Le parole con cui viene raccontata la crisi climatica, oggi, sembrano non bastare più. “Sostenibilità”, “transizione”, “green”: termini che per anni hanno orientato il dibattito pubblico rischiano ormai di apparire lisi e insufficienti davanti a un cambiamento che non riguarda più soltanto il futuro delle prossime generazioni. Riguarda il presente, di tutti.
La crisi climatica è una condizione con cui si convive ogni giorno. Ondate di calore, eventi meteo estremi, territori fragili, città da ripensare, nuovi equilibri geopolitici ed economici, battaglie per l’approvvigionamento energetico. Per questo serve un nuovo lessico dell’ambiente, meno tecnico e più vicino alla vita delle persone. Un linguaggio capace non solo di descrivere il cambiamento, ma anche di immaginare la trasformazione.
È proprio da qui che riparte il “Festival di Pianeta 2030”, arrivato alla sua quarta edizione. Come è tradizione a partire dalla Giornata mondiale dell’Ambiente, torna l’evento annuale della sezione del Corriere della Sera dedicata a natura, clima e sostenibilità: il 5 giugno — giorno in cui, per il settimo anno, il quotidiano sarà tutto verde, di carta e in veste digitale — e il 6 giugno. Due giorni per interrogarsi su come sta cambiando il Pianeta e su come stanno cambiando le persone. Tutto sarà trasmesso in streaming su corriere.it, per raggiungere anche i lettori che non avranno modo di essere presenti di persona.
Il Festival si svolgerà ancora una volta a Milano, questa volta al Teatro Franco Parenti, con ospiti italiani e internazionali del mondo della scienza, della cultura, dell’informazione, dell’arte e della divulgazione. Ci saranno talk, monologhi, interviste, collegamenti da tutto il mondo, ma anche workshop e momenti dedicati ai lettori, chiamati a partecipare in modo sempre più diretto: insieme con i giornalisti del Corriere, a cominciare da quelli di Pianeta 2030, potranno preparare le interviste ad alcuni ospiti prestigiosi e rivolgere loro direttamente le domande. Ci saranno anche spettacoli e sfide di poesia.
Si parlerà di energia e geopolitica, di intelligenza artificiale e città del futuro, di oceani, clima, cibo, natura, consumi, cultura e culture, startup e disuguaglianze. Ma soprattutto si proverà a capire quali parole servono oggi per interpretare un’epoca che cambia mentre la si attraversa. Perché il linguaggio non è mai un esercizio di stile: è il modo con cui si costruisce un immaginario comune. E senza immaginare il futuro, senza avere le parole giuste e nuove per descriverlo, diventa difficile anche capirlo e trasformarlo.
Il Festival di Pianeta 2030 dà appuntamento al pubblico per continuare a dare forma al mondo che viene.
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