamentali. Ci si può quindi chiedere se\, oltre agli Stati me
 mbri\, anche le istituzioni europee debbano creare meccanismi di prevenzio
 ne di queste violazioni.\nIntervengono\nGiuliano Amato\, Valerio Onida\, O
 reste Pollicino\n2° Tavola rotonda: Libertà di circolazione\, controllo de
 lle frontiere\, asilo e migrazione\nIl diritto alla libertà di circolazion
 e all’interno dell’UE e l’abolizione dei controlli alle frontiere interne 
 è la prova più evidente dell’esistenza dello Spazio di libertà ed è quindi
  preoccupante il riemergere delle pressioni da parte di più Stati membri p
 er ristabilire controlli alla mobilità umana. Nel corso degli ultimi anni\
 , a partire nel 2013 dalla riforma della governance di Schengen\, l’Unione
  europea ha sviluppato una serie impressionante di iniziative e una gestio
 ne integrata delle frontiere ispirata soprattutto da esigenze securitarie\
 , che a detta di molti studiosi e di rappresentanti delle stesse istituzio
 ni\, come il Controllore europeo della protezione dei dati\, sono sproporz
 ionate rispetto alla presunta minaccia esterna.\nLa stessa esigenza securi
 taria è stata invocata per limitare nei fatti il diritto di asilo\, mentre
  timide e limitate sono state le iniziative per la gestione dei flussi mig
 ratori e la politica dei visti. Altrettanto limitate sono state le iniziat
 ive UE per favorire l’integrazione dei migranti nelle società e nei mercat
 i del lavoro nazionali o per facilitare l’accesso dei migranti regolari.\n
 Intervengono\nGiuseppe Cataldi\, Laura Corrado\, Steve Peers\, Mario Savin
 o\nBuffet\nOre 14.30 – 3° Tavola rotonda: lo spazio di sicurezza interna (
 ed esterna)\nLa pressione securitaria sulle politiche dell’Unione non ha c
 essato di crescere dall’11 settembre 2001 e si è persino intensificata nel
  corso degli ultimi dieci anni. Dietro sollecitazione dei ministri degli i
 nterni l’Unione europea ha adottato numerose misure intese in particolare 
 a prevenire il terrorismo. Manca tuttavia per la maggior parte di tali mis
 ure una valutazione di impatto neutrale su quanto adottato e su quanto si 
 intende adottare così da poterne valutare l’adeguatezza e l’efficacia. All
 a carenza di informazioni si accompagna una debolezza congenita del contro
 llo democratico soprattutto a livello europeo\, come risulta anche da una 
 recente Risoluzione del PE.\nA questa carenza l’Unione europea risponde co
 n lo sviluppo della interoperabilità fra database europei e nazionali dise
 gnati originariamente per altri fini (es. EURODAC\, VIS). Preoccupante è i
 noltre il ricorso a fini di sicurezza interna di misure la cui base giurid
 ica è la politica di difesa\, di dubbia efficacia vincolante e priva di re
 ale il controllo democratico.\nIntervengono\nTony Bunyan\, Luisa Marin\, Y
 ves Poullet\, Marc Rotenberg\n4° Tavola rotonda: lo spazio giudiziario eur
 opeo\nLo spazio giudiziario europeo si è sviluppato notevolmente in campo 
 civile ma è rimasto incompleto in campo penale. Il principio del riconosci
 mento reciproco delle misure prese a livello nazionale ha subito diverse b
 attute di arresto con l’attenuarsi della fiducia reciproca fra gli Stati m
 embri e in presenza di contesti nazionali fortemente differenziati\, con P
 aesi particolarmente colpiti dalla criminalità organizzata ed altri pratic
 amente immuni. La “lisbonizzazione” di EUROJUST e la creazione della Procu
 ra europea favoriscono la cooperazione e l’emergere di un’azione più integ
 rata a livello sopranazionale\, ma preoccupa l’assenza di una strategia eu
 ropea in questo campo.\nIntervengono\nLuca De Matteis\, Henri Labayle\, Ha
 ns Nilsson\, Lorenzo Salazar\, Andrea Venegoni\nCoordina Emilio De Capitan
 i\nLingue di lavoro: italiano e inglese https://www.takethedate.it/tutti-g
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 edom-security-and-justice.html
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