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Approfondimenti

Involucri performanti, rinnovabili e sicurezza strutturale: al Senato il confronto tra istituzioni e filiera dell’immobiliare allargato

Dalla manovra 2027-2029 al Piano Casa, i temi emersi nel convegno promosso da Remind: stabilità delle regole, selettività degli incentivi e capitale privato al centro del dibattito.

Mercoledì 4 novembre, presso la Sala Capitolare di Palazzo Minerva, si è svolta la seconda edizione del convegno nazionale “Involucri performanti, energie rinnovabili, strutture sicure”, promosso dal sentore di Forza Italia Antonio Trevisi. Tra i principali promotori dell’evento figura Vincenzo Scarano, presidente del Comitato Remind Rigenerazione Urbana. Il convegno ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del mondo imprenditoriale, delle associazioni e delle professioni per un confronto sulle prospettive della rigenerazione urbana, della transizione energetica, della sostenibilità ambientale e della sicurezza del patrimonio costruito. L’incontro mira a far convergere competenze e interessi diversi verso la tutela e l’innovazione del territorio: dalla riqualificazione degli edifici alle nuove esigenze abitative, fino agli investimenti necessari per infrastrutture e sviluppo immobiliare. Tra gli obiettivi emersi: la necessità di snellire i processi autorizzativi, di garantire una stabilità normativa, per favorire un’edilizia più sicura, efficiente e accessibile, di favorire il partenariato pubblico-privato e soprattutto di un dialogo attivo con le istituzioni.

Una giornata di ascolto reciproco in Senato

L’appuntamento si è aperto con un’introduzione di Paolo Crisafi, Cavaliere di Gran Croce e Presidente Remind, che ha ricordato come i comparti dell’immobiliare, delle infrastrutture e dell’energia siano stati a lungo considerati in competizione tra loro, mentre è ormai necessario ragionare in termini di sistema. Il format dell’iniziativa, giunta alla seconda edizione, è stato descritto come uno spazio di reciproco ascolto: le istituzioni illustrano la propria direzione di marcia e le imprese possono orientare le proprie proposte in funzione degli obiettivi nazionali ed europei.

Nel corso del suo intervento introduttivo Vincenzo Scarano, Presidente Comitato Rigenerazione Urbana Remind, ha ringraziato per la numerosa partecipazione che, a suo avviso, è sintomo di una rinnovata sete di costruzione mostrata da parte del Paese. Occasioni come questa, ha sottolineato, sono essenziali per affermare la necessità di dialogo e la cooperazione tra associazioni di categoria, imprese e istituzioni. “Oggi risulta fondamentale superare logiche settoriali e promuovere un modello di collaborazione fondato sulla condivisione delle competenze, sulla valorizzazione delle buone pratiche e sulla capacità di sviluppare sinergie concrete tra pubblico e privato. Il partenariato tra queste realtà rappresenta una condizione essenziale per trasformare le idee in progetti, favorire gli investimenti, accelerare i processi di rigenerazione e dare risposte efficaci alle esigenze abitative, infrastrutturali e territoriali del Paese. Tra gli obiettivi principali dell'incontro c'è la promozione del dialogo tra mondo politico e associazionismo, essenziale per costruire una crescita sana. La collaborazione strutturata tra pubblico e privato non è soltanto un’opportunità, ma una delle direttrici fondamentali per costruire il futuro dell’Italia.” ha dichiarato Scarano.

La cornice di politica economica: selettività e stabilità

L’intervento di apertura è stato affidato a Renato Loiero, consigliere del Presidente del Consiglio, che ha offerto una cornice di politica economica collegandola al disegno di legge di bilancio depositato proprio lo stesso giorno dell’incontro. Loiero ha ricordato che gli stanziamenti per i crediti d’imposta connessi ai bonus edilizi si riducono, tra il 2027 e il 2029, di quasi 24 miliardi di euro. Non lo ha presentato come un traguardo in sé, ma come il segnale che si sta esaurendo la stagione degli incentivi straordinari. Quella fase, ha osservato, ha mobilitato investimenti e lavoro, ma ha anche mostrato che un incentivo privo di limiti, di selettività e di un orizzonte stabile tende a gonfiare i prezzi e a danneggiare la filiera che intendeva sostenere.

La manovra, ha spiegato, conferma per il 2027 le detrazioni per il recupero edilizio, con aliquote del 50% sull’abitazione principale e del 36% sugli altri immobili, oltre al bonus mobili al 50% fino a 5.000 euro. Per l’ecobonus scompaiono i tetti per singola tipologia di intervento, sostituiti da un unico limite cumulativo di 96.000 euro. Sul versante della domanda abitativa, il fondo di garanzia per la prima casa viene rifinanziato con 200 milioni di euro per ciascuno degli anni 2028 e 2029, con una garanzia fino all’80% per giovani under 36, giovani coppie, nuclei monogenitoriali e famiglie numerose.

Loiero ha indicato tre condizioni per una rigenerazione responsabile: la stabilità delle regole; la selettività delle risorse pubbliche, che in quanto scarse devono convergere dove c’è realmente bisogno e non possono essere distribuite attraverso incentivi a pioggia; e la mobilitazione del capitale privato attraverso partenariati, fondi immobiliari e garanzie, proprio perché il fondo pubblico non è sufficiente per il progetto di rigenerazione urbana.

Ha inoltre ricordato che l’immobiliare allargato pesa oltre un quinto del prodotto interno lordo e occupa circa un milione di addetti, e che più dell’80% degli edifici è stato costruito prima del 1990. Da qui lo spostamento del baricentro dalla quantità alla qualità, dal costruire al rigenerare. La proposta del Governo alla filiera è stata riassunta come un patto: quadro stabile, regole chiare e partenariato in cambio di innovazione e qualità.

Energia e involucro edilizio: una visione d’insieme

Nel suo intervento il senatore Antonio Trevisi ha sostenuto che efficienza, produzione di energia e sicurezza non possano essere affrontate separatamente. Ha portato l’esempio di un cappotto termico realizzato su un edificio con tubazioni deteriorate, che rischia di rivelarsi un lavoro sprecato. Ha poi richiamato la crescita attesa dei consumi elettrici nei prossimi quindici anni, legata ai data center e alla mobilità elettrica. A suo avviso la tecnologia rende oggi disponibili sistemi fotovoltaici con accumulo in grado di coprire una quota molto elevata del fabbisogno domestico, e gli investimenti in efficienza possono offrire rendimenti superiori a quelli bancari.

Il Senatore ha sottolineato come eventi di questo tipo possano contribuire ad influenzare le azioni politiche e favorire il dialogo tra competenze tecniche e istituzioni.

Infrastrutture e manutenzione: la sfida indicata da Anas

L’amministratore delegato di ANAS, Claudio Andrea Gemme, ha illustrato i numeri di una rete che conta oltre 33.000 chilometri, più di 19.000 ponti e oltre 2.000 gallerie, a servizio di circa 3.500 comuni. Gli investimenti sono cresciuti fino a 2,4 miliardi dall’inizio dell’anno, con un obiettivo annuale di 3,3 miliardi. Il tema centrale, ha spiegato, è la manutenzione: più della metà delle opere d’arte ha oltre cinquant’anni e, grazie ai sistemi di monitoraggio strutturale, emerge la necessità di quello che Gemme ha definito un “piano Marshall della manutenzione”.

Il nuovo piano industriale 2027-2035 prevede 43,2 miliardi di opere tra nuove realizzazioni e manutenzione, a cui si aggiungono circa 30 miliardi legati a 140 opere commissariate. Il fabbisogno annuo per il quadriennio 2027-2030 è stato quantificato in 5,8 miliardi. ANAS è pronta ad investire 3,5 miliardi di euro all’anno in interventi di manutenzione, anche se questa cifra copre solo il 50% del fabbisogno necessario. In un Paese come il nostro, minacciato dal rischio sismico e dal dissesto idrogeologico, non si può non tenere conto degli interventi di manutenzione straordinaria. È a partire da queste considerazioni, sottolinea Gemme, che emerge ancora più chiaramente quanto sia necessario il contributo delle istituzioni.

il contributo delle istituzioni diventa necessario. Più tecnico l’intervento di Valerio Mele, chief operating officer di Anas, che nel terzo panel ha descritto il passaggio da una manutenzione reattiva a una predittiva, basata su ispezioni multilivello, classi di rischio e sensori in tempo reale integrati con sistemi di intelligenza artificiale. Mele ha ricordato che la capacità di spesa dell’azienda è più che triplicata in dieci anni, dal miliardo e cento milioni del 2017 ai circa 3,4 miliardi attuali.

Primo panel: qualificazione, sicurezza e qualità dei sistemi

Il primo tavolo, moderato dalla giornalista Maria Chiara Voci, è stato dedicato alla rigenerazione del patrimonio edilizio. Desiderio Berdini, Consigliere di CQOP SOA, ha posto l’accento sulla qualificazione delle imprese. La certificazione SOA, ha ricordato, si fonda su certificati di esecuzione dei lavori firmati dai committenti, e canalizzare gli incentivi verso operatori qualificati è a suo giudizio la chiave per rilanciare la filiera.

Il senatore Andrea De Priamo ha ricordato che il diritto alla casa e la qualità di abitare sono riconosciuti nei valori principali della Costituzione, nonché nell’articolo 47 sull’accesso alla proprietà. De Priamo ha messo in evidenza l’impegno mostrato da questa legislatura attraverso interventi come il Piano casa e con il Disegno di Legge di Rigenerazione urbana, che ad oggi non è ancora completato. Anche il senatore ha auspicato un rafforzamento della partnership pubblico-privato, soprattutto per far fronte al tema dell’emergenza abitativa.

Emanuele Bonanni, socio di Assosistema, ha affrontato il tema della sicurezza nei luoghi di lavoro, illustrando un dispositivo di protezione individuale intelligente per il lavoro in quota, capace di rilevare l’altezza e il corretto aggancio, segnalando eventuali anomalie sia all’operatore che al responsabile della sicurezza.

Filippo Colonna, presidente di CORTEXA, ha lanciato un allarme sul comparto dei sistemi a cappotto, che registra un calo del 55% in tre anni, e ha criticato la legge di bilancio per la mancata spinta all’efficienza energetica. Ha riferito di proposte condivise con le altre associazioni e inviate al Ministero dell’Economia, che ancora non hanno ricevuto risposta.

Sulla stessa linea Valeria Erba, presidente di ANIT, che ha parlato di errori tecnici nel disegno di legge di bilancio e della necessità di ascoltare chi davvero ha le competenze tecniche. Erba si è fortemente opposta agli interventi lampo che non si basano su una visione strategica nel lungo periodo e ha segnalato la necessità di rispettare la sequenza logica degli interventi di riqualificazione: non ci si può occupare dell’efficientamento energetico, se prima non si chiudono le dispersioni dell’involucro. Ha insistito sulla necessità di controlli rigorosi su posa e conformità dei materiali, definiti una tutela per le imprese serie e non un freno burocratico.

Franco Sassi di ANCE ha parlato di costruzione off-site e del coraggio di demolire e ricostruire gli edifici obsoleti, sfruttando al meglio le nuove tecnologie a nostra disposizione. Anna Freschi, vicepresidente di ADACI, è partita da una riflessione sui temi più ricorrenti dell’incontro: l’importanza della qualità, della sicurezza e la valorizzazione delle competenze. Quest’ultima caratteristica in particolare risulta fondamentale nelle supply chain e si costruisce attraverso la formazione del personale. Nello specifico, Freschi ha ribadito il ruolo indispensabile che ha la formazione di chi gestisce gli acquisti pubblici e privati.

Il Piano Casa tra pilastri, commissari e partenariato

Il tema del Piano Casa ha attraversato l’intera giornata. Marco Penna, capo della segreteria tecnica del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, ne ha ricordato l’impianto: centomila nuovi alloggi in dieci anni, circa dieci miliardi di intervento pubblico e tre pilastri, edilizia residenziale pubblica, edilizia residenziale sociale ed edilizia integrata con il concorso dei privati. Il commissario del III Pilastro del Piano Casa, l’ingegner Elisabetta Pellegrini, ha precisato che i programmi proposti da società private devono superare il miliardo di euro e vincolare almeno il 70% a edilizia convenzionata, con valori di cessione e locazione inferiori del 33% rispetto al mercato. Ha poi indicato nei costi di demolizione e smaltimento delle macerie uno degli ostacoli principali alla riqualificazione, non risolto dal Piano.

Felice Squitieri, commissario di Governo per il Piano Casa e per la ricognizione del patrimonio pubblico da riconvertire, ha riferito che il primo bando dispone di 700 milioni e che la fabbisogno riguarda circa 250.000 famiglie per l’edilizia pubblica e oltre un milione e duecentomila per quella sociale. Ha aggiunto che 18 regioni hanno risposto nei termini alla ricognizione avviata a fine luglio. Barbara Acreman, Direttore Generale Casa e Rigenerazione Urbana del MIT, ha citato i risultati del PINQUA, che con 2,8 miliardi ha recuperato oltre diecimila alloggi, e del programma complementare “Verde, sicuro e sociale”, con 27.000 alloggi pubblici interessati.

Le voci critiche e le proposte della filiera

Non sono mancate le critiche nei confronti delle scelte del Governo. Emanuele Ferraloro, presidente di FederCostruzioni, ha giudicato dannosa per la fiducia delle imprese l’ipotesi di dilazionare in dieci anni l’utilizzo dei crediti d’imposta già maturati e ha attribuito il ritardo di una legge nazionale sulla rigenerazione urbana al campanilismo delle normative regionali. Virginio Trivella, Consigliere Delegato per  Efficienza Energetica di ANCE Lombardia, ha chiesto una “discontinuità” rispetto alle politiche recenti, richiamando i dati ENEA sul dimezzamento dei risparmi energetici in un anno e la scomparsa dei soggetti IRES dalle agevolazioni. Ha presentato inoltre un modello di simulazione secondo cui una rimodulazione selettiva delle aliquote potrebbe finanziarsi senza aggravare il saldo di bilancio.

Cecilia Hugony, Vicepresidente di Assimpredil ANCE e Presidente di Renovate Italy, ha osservato che il Piano Casa non quantifica il fabbisogno di affitto rispetto a quello di acquisto e che mancano strumenti finanziari di durata trentennale per sostenere modelli di locazione. Thomas Miorin, Amministratore Delegato di Edera e Off Site Hub, ha presentato un rapporto sui benefici dell’edilizia off-site, con riduzioni dei costi fino al 15% e tempi di esecuzione dimezzati, proponendo un gruppo di lavoro interministeriale tra MIT e MASE. Riflessioni sul rapporto tra rendimento sociale e finanza sono arrivate da Juri Franzosi, Direttore Generale di Lombardini22 / Build Vision, che ha sollevato il tema dei depositi bancari inattivi.

Capitali privati, ricostruzione e sicurezza sismica

Sul fronte finanziario la professoressa Veronica Vecchi, SDA Bocconi, ha illustrato la blended finance, in cui una piccola quota di capitale pubblico a prima perdita attrae finanziamenti mezzanini e capitale di mercato, e ha suggerito la creazione di agenzie dedicate a housing e rigenerazione urbana. Antonio Bartolo, Regional Director Centro Italia SACE, ha ricordato la garanzia “Archimede” come leva per l’accesso al credito di investimenti di lungo periodo.

Il tema della prevenzione è stato affrontato da Roberto Covi, CEO di Tassullo, che ha scomposto il rischio sismico in pericolosità, vulnerabilità ed esposizione, ricordando che le norme sismiche italiane sono successive al 2008 mentre la maggior parte del patrimonio è precedente. Il commissario di Governo per il Sisma 2016, Guido Castelli, ha invitato a ricostruire “meglio” e non “dove era e com’era”, fornendo dati demografici e abitativi: 36,5 milioni di abitazioni e un 36% di famiglie composte da una sola persona. Rossana Gabrielli di Assorestauro ha richiamato la specificità del patrimonio storico e la necessità di una manutenzione programmata, citando stime del Consiglio nazionale degli ingegneri secondo cui con un terzo delle risorse spese per la ricostruzione si sarebbe potuta finanziare la prevenzione.

Massimo Mangini, del gruppo Mangini, ha posto l’accento sulla sicurezza e sulla sismica, concentrandosi soprattutto su quella che, a suo parere, è la parte che purtroppo viene considerata meno nel settore: l’attenzione alla messa in sicurezza degli elementi non strutturali degli edifici. Mangini ha elogiato le competenze tecniche italiane non solo nel settore della progettazione ma anche in quello della costruzione, e ha auspicato che si possa affermare una nuova fiducia nella qualità del Made in Italy, che ad oggi è riconosciuto e apprezzato anche all’estero.

Le conclusioni e la proposta di un libro bianco

L’onorevole Erica Mazzetti ha chiuso i lavori rivendicando i passi compiuti nella legislatura, dal codice degli appalti al Piano Casa, fino alla legge delega sul testo unico delle costruzioni. Ha annunciato l’intenzione di redigere con il contributo della filiera un libro bianco delle infrastrutture in vista delle politiche 2027, con un primo incontro il 26 novembre, e di riattualizzare la legge obiettivo con priorità su manutenzione, mitigazione del rischio idrogeologico e sismico, digitalizzazione e messa in sicurezza delle reti. La proposta include un piano decennale con una quota annua di prodotto interno lordo e almeno il 50% delle risorse attivato in partenariato pubblico-privato.

Il bilancio della giornata, nelle parole della stessa Mazzetti, si riassume in tre osservazioni: molte iniziative governative sono apprezzate ma giudicate insufficienti dalla platea, la filiera vuole mettere a disposizione il proprio know-how per evitare norme difficilmente applicabili, e vi è la volontà condivisa di rafforzare la filiera industriale come fattore di occupazione e ricchezza.

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