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Approfondimenti

Povertà alimentare, Azione Contro la Fame presenta alla Camera le proposte per la legge di bilancio 2027

Dall'accesso a un'alimentazione adeguata alle politiche per il lavoro, dai servizi per l'infanzia alle mense scolastiche: l'organizzazione chiede interventi strutturali per contrastare un fenomeno che coinvolge 5,4 milioni di persone in Italia. Il confronto con i deputati Gian Antonio Girelli e Andrea Quartini sulle priorità della manovra economica.

La povertà alimentare interessa circa un italiano su dieci e colpisce anche le famiglie che, pur lavorando, non dispongono di risorse sufficienti per un'alimentazione adeguata. Durante una conferenza stampa alla Camera dei deputati, Azione Contro la Fame ha illustrato le proprie raccomandazioni per la legge di bilancio 2027, proponendo interventi sul welfare, sull'occupazione, sui servizi per l'infanzia e sull'accesso al cibo sano. Al confronto hanno partecipato rappresentanti parlamentari e ricercatori, richiamando l'attenzione sulle conseguenze sanitarie ed economiche della povertà e sulla necessità di trasformare gli interventi assistenziali in percorsi di autonomia.

Povertà alimentare in Italia: 5,4 milioni di persone senza una dieta adeguata

Garantire l'accesso a un'alimentazione sana significa intervenire sulle condizioni economiche delle famiglie, sulle opportunità di lavoro e sulle disuguaglianze territoriali. È da questa considerazione che ha preso avvio la conferenza stampa promossa da Azione Contro la Fame alla Camera dei deputati, dedicata alle proposte dell'organizzazione per la legge di bilancio 2027.

L'incontro ha portato all'attenzione delle istituzioni un fenomeno che riguarda una parte consistente della popolazione italiana e che non coincide necessariamente con le forme più evidenti di povertà. Secondo i dati Istat richiamati durante la presentazione, nel 2025 circa 5,4 milioni di persone, pari al 9,3% della popolazione, non hanno potuto permettersi un'alimentazione adeguata. L'indicatore considera, in particolare, l'impossibilità economica di consumare un pasto proteico almeno una volta ogni due giorni.

A questo dato si aggiungono circa due milioni di persone, il 3,3% della popolazione, che hanno dichiarato di non disporre di denaro sufficiente per acquistare il cibo necessario. Quest'ultimo indicatore, è stato osservato, ha registrato un leggero peggioramento dopo un decennio caratterizzato da una tendenza alla diminuzione.

Nel videomessaggio introduttivo, il deputato Gian Antonio Girelli, impossibilitato a partecipare in presenza per ragioni sanitarie, ha richiamato il rapporto tra alimentazione, salute e giustizia sociale. Il problema coinvolge anche persone occupate che, a causa di redditi insufficienti, non riescono a garantire alla propria famiglia una dieta equilibrata.

Per Girelli, la disponibilità di cibo adeguato costituisce una componente essenziale della prevenzione sanitaria. Le conseguenze di un'alimentazione insufficiente o nutrizionalmente squilibrata possono infatti protrarsi nel tempo, soprattutto quando riguardano i bambini. Da qui il richiamo alla responsabilità delle istituzioni e alla necessità di utilizzare la manovra economica per individuare stanziamenti specifici contro la povertà alimentare.

Salari bassi, precarietà e autonomia economica: le cause strutturali della povertà alimentare

L'analisi presentata da Azione Contro la Fame parte dall'esperienza maturata attraverso il programma Mai più Fame – Dall'emergenza all'autonomia, attualmente attivo a Milano, Napoli e Bari.

Il progetto combina un sostegno immediato alla spesa alimentare, attraverso una tessera utilizzabile nei supermercati, con percorsi di educazione nutrizionale, attivazione personale e reinserimento lavorativo. L'obiettivo è accompagnare le famiglie verso una condizione nella quale possano provvedere autonomamente ai propri bisogni.

L'organizzazione ha spiegato che l'esperienza sul territorio ha consentito di approfondire le cause della povertà alimentare, successivamente analizzate nell'Atlante della fame in Italia del 2025 e nelle attività di ricerca condotte nel 2026.

A parità di altre condizioni, tra i principali fattori di rischio figurano salari bassi e precarietà occupazionale, in particolare quando l'attività lavorativa è caratterizzata da contratti brevi, impieghi stagionali o part-time involontario. A queste difficoltà si aggiunge l'aumento dei prezzi alimentari, che incide soprattutto sull'acquisto di prodotti freschi come frutta, verdura, carne e pesce.

Un ulteriore elemento riguarda la partecipazione femminile al mercato del lavoro. L'organizzazione ha richiamato le difficoltà incontrate dalle donne che cercano una nuova occupazione dopo la maternità, spesso in assenza di servizi adeguati per la cura dei figli.

Il collegamento tra reddito, lavoro e alimentazione costituisce pertanto il presupposto delle raccomandazioni contenute nel documento tecnico elaborato per la manovra 2027. L'intenzione è trasferire a livello nazionale le risposte sperimentate nei progetti territoriali, superando una concezione dell'aiuto alimentare limitata alla distribuzione di beni di prima necessità.

Assegno di inclusione e programma GOL: le proposte per favorire il reinserimento lavorativo

Il primo ambito di intervento riguarda le misure di welfare e le politiche attive del lavoro, con particolare attenzione all'Assegno di inclusione (ADI) e al programma Garanzia Occupabilità dei Lavoratori (GOL).

Per quanto riguarda l'ADI, Azione Contro la Fame propone di innalzare da 3.000 a 5.000 euro lordi annui la soglia di reddito da lavoro del nucleo familiare esclusa dal ricalcolo del beneficio.

Secondo l'organizzazione, l'attuale limite rischia di ridurre la convenienza economica ad aumentare l'intensità lavorativa. Una soglia più elevata potrebbe invece favorire l'accettazione di opportunità occupazionali più stabili e remunerative, senza determinare immediatamente una riduzione equivalente del sostegno percepito.

Sul programma GOL, la valutazione si concentra soprattutto sui risultati occupazionali. A fronte dell'aumento delle persone prese in carico e dei percorsi formativi attivati, permangono infatti differenze significative tra i destinatari.

I dati illustrati durante la conferenza indicano un tasso medio nazionale di esito occupazionale del 45% per il percorso 1, rivolto alle persone più vicine al mercato del lavoro. La percentuale scende al 19% per il percorso 4, destinato a soggetti che presentano condizioni di maggiore vulnerabilità e difficoltà di reinserimento.

Per questo motivo, l'organizzazione chiede finanziamenti strutturali che consentano la prosecuzione delle politiche attive oltre la conclusione delle risorse del PNRR, vincolandone una quota al rafforzamento degli interventi rivolti alle persone più fragili.

La stabilizzazione delle risorse costituisce una richiesta ricorrente nell'intero documento. La conclusione dei finanziamenti straordinari, secondo Azione Contro la Fame, non dovrebbe interrompere servizi destinati a rispondere a bisogni permanenti della popolazione.

Asili nido e mense scolastiche: servizi essenziali contro le disuguaglianze

Un secondo capitolo riguarda i servizi per l'infanzia, considerati determinanti per consentire ai genitori, e in particolare alle madri, di cercare e mantenere un'occupazione.

L'organizzazione ha richiamato l'obiettivo nazionale del 33% di copertura dei servizi per la prima infanzia, evidenziando i persistenti divari territoriali. Ha inoltre ricordato che il Consiglio dell'Unione europea, nel 2022, ha raccomandato di raggiungere il 45% di partecipazione ai servizi educativi per la prima infanzia.

Accanto alla disponibilità delle strutture, resta il problema dei criteri di accesso. In numerosi territori viene accordata una priorità alle famiglie nelle quali entrambi i genitori lavorano, mentre chi è impegnato nella ricerca di un'occupazione rischia di rimanere escluso.

Azione Contro la Fame propone di introdurre criteri nazionali uniformi che riconoscano priorità anche ai genitori in ricerca attiva di lavoro, documentata attraverso i centri per l'impiego, e alle famiglie con ISEE più basso.

Particolare attenzione è stata dedicata alle mense scolastiche, considerate uno strumento di tutela della salute, sostegno economico alle famiglie e riduzione delle disuguaglianze educative.

Secondo i dati riportati durante la conferenza, soltanto il 36,5% degli istituti scolastici italiani dispone di una mensa, con differenze territoriali significative. Anche le condizioni economiche di accesso sono estremamente eterogenee.

A Milano, ad esempio, è stata indicata una soglia ISEE di 2.000 euro per la gratuità del servizio, con agevolazioni progressive fino a 27.000 euro. A Bari la soglia di gratuità sale a 6.000 euro, mentre le agevolazioni arrivano fino a 40.000 euro.

Per ridurre queste differenze, Azione Contro la Fame propone un livello essenziale delle prestazioni relativo ai costi della refezione scolastica, con gratuità per le famiglie con ISEE fino a 10.140 euro e un sistema di agevolazioni progressive che tuteli in particolare i nuclei con ISEE fino a 15.000 euro.

L'intervento richiederebbe un aumento della dotazione del fondo destinato al contrasto della povertà alimentare a scuola, accompagnato da finanziamenti continuativi per ampliare la disponibilità del servizio.

Sugar tax e Carta Dedicata a Te: favorire il consumo di cibo sano

L'accessibilità economica degli alimenti è stata affrontata anche attraverso il tema della qualità nutrizionale.

Nel corso della presentazione è stato ricordato che nel 2025 il 26% dei minori italiani risultava in condizioni di sovrappeso o obesità, con percentuali del 33% nella fascia tra sei e dieci anni e del 31% tra tre e cinque anni, secondo i dati richiamati dall'organizzazione.

Azione Contro la Fame ha quindi proposto di ampliare l'ambito della sugar tax, originariamente prevista per le bevande edulcorate e più volte rinviata, estendendola anche ai prodotti solidi caratterizzati da elevati contenuti di zuccheri aggiunti e sodio.

L'organizzazione chiede che la misura venga effettivamente applicata e suggerisce di destinare, ove possibile, il relativo gettito al finanziamento delle mense scolastiche gratuite per le famiglie economicamente più vulnerabili.

L'ultima proposta riguarda la Carta Dedicata a Te, considerata un importante strumento nazionale di sostegno immediato, sebbene non accompagnato da percorsi di autonomia economica.

L'organizzazione propone di ampliare i criteri di priorità, includendo le famiglie monogenitoriali con un solo figlio, attualmente penalizzate rispetto ai nuclei composti da almeno tre persone.

Un secondo intervento riguarda le scadenze per l'attivazione. Come illustrato durante la conferenza, il contributo previsto è stato articolato in due quote da 500 euro, per un totale di 1.000 euro tra l'autunno 2026 e la primavera 2027.

Per la prima quota, il termine del primo utilizzo è stato indicato nel 16 dicembre 2026. Azione Contro la Fame propone di estenderlo fino a marzo 2027, evitando che ritardi nel ritiro o nell'attivazione della carta comportino la perdita del contributo da parte delle famiglie beneficiarie.

Quartini: povertà alimentare e salute pubblica richiedono una risposta politica

Il rapporto tra condizioni economiche e salute è stato approfondito dal deputato Andrea Quartini, che ha espresso una sostanziale condivisione delle proposte presentate, pur giudicandole più prudenti rispetto all'impostazione generalmente sostenuta dal Movimento 5 Stelle nelle politiche di contrasto alla povertà.

Quartini ha richiamato la presenza simultanea di malnutrizione per difetto e malnutrizione per eccesso nelle società economicamente sviluppate. Due fenomeni apparentemente contraddittori che possono tuttavia riguardare le stesse fasce sociali vulnerabili.

Nel suo intervento ha ricordato che circa 1,3 milioni di bambini vivono condizioni di povertà alimentare e ha insistito sul ruolo delle condizioni socioeconomiche nella determinazione dello stato di salute della popolazione.

Dal punto di vista sanitario, ha osservato, intervenire sulla povertà può produrre benefici collettivi particolarmente rilevanti, affiancando alle prestazioni diagnostiche e terapeutiche un'azione sulle cause sociali delle patologie.

Il deputato ha inoltre sviluppato una riflessione sulle politiche di prevenzione, richiamando l'influenza degli interessi economici nei settori del tabacco, dell'alcol e dell'alimentazione. In questa lettura, la sugar tax costituisce uno degli strumenti attraverso i quali le istituzioni potrebbero orientare i consumi verso comportamenti più favorevoli alla salute.

La riflessione si è estesa alle disuguaglianze nella distribuzione della ricchezza, alla precarietà occupazionale e alla necessità di garantire redditi dignitosi. Quartini ha sostenuto l'opportunità di un intervento pubblico più incisivo, anche alla luce delle trasformazioni del mercato del lavoro legate all'intelligenza artificiale e alla robotica.

Nel successivo confronto, Azione Contro la Fame ha precisato che la scelta di concentrare il documento su misure immediatamente attivabili non riduce l'importanza attribuita alla crescita dei salari. Le proposte sono state formulate per individuare interventi concretamente discutibili nell'ambito della manovra, mantenendo l'obiettivo di agire sulle cause strutturali della povertà alimentare.

Mense scolastiche e investimenti sociali: due euro di ritorno per ogni euro speso

La parte conclusiva della conferenza ha coinvolto anche i rappresentanti di un osservatorio di ricerca sulla povertà e l'insicurezza alimentare, che hanno proposto di ampliare progressivamente il confronto ad altri strumenti di intervento.

Tra i temi richiamati figurano la qualità nutrizionale degli alimenti distribuiti attraverso gli aiuti pubblici, la sostenibilità dei prodotti, la possibilità di accedere a servizi di consulenza nutrizionale e il miglioramento dell'alimentazione nelle strutture collettive, comprese quelle ospedaliere e penitenziarie.

Particolare interesse ha suscitato uno studio sul rendimento sociale degli investimenti nelle mense scolastiche. Secondo i risultati illustrati da uno dei ricercatori, un calcolo prudenziale, limitato alle componenti economiche direttamente monetizzabili, indica due euro di ritorno per ogni euro investito.

La stima, è stato precisato, non comprende i possibili benefici sanitari e quelli derivanti dall'educazione alimentare, più difficili da misurare nel medio e lungo periodo.

È stata inoltre richiamata la possibilità di estendere la funzione delle mense oltre il normale calendario scolastico. Le strutture sono infatti generalmente operative per circa 180 giorni all'anno, mentre le necessità alimentari delle famiglie proseguono anche durante le vacanze e nei periodi di sospensione delle lezioni.

Il direttore generale di Azione Contro la Fame, Simone Garroni, ha riferito che una valutazione condotta con la medesima metodologia sul progetto Mai più Fame - Dall'emergenza all'autonomia ha restituito un risultato analogo: due euro di valore economico per ogni euro investito.

Garroni ha sottolineato soprattutto il ruolo dell'inserimento lavorativo come strumento di emancipazione dalla condizione di bisogno. Consentire alle persone vulnerabili di tornare a lavorare significa, nella valutazione dell'organizzazione, generare benefici economici per la collettività e promuovere condizioni di maggiore giustizia sociale.

Dalla discussione è emersa anche l'importanza dell'educazione alimentare come servizio accessibile. L'esperienza del programma Mai più Fame, che mette a disposizione consulenze nutrizionali individuali per i partecipanti e le loro famiglie, mostra come questo tipo di assistenza possa risultare difficilmente raggiungibile per chi dispone di risorse economiche limitate.

Azione Contro la Fame ha infine richiamato i risultati dell'indagine qualitativa realizzata con Ipsos su 120 famiglie, contenuta nell'Atlante della fame 2026. Le testimonianze raccolte descrivono situazioni di difficoltà spesso poco visibili, nelle quali anche famiglie apparentemente lontane dalle condizioni di povertà estrema sono costrette a rinunciare ai pasti o a ridurne la qualità per ragioni economiche.

La conferenza si è chiusa con l'impegno dell'organizzazione a proseguire l'interlocuzione con le istituzioni e le forze parlamentari durante la discussione della legge di bilancio 2027, affinché le raccomandazioni presentate possano essere tradotte in interventi concreti di sostegno alle famiglie e di prevenzione della povertà alimentare.

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