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24 Mag 2026 ore 10:00 - 17:00

Giornata nazionale dell’Associazione Dimore Storiche Italiane ETS: villa Lubin apre al pubblico

dove: Roma
Categorie: Cultura

Domenica 24 maggio, dalle 10:00 alle 17:00, sarà possibile effettuare la visita guidata di Villa Lubin, sede del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro. 

La prenotazione è obbligatoria e va effettuata entro il 21 maggio: (cliccare qui).

Un appuntamento che rientra tra le iniziative della Giornata nazionale dell’Associazione Dimore Storiche Italiane ETS, giunta quest’anno alla XVI edizione. Un evento che consentirà a tutti i cittadini di visitare gratuitamente oltre 450 luoghi esclusivi come castelli, rocche, ville, parchi e giardini che fanno parte del patrimonio artistico e culturale del nostro Paese. 
La collaborazione tra il CNEL e l’Associazione Dimore Storiche Italiane ETS (cliccare qui per la notizia), è stata formalizzata il primo aprile 2026 attraverso la sottoscrizione di un Protocollo d’Intesa sui temi della tutela e valorizzazione del patrimonio culturale, della rigenerazione delle aree territoriali marginali e dello sviluppo sostenibile dei territori, con particolare attenzione ai piccoli comuni e alle aree rurali. 

VILLA LUBIN 

Villa Lubin, iniziata nel 1906 ed inaugurata nel 1908, ampliata nel 1934 con la costruzione del vicino edificio ad uso di biblioteca, restaurata nel 1959 al momento della sua assegnazione al CNEL.
L'ideatore principale fu l'architetto Pompeo Passerini, ma la connotazione più caratteristica dell'edificio deriva dalla stretta relazione intercorrente tra il lavoro dell'architetto e quello dei decoratori, Adolfo Cozza, Adolfo Apolloni, Giuseppe Mazzoni, Lemmo Rossi-Scotti, tutti artisti che avevano collaborato in quegli anni nella costruzione del Monumento a Vittorio Emanuele II.
Passerini, progettista dei palazzi Avogadro e Baggio-Villa in Corso Vittorio a Roma, maturato grazie alle esperienze accanto a Sacconi nella costruzione del Vittoriano, elaborò un edificio relativamente semplice nella articolazione, alleggerito da poche e contenute scansioni volumetriche, compatto ma non pesante.
Il palazzo è infatti composto da un corpo centrale principale rivestito di travertino nella zona inferiore e nei pilastri terminali, fiancheggiato da due ali leggermente arretrate con zoccolatura e pilastri d'angolo pure in travertino. La parte centrale, più ricca di ornati, è caratterizzata da un portico a tre fornici sorretti da colonne binate di pietra colorata, un motivo ripreso dalle logge aperte al primo piano delle due facciate laterali ad alleggerire la massa muraria.
Una breve balaustra articolata, interrotta al centro da due delfini e da una piccola vasca, delimita di fronte all'ingresso il ciglio del poggio, formando nel breve dirupo sottostante una piccola cascatella, ornata dalla statua di un dio delle acque all'interno del nicchione preesistente, e da una più ampia vasca di raccolta dell'acqua.
Cozza, scultore e archeologo umbro, che aveva eseguito bassorilievi per il Duomo di Orvieto e collaborato con Sacconi per le sculture del Vittoriano, progettò gli affreschi che ornano le pareti laterali del Parlamentino: a destra "L'agricoltura dalle epoche barbariche fino ai tempi della Roma Imperiale" e a sinistra "I grandi navigatori, gli astronomi e i naturalisti dal secolo XIII al XVIII".
Al perugino Lemmo Rossi-Scotti si devono invece i dipinti in stucco e pittura che ornano i soffitti del salone di rappresentanza, detto "Sala Gialla", ("Il trionfo di Cerere seguita dal corteggio delle nazioni"), delle due stanze laterali simmetriche e dello scalone d'onore.
Passerini seppe trovare una risposta adeguata e dignitosa, non inutilmente retorica, in un difficile equilibrio tra neo-barocco e liberty, così felicemente legato alla collocazione naturalistica al punto da non disturbare minimamente l'unità globale dell'ambiente.
Il termine "neo barocco" è definizione che torna spesso nelle valutazioni delle caratteristiche architettoniche di Villa Lubin. Usata spesso in senso riduttivo, essa contiene in realtà il meritato riconoscimento dello sforzo unitario compiuto dall'architetto e dagli altri artisti di adeguarsi al contesto in cui l'edificio doveva sorgere.


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