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Approfondimenti

Mobilità sostenibile, alla Camera il confronto sul futuro dell'auto elettrica. Costa: «Serve un patto tra politica e industria»

Dagli incentivi fiscali per le flotte aziendali agli investimenti nelle infrastrutture di ricarica, fino alla revisione delle tariffe energetiche.
 
Al convegno “Verso una mobilità più sostenibile”, il vicepresidente della Camera Sergio Costa presenta una serie di proposte per accelerare la transizione dell'automotive e invita maggioranza e opposizione a costruire un programma condiviso per la prossima legislatura.
 
La mobilità elettrica continua a crescere in Italia, ma la distanza dai principali mercati europei resta significativa. Le immatricolazioni aumentano, le infrastrutture di ricarica si diffondono e le imprese della componentistica stanno affrontando la trasformazione tecnologica del settore. Il ritmo della transizione, tuttavia, è ancora lontano dagli obiettivi fissati dalla programmazione energetica nazionale. Su questo divario si è concentrato l'intervento del vicepresidente della Camera dei Deputati, Sergio Costa, che ha avanzato una serie di proposte fiscali, industriali e infrastrutturali, accompagnandole con la richiesta di un impegno politico trasversale.
 
L'occasione è stata il convegno “Verso una mobilità più sostenibile. Scenari e prospettive per cittadini e industria”, in programma martedì 20 ottobre 2026, alle ore 15, nella Sala del Refettorio di Palazzo San Macuto, a Roma. L'iniziativa ha riunito nel programma rappresentanti delle associazioni dell'automotive, delle case automobilistiche e delle istituzioni per discutere le condizioni necessarie ad accompagnare il cambiamento del sistema dei trasporti, considerando tanto le esigenze dei cittadini quanto quelle della produzione industriale.
Ad aprire i lavori è stato Costa, che ha richiamato i dati del mercato internazionale e nazionale prima di soffermarsi sugli strumenti attraverso i quali sostenere la diffusione dei veicoli elettrici. Il vicepresidente della Camera ha posto particolare attenzione alle proposte elaborate dalle associazioni di settore, individuando nelle flotte aziendali uno dei primi ambiti sui quali potrebbe intervenire il Parlamento.
 

Auto elettriche, il mercato italiano cresce ma resta distante dall'Europa

Il punto di partenza dell'analisi di Costa è stato il progressivo aumento della mobilità elettrica nel mercato automobilistico mondiale. Richiamando i dati dell'Agenzia Internazionale dell'Energia, il vicepresidente della Camera ha riferito che nel 2025 circa un'automobile su quattro rientrava nelle categorie di alimentazione elettrica e ibrida considerate nel suo intervento. Per il 2026 ha indicato una quota stimata del 28%, corrispondente a circa 23 milioni di nuove vetture.
L'espansione del mercato non procede però con la stessa intensità nei diversi Paesi. Nel confronto europeo illustrato da Costa, i Paesi Bassi raggiungono una quota del 40%, seguiti dal Belgio con il 38%, dalla Francia con il 30% e dalla Germania con il 26,5%. La Spagna si attesta al 10,5%, mentre l'Italia registra l'8,5%.
Il mercato nazionale mostra comunque segnali di crescita. Costa ha citato un incremento del 66%, osservando come questo risultato debba essere letto insieme alla quota ancora contenuta delle nuove immatricolazioni. La diffusione dei veicoli elettrici aumenta, ma il numero di automobili presenti sulle strade italiane rimane limitato rispetto alle dimensioni complessive del parco circolante.
La differenza con gli altri mercati europei è stata utilizzata dal vicepresidente per introdurre il tema degli interventi pubblici. Una maggiore diffusione della mobilità elettrica, secondo le considerazioni espresse durante il convegno, richiede condizioni economiche e infrastrutturali capaci di accompagnare le decisioni di acquisto dei cittadini e gli investimenti delle imprese.
 

Gli obiettivi del PNIEC al 2030 e gli 85 mila punti di ricarica in Italia

La distanza tra la situazione attuale e gli obiettivi nazionali emerge dal confronto con il Piano Nazionale Integrato per l'Energia e il Clima (PNIEC). Secondo i numeri riportati da Costa, in Italia circolano circa 455 mila automobili elettriche, a fronte di un traguardo di 4,3 milioni di vetture fissato per il 2030.
Restano dunque quasi 3,85 milioni di veicoli da aggiungere al parco circolante per raggiungere l'obiettivo indicato. Una differenza sulla quale il vicepresidente della Camera ha espresso dubbi, considerando il tempo ancora disponibile e l'attuale andamento delle immatricolazioni.
Costa ha richiamato anche la responsabilità nazionale nella definizione degli obiettivi, ricordando che il PNIEC è uno strumento di programmazione elaborato dall'Italia nell'ambito degli impegni europei. Il conseguimento dei traguardi previsti dipende quindi dall'efficacia delle misure adottate per sostenere il mercato e adeguare il sistema infrastrutturale.
Sul fronte della ricarica, il vicepresidente ha indicato circa 85 mila punti disponibili sul territorio nazionale, aggiungendo che il 54% delle aree di servizio autostradali dispone di infrastrutture dedicate ai veicoli elettrici.
L'espansione della rete rappresenta uno dei passaggi necessari per rendere più agevole l'utilizzo quotidiano delle automobili elettriche, soprattutto nei collegamenti di lunga percorrenza. Alla disponibilità dei punti di ricarica si affiancano le questioni relative ai costi dell'energia, alla capacità delle reti elettriche e alla programmazione degli interventi sul territorio.
 

Dipendenza petrolifera e trasporto delle merci: il nodo energetico italiano

La trasformazione della mobilità è stata affrontata anche attraverso il rapporto tra consumi energetici e dipendenza dall'estero. Costa ha ricordato il peso del trasporto su gomma nell'economia italiana, citando una quota dell'85% delle merci movimentate attraverso la rete stradale.
Una dipendenza che rende il sistema produttivo e distributivo particolarmente esposto alle variazioni dei costi energetici. Il trasporto delle merci, infatti, incide su numerose attività economiche, dalla logistica alla distribuzione commerciale, con conseguenze sui costi sostenuti dalle imprese.
Secondo i dati attribuiti all'ISPRA e richiamati durante l'intervento, la dipendenza italiana dall'estero per i prodotti petroliferi raggiunge il 93-94%. Costa ha inoltre indicato una quota del 6,5% per il contributo delle fonti rinnovabili nel comparto energetico considerato.
A completare il quadro, le stime dell'Unione Energia per la Mobilità sulla fattura energetica nazionale. Il valore citato per il 2025 è di quasi 49 miliardi di euro, mentre per il 2026 viene indicata una previsione compresa tra 57 e 58 miliardi.
Il vicepresidente della Camera ha collegato questi numeri alla necessità di distinguere gli interventi temporanei sui prezzi dei carburanti dalle politiche capaci di modificare progressivamente la struttura del sistema energetico.
Nel corso del 2026, ha ricordato, sono state adottate misure di sostegno alla pompa per oltre due miliardi di euro. Provvedimenti destinati a contenere gli effetti immediati degli aumenti, ma che, secondo Costa, non incidono direttamente sulle condizioni strutturali dalle quali deriva la dipendenza dai prodotti petroliferi.
 

La filiera automotive italiana tra componentistica, riconversione e occupazione

Il cambiamento delle motorizzazioni interessa una parte importante dell'industria nazionale, con conseguenze differenti per le imprese che producono componenti, sistemi elettronici, materiali e tecnologie destinate ai veicoli.
Costa ha richiamato i risultati dell'Osservatorio sulla trasformazione dell'ecosistema automotive (OTEA), soffermandosi su un dato relativo alla composizione della filiera italiana: il 76% delle imprese produce componenti utilizzabili indipendentemente dalla tipologia di motore.
Soltanto l'11% delle aziende considerate prevede, secondo i dati citati, un cambiamento radicale della propria filiera produttiva.
Le percentuali consentono di distinguere le attività industriali direttamente interessate dalla sostituzione delle tecnologie di propulsione da quelle che possono continuare a operare anche in presenza di una diversa composizione del mercato automobilistico.
Un'azienda specializzata in componenti utilizzabili su differenti tipologie di veicoli, ad esempio, si trova ad affrontare esigenze produttive diverse rispetto a un'impresa la cui attività dipende esclusivamente dalle motorizzazioni tradizionali. Da qui l'attenzione alla necessità di prevedere strumenti di accompagnamento differenziati.
Il vicepresidente ha riportato anche alcune previsioni relative all'occupazione, indicando una possibile contrazione del 5% nella filiera automotive complessiva e un incremento dell'1,9% nel comparto elettrico.
La trasformazione industriale coinvolge dunque non soltanto le produzioni, ma anche l'organizzazione del lavoro, gli investimenti in nuove tecnologie e l'aggiornamento delle competenze professionali.
Per Costa, le politiche destinate al settore dovrebbero tenere conto di questa articolazione, favorendo l'adattamento delle imprese e sostenendo gli investimenti necessari a sviluppare nuovi prodotti.
 

Batterie e materie prime critiche, il peso della Cina e gli obiettivi europei sul riciclo

La produzione di veicoli elettrici introduce ulteriori questioni legate alla disponibilità delle materie prime necessarie alla realizzazione delle batterie.
Il vicepresidente della Camera ha citato il Global Critical Minerals Outlook 2026 dell'Agenzia Internazionale dell'Energia, richiamando la concentrazione in Cina di una quota rilevante delle attività di raffinazione.
Secondo i dati illustrati, il Paese asiatico raffina il 74% del litio e il 94% della grafite destinata alle batterie. Si tratta di materiali impiegati in una filiera la cui crescita è direttamente collegata all'aumento della produzione automobilistica elettrica e dei sistemi di accumulo.
Costa ha quindi richiamato il Critical Raw Materials Act europeo, soffermandosi sull'obiettivo di raggiungere entro il 2030 una capacità di riciclo corrispondente al 25% del consumo annuo di materie prime strategiche dell'Unione.
Il recupero dei materiali dalle batterie esauste e dai componenti dismessi potrebbe contribuire a ridurre il ricorso alle importazioni, favorendo lo sviluppo di attività industriali dedicate al trattamento e alla valorizzazione delle materie prime.
Nell'intervento è stata sottolineata la relazione tra mobilità elettrica ed economia circolare, con particolare attenzione alla possibilità di sviluppare una maggiore autonomia negli approvvigionamenti attraverso il recupero dei materiali già utilizzati.
 

Incentivi fiscali per le flotte aziendali, la proposta di Motus-E e delle associazioni dell'automotive

Tra le misure affrontate da Sergio Costa, quella relativa alle flotte aziendali elettriche occupa un posto particolare, anche per la possibilità di intervenire attraverso modifiche normative di portata circoscritta.
Il vicepresidente della Camera ha richiamato una proposta fiscale presentata alla Presidenza del Consiglio da alcune associazioni di settore, tra cui ANFIA, ANIASA e Motus-E, finalizzata a favorire l'acquisto di veicoli elettrici da parte delle imprese.
Il meccanismo illustrato si basa su un trattamento fiscale capace di rendere più conveniente la scelta di automobili elettriche rispetto ai veicoli con motorizzazioni tradizionali.
Costa ha osservato che, secondo la ricostruzione proposta nel suo intervento, l'attuale disciplina fiscale non garantisce una differenziazione sufficiente a orientare in questa direzione le decisioni delle aziende.
L'effetto di un intervento sulle flotte non si esaurirebbe nelle nuove immatricolazioni. Le automobili acquistate dalle imprese, terminato il primo periodo di utilizzo, vengono infatti generalmente reimmesse sul mercato dell'usato. Un aumento delle flotte elettriche potrebbe quindi favorire, negli anni successivi, una maggiore disponibilità di vetture a prezzi inferiori rispetto a quelli del nuovo.
La proposta coinvolgerebbe così due segmenti del mercato: gli acquisti aziendali e la successiva circolazione dei veicoli usati.
Costa ha manifestato la disponibilità a sostenere l'iniziativa anche attraverso un possibile intervento parlamentare nel breve periodo. Rivolgendosi ai rappresentanti politici presenti, ha suggerito di valutare un emendamento condiviso nell'ambito del provvedimento relativo ai veicoli Euro 5, senza attendere necessariamente la legge di bilancio.
Una possibilità che il vicepresidente ha presentato come esempio di collaborazione tra maggioranza e opposizione su misure immediatamente affrontabili.
 

Finanziamenti agevolati alle imprese per sostenere la transizione elettrica

Accanto alla fiscalità delle flotte, Costa ha proposto di intervenire sulle condizioni di accesso al credito per le aziende impegnate nella trasformazione dell'automotive.
Il vicepresidente ha ricordato che circa il 60% delle imprese della filiera ricorre all'autofinanziamento. Un elemento che ha portato a prospettare strumenti di sostegno rivolti alle aziende attive sul territorio nazionale, soprattutto a quelle impegnate nella produzione di componenti e tecnologie destinate ai veicoli elettrici e ibridi.
L'ipotesi illustrata prevede un sistema di finanziamenti agevolati differenziati in base alle caratteristiche della produzione.
Le condizioni di accesso alle agevolazioni potrebbero quindi variare in relazione alla tipologia di tecnologia sviluppata e agli investimenti necessari per realizzarla, attraverso un meccanismo definito dal vicepresidente come un sistema di sostegno a geometria variabile.
L'intervento avrebbe lo scopo di accompagnare le imprese nei processi di adeguamento degli impianti e di sviluppo delle nuove produzioni, tenendo conto delle differenti esigenze presenti nella filiera industriale.
 

Reti elettriche, colonnine e sistemi di accumulo: la proposta sugli investimenti strutturali

Il capitolo infrastrutturale è stato affrontato anche sul piano delle risorse pubbliche disponibili.
Costa ha richiamato il tema della clausola di salvaguardia nazionale europea per il biennio 2027-2028, facendo riferimento a un importo di 14,4 miliardi di euro e alle questioni relative al suo possibile impiego in campo energetico.
Nel ragionamento proposto dal vicepresidente, una parte delle risorse potrebbe essere destinata, laddove le condizioni normative lo consentissero, alla realizzazione di infrastrutture di ricarica, al potenziamento delle reti elettriche e allo sviluppo delle tecnologie di accumulo.
Si tratterebbe di investimenti destinati a sostenere nel tempo l'evoluzione del sistema energetico, affiancando la crescita delle immatricolazioni elettriche con l'adeguamento delle infrastrutture necessarie al loro utilizzo.
L'aumento dei punti di ricarica comporta infatti nuove esigenze per le reti di distribuzione, chiamate a gestire una domanda elettrica in trasformazione. I sistemi di accumulo costituiscono un ulteriore elemento della programmazione energetica, anche in relazione alla disponibilità di energia prodotta da fonti rinnovabili.
Il vicepresidente ha invitato a considerare queste destinazioni nell'ambito del confronto sulle misure di sostegno al settore, collegandole alla necessità di investire in strutture capaci di accompagnare l'espansione della mobilità elettrica.
 

Prezzo della ricarica e oneri di sistema, le modifiche proposte alle tariffe

La diffusione dei veicoli elettrici dipende anche dai costi sostenuti dagli automobilisti per la ricarica, soprattutto quando vengono utilizzate infrastrutture pubbliche.
Su questo punto Costa ha suggerito di modificare alcune componenti della struttura tariffaria dell'energia elettrica, concentrando l'attenzione sugli oneri generali di sistema.
L'intervento prospettato non riguarda quindi soltanto il prezzo dell'energia acquistata dagli operatori, ma anche le voci che concorrono alla formazione del costo finale della ricarica.
Il vicepresidente ha indicato inoltre la possibilità di introdurre condizioni tariffarie più favorevoli per le forniture in bassa e media tensione, con l'obiettivo di evitare che l'utilizzo di un'automobile elettrica risulti, in determinate circostanze, economicamente meno conveniente rispetto a quello di un veicolo alimentato da carburanti tradizionali.
Un'altra proposta ha riguardato i Piani Urbani della Mobilità Sostenibile (PUMS), per i quali Costa ha suggerito una maggiore armonizzazione attraverso l'adozione di un formato comune.
La programmazione urbana, nell'impostazione illustrata durante il convegno, dovrebbe inserirsi in un percorso coordinato con le politiche nazionali, soprattutto per quanto riguarda l'organizzazione dei servizi e la diffusione delle infrastrutture dedicate alla nuova mobilità.
 

Il confronto alla Camera tra Motus-E, ANFIA, case automobilistiche e istituzioni

Il convegno di Palazzo San Macuto è stato strutturato in tre panel, dedicati alle associazioni di settore, alle imprese automobilistiche e ai rappresentanti delle istituzioni, con la moderazione della giornalista Roberta Davino.
Nel panel associativo il programma prevedeva Andrea Boraschi, direttore di T&E Italia, Francesco Naso, segretario generale di Motus-E, e Fabrizia Vigo, direttore Relazioni istituzionali e Affari legali di ANFIA.

Per il mondo delle imprese erano indicati Gabriele Conti, e-Mobility & e-Solutions Manager di Stellantis Italia, Michele Crisci, presidente e amministratore delegato di Volvo Car Italia, Marco Santucci, Managing Director di Jameel Motors Italy, e Stefano Sordelli, direttore Group Press, Communications & External Relations di Volkswagen Group Italia.

La sessione istituzionale prevedeva gli interventi dei parlamentari Francesca Ghirra, Antonino Iaria, Massimo Milani, Tullio Patassini, Vinicio Peluffo e Luca Squeri.
La composizione dei panel ha posto a confronto soggetti impegnati su aspetti differenti della transizione: dalla rappresentanza delle imprese alla produzione e commercializzazione dei veicoli, fino alla definizione degli strumenti legislativi e delle politiche pubbliche.
Nell'apertura dei lavori, Costa ha espresso interesse per le proposte avanzate dal settore associativo e industriale, dichiarando la propria disponibilità ad approfondirle nel corso del confronto.
 

Sergio Costa: un patto tra maggioranza e opposizione per la mobilità sostenibile

L'ultima parte dell'intervento del vicepresidente della Camera è stata dedicata alla prospettiva politica degli interventi proposti.
Costa ha invitato a superare la contrapposizione tra maggioranza e opposizione nella definizione delle misure destinate alla mobilità elettrica, sostenendo la necessità di un accordo capace di coinvolgere le diverse forze parlamentari e i rispettivi referenti per le politiche energetiche.
La richiesta nasce dalla considerazione dei tempi necessari per attuare alcune delle proposte discusse. Le modifiche fiscali più circoscritte potrebbero trovare spazio nell'attività parlamentare immediata, mentre gli investimenti infrastrutturali e gli interventi industriali richiederebbero una programmazione più lunga.
Costa ha riconosciuto i limiti temporali della fase conclusiva della legislatura, distinguendo gli impegni realizzabili nell'immediato da quelli da affidare al successivo mandato parlamentare.
L'obiettivo indicato è assumere fin d'ora un impegno condiviso affinché la transizione della mobilità e il sostegno alla filiera automotive rimangano tra le priorità delle politiche industriali ed energetiche nazionali nei cinque anni successivi.
Non un accordo limitato a singole misure, dunque, ma un percorso che consenta di affrontare con continuità gli interventi sulla fiscalità, sulle infrastrutture, sulle imprese e sui costi energetici, indipendentemente dagli equilibri parlamentari.
Nel formulare la proposta, Costa ha precisato che il tema non riguarda le prospettive personali dei singoli parlamentari, ma la possibilità che le forze politiche assumano una responsabilità comune nei confronti del sistema produttivo nazionale.
«Possiamo parlare la stessa lingua», ha affermato il vicepresidente riferendosi al rapporto tra mondo politico e industriale.
La disponibilità al confronto, secondo Costa, dovrebbe tradursi nell'individuazione di alcune misure concrete sulle quali intervenire fin da subito, lasciando alla prossima legislatura le scelte che richiedono una programmazione pluriennale.
Il vicepresidente ha concluso ribadendo l'interesse per le proposte delle associazioni e delle imprese, alcune delle quali potrebbero già essere oggetto di iniziative parlamentari. L'impegno richiesto alle forze politiche è quello di non interrompere il percorso avviato, mantenendo aperto il confronto con il settore industriale e individuando gli strumenti legislativi necessari per accompagnare la trasformazione della mobilità italiana.

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