Dalla Sala Stampa Estera di Palazzo Grazioli i risultati dei tre consorzi e il confronto con le istituzioni sul futuro della responsabilità estesa del produttore.
Giovedì 24 settembre presso la Sala Stampa Estera di Palazzo Grazioli, i Consorzi Cobat hanno presentato i Bilanci di Sostenibilità relativi al 2025, illustrando i risultati ottenuti e soffermandosi sulle sfide e sugli obiettivi futuri. Cobat RIPA, Cobat RAEE e Cobat TYRE restituiscono un'unica fotografia al Paese, mostrando grandi possibilità di sviluppo. L'evento, giunto alla sua seconda edizione e organizzato con la collaborazione di Globe Italia – Associazione nazionale per il clima, ha visto la partecipazione di membri delle istituzioni, rappresentanti di enti pubblici, direttori generali di Cobat e aziende, con l'obiettivo di proporre un approccio sinergico che coinvolga produttori, parte pubblica e consorzi. La prima parte dell'incontro è stata riservata alla presentazione dei report 2025, mentre la seconda, la tavola rotonda dal titolo Responsabilità Estesa del Produttore: indirizzi istituzionali e prospettive, si è concentrata sull'evoluzione dell'inquadramento normativo e sull'intervento delle istituzioni.
Il valore del Bilancio di Sostenibilità: metodologia e funzione pubblica
L'apertura dei lavori è stata affidata a Michele Priori, Direttore Generale di Consorzi Cobat, il quale ha sottolineato la rilevanza pubblica assunta dai bilanci di sostenibilità presentati da Cobat, che da meri documenti aziendali si sono trasformati in documenti che hanno valenza anche verso terzi. In particolare, per quanto riguarda l'anno 2025, l'elemento che si evince dai report è che tutte le filiere Cobat hanno raggiunto risultati significativi, sia internamente al settore, attraverso la nascita di nuovi consorzi dedicati ad ulteriori materiali (Cobat Tessile, ELV Italia, EPS), sia per quanto riguarda l'evoluzione del concetto di responsabilità estesa del produttore. Oggi questo principio non è più solo una regola legata alla singola filiera, ma un principio ormai consolidato all'interno dell'ordinamento giuridico italiano ed europeo. Questo significa, ha ricordato Priori, che i consorzi, pur essendo enti privati e senza scopo di lucro, hanno comunque una finalità pubblica essenziale per il Paese. I report 2025 hanno rilevato una rinnovata attenzione per il recupero dei materiali, attività che assume un ruolo strategico fondamentale per l'Italia: in un paese con poche miniere, occuparsi di una corretta gestione dei rifiuti non significa solo occuparsi di politica ambientale, ma soprattutto di sviluppo industriale. "La trasformazione verso un modello di sviluppo più sostenibile non si misura soltanto nella capacità di gestire correttamente il fine vita dei prodotti, ma nella possibilità di trasformare quella responsabilità in valore condiviso, per l'ambiente, per il sistema industriale e per le comunità", ha dichiarato Priori.
Camilla Colucci, CEO di Circularity – Sustainability partner, che ha supportato la redazione dei report, si è soffermata sulla metodologia attraverso cui sono stati costruiti i bilanci 2025 e rendicontate le performance di sostenibilità di Cobat. Il primo passo, ha illustrato Colucci, è stata un'analisi di materialità, che ha permesso di individuare gli ambiti di azione più importanti dei consorzi. Successivamente è stata effettuata una raccolta dati che ha incluso tutti gli stakeholder dei consorzi Cobat, basandosi sui cosiddetti GRI, gli standard internazionali più utilizzati per rendicontare le performance di sostenibilità. Il report si è concentrato soprattutto sugli aspetti specifici di ognuno dei tre consorzi: per Cobat RIPA i temi principali riguardano metalli pesanti, rifiuti pericolosi e sicurezza del trattamento; per Cobat RAEE gli ambiti di principale interesse sono stati il riciclo di rifiuti multimateriali e il recupero delle materie prime critiche; per Cobat TYRE il focus è stato sul recupero della gomma e sulle performance della filiera logistica di raccolta. L'obiettivo è stato quello di valorizzare pienamente le attività di ciascun consorzio a prescindere da quanto richiede lo standard: il bilancio di sostenibilità, che secondo la normativa vigente è un report volontario, viene infatti redatto per dimostrare ai propri stakeholder come operano e quali azioni concrete portano avanti.
I risultati del 2025
David Viva, Direttore Generale di Cobat RIPA, è stato il primo a presentare i risultati ottenuti dal consorzio dedicato alle pile e agli accumulatori esausti. Il primo dato su cui si è voluto soffermare è l'incremento del 7,8% dei Soci, un numero che dimostra l'efficacia del lavoro di consulenza e assistenza portato avanti dai consorzi Cobat e che testimonia non solo un mantenimento della fiducia da parte dei vecchi soci, ma anche la capacità di attrarne di nuovi. Nel 2025 i Soci hanno immesso al consumo 231.688 tonnellate di pile e accumulatori, l'82% delle quali riconducibile al comparto automotive (SLI e veicoli elettrici), con le batterie EV in crescita dell'87% rispetto al 2024. Per quanto riguarda la raccolta, le batterie portatili coprono l'84% del totale effettuato dal consorzio, percentuale che corrisponde al 43% circa dell'immesso al consumo del 2024 e al 30% della raccolta a livello nazionale. Un aumento del 9% rispetto al 2024 registra la raccolta di batterie per veicoli elettrici e mobilità leggera. Il report, ha sottolineato Viva, dimostra il ruolo strategico che Cobat RIPA ricopre per il Paese, soprattutto a fronte di un anno come il 2025, caratterizzato da una profonda trasformazione dovuta all'evoluzione del quadro normativo europeo e all'accelerazione della transizione energetica. "In uno scenario sempre più caratterizzato dalla diffusione della mobilità elettrica e dei sistemi di accumulo energetico, le batterie assumono oggi un ruolo strategico senza precedenti: il recupero delle materie prime critiche contenute al loro interno diventa una leva essenziale per la sicurezza degli approvvigionamenti e la competitività industriale del Paese", ha dichiarato.
Valentina Negri, Direttrice Generale di Cobat RAEE, ha illustrato le performance del consorzio che gestisce i rifiuti derivanti dalle apparecchiature elettriche ed elettroniche. Per quanto riguarda il 2025, i Soci hanno immesso sul mercato oltre 200.000 tonnellate di apparecchiature elettriche ed elettroniche, con un aumento del 34% rispetto al 2023, mentre il consorzio ha raccolto quasi 31.000 tonnellate di RAEE, pari all'8,2% della raccolta nazionale di rifiuti domestici. Uno dei dati più significativi riguarda il comparto professionale, cresciuto del 264% grazie al progressivo revamping degli impianti fotovoltaici: sui moduli fotovoltaici a fine vita, Cobat RAEE ha raggiunto un tasso di recupero della materia pari all'89%, con conferimento in discarica pari a zero. Il bilancio fotografa positivamente i risultati raggiunti ma, come ha ricordato Negri, la strada resta lunga e disseminata di sfide: l'aumento della raccolta, poiché ad oggi l'Italia ha raggiunto circa la metà del target europeo, un obiettivo di difficile conseguimento per come è stato impostato il calcolo, ma verso il quale istituzioni, Centro di Coordinamento, sistemi collettivi e operatori stanno lavorando; il contrasto alla dispersione illegale dei flussi, soprattutto nel canale professionale, e al fenomeno dei free rider, favorito dal commercio elettronico; la gestione delle batterie al litio contenute nei RAEE, la cui presenza cresce in modo costante insieme all'immesso al consumo; l'innovazione dei processi di riciclo, per estrarre le materie critiche dai nuovi prodotti immessi sul mercato.
Francesco Massari, Direttore Generale di Cobat TYRE, ha illustrato come il consorzio abbia consolidato il proprio ruolo nella gestione degli pneumatici fuori uso, raccogliendo oltre 42.000 tonnellate di PFU (+31% rispetto al 2023), superando il target ministeriale sul mercato del ricambio del 10,85% e registrando un'accelerazione del 58% sui volumi intercettati dal circuito ACI. Oltre 9.400 le richieste di raccolta gestite nel corso dell'anno dalla rete logistica del consorzio. "Nel 2025 – ha dichiarato Massari – Cobat TYRE ha raggiunto risultati che confermano la solidità del nostro modello consortile e la capacità della filiera di operare con efficienza, responsabilità e visione. Per noi sostenibilità significa trasformare i PFU da rifiuto a risorsa, generando materia prima seconda destinata a nuovi cicli produttivi. Proseguiremo il nostro operato, continuando a garantire ai nostri Soci presidio normativo e strumenti operativi all'altezza di un contesto in rapida evoluzione".
Responsabilità estesa del produttore: indirizzi istituzionali e prospettive
La seconda tavola rotonda della giornata è stata dedicata al tema della responsabilità estesa del produttore e ha coinvolto diversi esponenti delle istituzioni di riferimento. L'onorevole Marco Simiani, Capogruppo Commissione Ambiente, ha sottolineato la necessità di un sostegno da parte della politica per i consorzi che si impegnano nella gestione dei rifiuti e nel riciclaggio. Le istituzioni, secondo Simiani, dovrebbero garantire percorsi di sviluppo chiari e ben delineati, in modo da agevolare l'azione dei consorzi, con il fine di trovare un equilibrio tra rispetto dell'ambiente, sviluppo e ricchezza del Paese. Simiani ha ricordato l'importanza degli interventi europei e l'urgenza di regolare l'attività legislativa in modo da semplificare i processi decisionali e normativi, sostenendo in particolare la pianificazione, definita uno snodo fondamentale per dare la possibilità ai produttori di agire.
Fabrizio Penna, Direttore Generale ISPRA, ha invece evidenziato il concetto di circolarità del processo, in cui ognuno è chiamato a svolgere un ruolo in sinergia con gli altri soggetti coinvolti. Si tratta di un percorso senza inizio e senza fine, che si muove seguendo due linee parallele: l'evoluzione tecnologica e lo sviluppo del framework normativo. ISPRA, ha sottolineato Penna, è determinata a rafforzare il processo attraverso il supporto scientifico e tecnico fornito ai legislatori, il controllo capillare delle filiere e le attività di monitoraggio.
L'intervento di Massimo Milani, Segretario Commissione Ambiente, si è concentrato sull'importanza di dimostrare pubblicamente, attraverso i Bilanci di Sostenibilità, i risultati ottenuti e che vanno a beneficio dell'Italia: l'economia circolare e il riciclo, ha ribadito, risultano fondamentali per un Paese povero di materie prime come il nostro. Milani ha condiviso gli obiettivi fissati dall'Unione Europea, ma si è detto critico sulla metodologia scelta per portarli a termine, riferendosi in particolar modo ai regolamenti, i quali non tengono sufficientemente conto delle specificità degli Stati membri. A livello nazionale, invece, Milani ha ricordato la necessità di semplificare e ordinare in modo più strutturato la normativa italiana, in modo da definire meglio i livelli di intervento e responsabilità. L'obiettivo è ridefinire l'assetto istituzionale relativo all'autonomia e alle aree di intervento dello Stato, delle Regioni, delle Province e dei Comuni.
L’intervento delle istituzioni: sfide future e nuovi provvedimenti
Laura D'Aprile, Capo Dipartimento Sviluppo sostenibile (DiSS) del MASE, ha definito ottimi i risultati presentati, in particolare quelli relativi alla raccolta dei RAEE, e ha richiamato la necessità di un impegno ulteriore sul fronte delle batterie. Tali risultati, ha osservato, sono stati sostenuti anche dalle iniziative promosse a livello centrale, tra cui la possibilità di utilizzare gli avanzi di gestione per finanziare la comunicazione sul tema dei RAEE. Su questo fronte ha ringraziato il Centro di Coordinamento RAEE e il coordinamento nazionale, con i quali sono stati sottoscritti appositi protocolli. Un esito che, a suo avviso, conferma la bontà delle azioni intraprese nell'ambito della vigilanza settoriale e del supporto ai sistemi EPR. Pur riconoscendo nei consorzi e nei sistemi autonomi la base per il raggiungimento dei target, D'Aprile ha sottolineato che la percentuale raccolta non è sufficiente: occorre anche la qualità del materiale conferito. In questo quadro assumono un ruolo decisivo i cittadini, il cui impegno nella corretta separazione dei flussi non può essere sostituito da risorse coperte a posteriori dai sistemi. Sul piano europeo, ha ricordato la Direttrice, il Ministero porta avanti da circa un anno e mezzo una serie di proposte in vista del nuovo Circular Economy Act. L'uscita del Circular Economy Act, prevista all'inizio dell'anno, è stata rinviata; l'amministrazione confida in una prossima emanazione e in un testo che recepisca gli elementi sostanziali già segnalati più volte e che saranno ribaditi. Per quanto riguarda i provvedimenti nazionali, D'Aprile ha fornito un breve aggiornamento. Per il decreto sui PFU sono state raccolte le osservazioni emerse dalla consultazione e il testo è stato trasmesso dalla Direzione all'Ufficio legislativo, il cui capo, Giovanni Di Scipio, interverrà nel prosieguo dei lavori. Il compito dell'amministrazione centrale, ha affermato D'Aprile, è sostenere il settore economico del riciclo, storicamente forte a livello nazionale e in grado di competere con il mercato globale non sul piano quantitativo ma su quello tecnologico. L'Italia, oltre a essere un Paese manifatturiero, vanta eccellenze nella produzione di macchinari per le operazioni di riciclo, che esporta.
Giovanni Di Scipio, Capo Ufficio Legislativo del MASE, ha definito il settore dei consorzi dedicato all'economia circolare un valore aggiunto per il sistema Paese e ha ricordato come il lavoro svolto insieme al Dipartimento abbia l'obiettivo di garantire a imprese e consorzi un quadro normativo il più possibile abilitante. Richiamando quanto affermato in precedenza, Di Scipio ha ribadito la preferenza per le direttive rispetto ai regolamenti europei, strumenti a cui si ricorre sempre più spesso soprattutto per tematiche legate all'ambiente. Il Ministero, ha sottolineato, sta lavorando per accelerare sui regolamenti nazionali; in particolare sono due i provvedimenti che si intende portare a compimento entro la legislatura, pur con una prognosi di risultato che non dipende soltanto dall'amministrazione: il regolamento sulla responsabilità estesa del produttore (REP) nel settore tessile, che si trova in una fase più avanzata, e quello sugli pneumatici fuori uso, per il quale il lavoro con i colleghi del dipartimento è in corso.
