La concordia come rimedio alla indifferenza che spesso si nasconde sotto la maschera della cosiddetta “correttezza politica”. È questo, in sintesi, il senso del convegno che si svolgerà da venerdì 15 a domenica 17 novembre nelle sale di Villa Falconieri a Frascati, dal titolo Humani generis concordia, promosso dalla Accademia Vivarium novum, in occasione della apertura dell’anno accademico. Nel corso del convegno, che sarà dedicato alla memoria del filosofo Remo Bodei recentemente scomparso, sono previsti gli interventi di numerose personalità, docenti ed esperti in varie discipline provenienti da varie università italiane e straniere, tra i quali Alessandro Tessari dell’Università di Padova, Claudio Moreschini dell’Università di Pisa, Stéphane Toussaint del CNRS di Parigi, Kurt Smolak dell’Università di Vienna, Davide Monaco dell’Università di Salerno, Charles Guittard dell’Università di Parigi Ovest, Ivan Parga dell’Università di Warwick, Enrico Peroli dell’Università di Chieti-Pescara, Guido Cappelli e Giancarlo Rinaldi dell’Università di Napoli “L’Orientale”. Nella giornata di sabato 16 è previsto l’intervento del filosofo e antropologo francese Marc Augé, che si concentrerà in particolare sull’esigenza di un nuovo umanesimo.
Quando popoli diversi per cultura, storia, istituzioni s’incontrano e vengono a confronto – si legge in una nota della Accademia Vivarium novum - il pericolo grande è che fanatismi vari, quelle granitiche, tracotanti certezze derivanti dall’amathìa, dalla crassa ignoranza priva di dubbi e d’interrogativi, prevalgano e portino a conflitti e ostilità da una parte e dall’altra; contrasti e dissensi che possono esplodere in atti violenti o comunque tendono a risolversi con la sopraffazione d’una civiltà sull’altra. Si tende dunque ad arginare il pericolo o educando alla “tolleranza”, ossia alla paziente sopportazione d’un peso, di ciò che comunque si ritiene estraneo o addirittura opposto a sé; oppure alla “correttezza politica”, ossia a una sorta di bavaglio, contrario a ogni parrhesìa, che ci costringe a schiacciare e mai esprimere le nostre opinioni e idee riguardo alcuni temi che pur riteniamo essenziali e basilari per la nostra vita e per la nostra cultura.
È oggi tempo di recuperare il concetto ben più altamente morale della concordia, così come declinato da una lunga serie di pensatori, a partire da Raimondo Lullo e Pietro Abelardo fino ad Erasmo, al Bodin e oltre, passando per il Cusano, Pico e il Ficino. Concordia che significa armonizzazione anche di note diverse e di strumenti assai dissimili, come in una bene orchestrata sinfonia; ritmo di diastole e sistole che irrora di sangue il corpo complesso e vario d’una società. Tale concordia si basa sulla fede dell’unità sostanziale del genere umano e dunque sulla certezza d’una radice comune di là dalle diverse e molteplici fioriture delle varie civiltà: fede e certezza condivisa dalle grandi culture d’occidente e d’oriente.
Nessuno, però, può raggiungere tale concordia nella società umana, se prima non s’è educato a realizzarla nella sua stessa persona; armonizzando, con arte paideutica, le varie parti di cui è composto ciascun individuo ed evitando che gl’istinti ferini e i bassi appetiti, privi d’ogni guida e direttiva, si scatenino come la Furia Aletto di virgiliana memoria liberata dagl’Inferi. Perché, platonicamente, l’arte dell’educazione di sé stessi e degli altri è non solo arte d’amore, ma coincide con l’arte politica: con quell’arte cioè grazie alla quale è possibile realizzare la concordia o harmonia delle parti diverse che costituiscono il corpo sociale e nutrire così nella maniera opportuna e salutare quella caratteristica dell’uomo ch’è d’esser politikòn zòon, in stretta connessione con la comunità naturale umana, nell’accezione più ampia che questo concetto possa avere.
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