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Approfondimenti

Auto in panne, alla Camera il futuro dell’automotive tra transizione e tutela del lavoro

Alla presentazione del volume, il rapporto fra politiche ambientali, competitività e occupazione al centro del dibattito. Dai messaggi istituzionali alle proposte degli autori, il confronto sulle condizioni per accompagnare il cambiamento senza disperdere competenze e capacità produttiva.

La trasformazione dell’industria automobilistica e le sue ricadute economiche e sociali sono state al centro della presentazione di Auto in panne, il volume di Alberto Gusmeroli, Tullio Patassini e Sara Garino ospitata alla Camera dei deputati. Nel confronto, moderato da Daniele Capezzone, le riflessioni sulle politiche europee si sono intrecciate con le esigenze delle imprese e delle famiglie, approfondendo il ruolo della neutralità tecnologica, degli investimenti e della tutela del lavoro nella costruzione di una transizione sostenibile.

Il futuro dell’auto come questione industriale e sociale

La necessità di accompagnare il cambiamento dell’industria automobilistica senza comprometterne il contributo all’economia e all’occupazione ha costituito il filo conduttore dell’incontro, durante il quale la tutela dell’ambiente è stata discussa insieme alle condizioni che consentano alle imprese di continuare a produrre e innovare.

A richiamare questo equilibrio è stato il Presidente della Camera, Lorenzo Fontana, nel messaggio letto ai partecipanti, sottolineando il valore strategico di una filiera dalla quale dipendono attività produttive, competenze e centinaia di migliaia di posti di lavoro. Nel soffermarsi sulle sfide che il comparto sta attraversando, Fontana ha osservato come il progressivo irrigidimento delle norme possa incidere sulle possibilità di crescita, soprattutto quando il confronto internazionale avvenga con operatori soggetti a vincoli meno stringenti.

Ha indicato nella competitività una priorità del dibattito europeo, affinché la protezione dell’ecosistema possa accompagnarsi alla salvaguardia del tessuto industriale. Il confronto fra istituzioni, imprese, esperti e società civile è stato così valorizzato come un’occasione per individuare soluzioni condivise, riconoscendo alla presentazione del volume un contributo alla discussione sulle prospettive del settore.

Una transizione che parta dalla realtà produttiva

Accompagnare la trasformazione dell’industria automobilistica significa anzitutto comprenderne le esigenze, attraverso un confronto diretto con le imprese, i lavoratori e i territori che ne sostengono la filiera. È sul valore dell'ascolto della realtà produttiva che si è soffermato, nel suo messaggio, il Ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, sottolineando come le politiche industriali debbano nascere dalla conoscenza concreta delle difficoltà del settore, affinché le scelte istituzionali possano sostenere l’innovazione senza disperdere competenze e capacità produttiva.

Il ministro ha riconosciuto al volume il merito di nascere da audizioni parlamentari, dati, memorie e confronto con i territori, restituendo un’immagine dell’automotive che comprende non soltanto i grandi costruttori, bensì l’intera rete di imprese e lavoratori coinvolti. Per chiarirne la dimensione, ha richiamato il peso del settore, indicato in circa il 7% del PIL europeo, insieme a quello della componentistica italiana, con oltre 2.100 imprese e circa 168.000 addetti. Questi numeri hanno accompagnato la considerazione centrale del suo intervento: la decarbonizzazione resta un obiettivo necessario, tuttavia richiede una politica industriale che preservi occupazione, competitività e capacità produttiva. Il principio della neutralità tecnologica è stato quindi presentato come la condizione affinché ricerca e innovazione possano sviluppare soluzioni diverse, mentre investimenti, competenze e regole adeguate dovrebbero consentire alla filiera europea di affrontare il cambiamento senza arretrare.

Il rapporto fra gli obiettivi da raggiungere e gli strumenti impiegati per conseguirli ha guidato il successivo confronto sulle politiche europee, sollecitato da Capezzone attraverso una riflessione sulle conseguenze delle scelte regolatorie per produttori e consumatori. Su questo nodo Riccardo Molinari, presidente dei deputati della Lega, ha espresso una critica all’impostazione del Green Deal, sostenendo che abbia orientato il settore verso una specifica tecnologia senza considerare adeguatamente i costi di acquisto, la disponibilità delle infrastrutture e le caratteristiche della domanda.

Le conseguenze della trasformazione della componentistica sul lavoro hanno portato Molinari a sottolineare la necessità di affiancare agli obiettivi ambientali strumenti di sostegno industriale, affinché le imprese possano affrontare la riconversione salvaguardando l’occupazione, anche nel confronto con concorrenti che, a suo giudizio, beneficiano di un intervento pubblico più incisivo. All’esigenza di accompagnare la filiera nel cambiamento si è intrecciata quella di garantire la stabilità delle regole, sulla quale si è soffermato Paolo Borchia, intervenuto da remoto, osservando come correzioni parziali e frequenti revisioni normative possano indebolire la fiducia di produttori e consumatori. Secondo il relatore, infatti, l’incertezza sulle condizioni nelle quali si troveranno a operare rende più difficile tanto la programmazione degli investimenti da parte delle aziende quanto la scelta di un nuovo veicolo per gli automobilisti.

Borchia ha inoltre sollecitato una valutazione ambientale fondata sull’intero ciclo di vita delle tecnologie, anziché sulle sole emissioni allo scarico, riportando la discussione alla necessità che sostenibilità ambientale, economica e sociale siano considerate congiuntamente.

Energia e infrastrutture, le condizioni materiali del cambiamento

Energia, materie prime e infrastrutture hanno trovato spazio nel confronto come elementi decisivi per accompagnare la trasformazione dell’automotive, il cui rinnovamento coinvolge non soltanto le case automobilistiche, bensì l’insieme delle attività produttive e logistiche da cui dipende la costruzione dei veicoli. A richiamare questi legami è stato il viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Edoardo Rixi, che ha illustrato come le difficoltà del comparto si intreccino con quelle delle acciaierie, della produzione di materie plastiche, della raffinazione e dei trasporti, sottolineando quanto gli oneri a carico dei diversi settori possano ripercuotersi sull’intera filiera e ridurre, nella sua analisi, le risorse disponibili affinché le imprese continuino a investire e innovare.

Secondo la sua lettura, gli oneri che gravano sulle imprese possono ridurre le risorse disponibili per innovare, mentre la riconversione richiede investimenti consistenti nelle reti, nei sistemi di rifornimento e nell’approvvigionamento delle materie prime. La questione, pertanto, non riguarderebbe soltanto quali veicoli produrre, bensì la possibilità di mantenere in Europa le attività e le competenze necessarie a costruirli.

Rixi ha avvertito che anche una revisione delle politiche europee dovrebbe essere accompagnata da misure capaci di sostenere gli investimenti e favorire il ritorno delle produzioni, poiché un cambiamento delle regole, da solo, non ricostituirebbe ciò che nel frattempo è stato trasferito altrove. Il richiamo al rafforzamento della capacità produttiva si è così intrecciato con quello alla liquidità delle imprese, all’efficienza dei pagamenti pubblici e al potenziamento delle infrastrutture logistiche.

La trasformazione della mobilità è stata affrontata anche dal punto di vista delle famiglie, per le quali l’acquisto di una nuova automobile può rappresentare una spesa difficile da conciliare con le altre necessità quotidiane. A richiamare questa dimensione sociale della transizione è stato Armando Siri, che ha sottolineato l’esigenza di tenere conto delle diverse disponibilità economiche dei cittadini, poiché non tutti possono sostenere con la stessa facilità i costi del cambiamento: occorre pertanto, secondo il relatore, prestare particolare attenzione alle famiglie meno abbienti, affinché gli obiettivi ambientali siano perseguiti senza gravare soprattutto su chi dispone di minori risorse.

La tutela dell’ambiente è stata ribadita come un obiettivo da perseguire tenendo conto delle condizioni economiche delle famiglie, affinché la sostituzione dell’automobile o gli interventi sull’abitazione non comportino oneri difficilmente sostenibili, soprattutto per chi dispone di risorse limitate. Il rapporto tra costi per i cittadini e benefici ambientali ha guidato anche la riflessione di Alberto Di Rubba, responsabile del Dipartimento Automotive della Lega, che ha invitato a confrontare le diverse misure sulla base della riduzione delle emissioni ottenibile con le risorse impiegate: occorre pertanto, secondo il relatore, valutare le possibilità di intervento sulle diverse fonti emissive, affinché gli investimenti siano indirizzati dove possano produrre i maggiori benefici, anziché concentrare l’attenzione soltanto sul settore automobilistico.

La neutralità tecnologica, ha precisato, non dovrebbe quindi essere intesa come un rifiuto dell’elettrico, bensì come la possibilità di lasciare spazio anche all’ibrido, ai biocarburanti e alle altre soluzioni che possano contribuire alla riduzione delle emissioni. L’obiettivo da lui indicato è un’automobile più sostenibile che continui a essere progettata e costruita in Europa, generando lavoro nella filiera e rimanendo accessibile alle famiglie.

Dall’ascolto dei territori a una strategia per ripartire

L’ascolto delle imprese e dei territori ha rappresentato il punto di partenza di Auto in panne, nato dalla volontà degli autori di comprendere le difficoltà della filiera automobilistica e affiancare alla loro analisi proposte per il rilancio del settore. A raccontare questo lavoro collettivo è stato Patassini, che ha ripercorso il confronto sviluppato nelle Commissioni parlamentari, ricordando quanto il contributo di associazioni e realtà produttive abbia arricchito la preparazione del volume, offrendo strumenti di lettura e stimoli alla riflessione. Le esperienze raccolte, ha sottolineato, si sono intrecciate con una particolare attenzione ai dati, affinché tanto la ricostruzione delle criticità quanto le soluzioni proposte trovassero fondamento nella conoscenza concreta del comparto.

L’obiettivo, ha spiegato, è individuare un percorso che coniughi sostenibilità industriale, sociale e ambientale, affinché la tutela dell’ambiente proceda insieme alla salvaguardia del lavoro e della capacità produttiva, senza che una di queste esigenze prevalga a scapito delle altre. Il legame tra imprese e territori ha attraversato anche la riflessione di Garino, che ha descritto l’automotive non soltanto come una filiera, bensì come un ecosistema, la cui forza risiede nelle relazioni e nelle sinergie tra le diverse realtà che lo compongono: tutelarne le attività significa pertanto preservare un patrimonio condiviso di competenze, poiché le difficoltà delle aziende non rimangono circoscritte alla produzione, ma si riflettono sul lavoro, sulle famiglie e sulla vita delle comunità.

Attraverso la metafora di una ceramica ricomposta e impreziosita nelle sue fratture, l’autrice ha espresso la possibilità di ricostruire il settore valorizzandone il patrimonio di competenze, anziché limitarsi a registrarne le difficoltà. Il riferimento alle aziende del Canavese che hanno avviato percorsi di diversificazione verso l’aerospazio ha accompagnato questa riflessione, offrendo un esempio di come capacità già presenti nei territori possano alimentare nuove attività.

Il ruolo delle istituzioni nel sostenere il rilancio dell’automotive è stato al centro delle considerazioni di Gusmeroli, che ha ripercorso il lavoro della Commissione Attività produttive e le audizioni dei vertici di Stellantis, richiamate nel volume per raccontare il confronto tra Parlamento e industria. Nel rivendicare la centralità dell’attività parlamentare, l’autore ha sottolineato come l’ascolto del sistema produttivo consenta di far emergere difficoltà e responsabilità, ma richieda anche la volontà di intervenire sulle scelte che condizionano il futuro del comparto: alle analisi devono pertanto seguire atti concreti, affinché il confronto istituzionale contribuisca a orientare e sostenere il cambiamento.

Le quindici azioni proposte nel libro sono state presentate come un percorso che coinvolge tanto le istituzioni europee quanto le case automobilistiche, alle quali Gusmeroli ha chiesto un impegno diretto nell’accompagnare il cambiamento. La riflessione si è collegata anche alle misure nazionali discusse durante l’incontro, dalle richieste di alleggerimento della fiscalità sulla mobilità avanzate da Molinari all’attenzione di Rixi per gli investimenti e la solidità delle imprese.

La possibilità di sostenere famiglie e imprese attraverso un impiego più efficace delle risorse ha guidato anche la riflessione sull’energia, che Gusmeroli ha sviluppato richiamando l’importanza del risparmio, dell’efficienza e dei sistemi di accumulo, affinché gli investimenti rispondano alle esigenze dei cittadini e contribuiscano al rafforzamento dell’industria. Nelle considerazioni conclusive, l’attenzione si è quindi rivolta ai giovani e alle condizioni che possano incoraggiarli a costruire il proprio futuro in Italia, senza ricondurre la scelta di partire soltanto al peso della fiscalità.

Gusmeroli ha pertanto sollecitato un impegno condiviso tra istituzioni e imprese, poiché agevolare l’ingresso nel mondo del lavoro richiede non soltanto interventi fiscali, bensì anche la disponibilità delle aziende a riconoscere e remunerare adeguatamente le capacità dei giovani, offrendo loro opportunità di crescita che rendano concreta la possibilità di restare nel Paese.

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