Alla Camera dei deputati il presidente Fabrizio D’Ascenzo ha presentato i risultati dell’attività dell’Istituto, delineando un sistema di protezione chiamato ad accompagnare le trasformazioni del lavoro. Dagli infortuni alle malattie professionali, dagli incentivi alle imprese alla ricerca e alla riabilitazione, la sicurezza diventa sempre più un percorso che unisce prevenzione, innovazione e tutela della persona.
La presentazione della Relazione annuale INAIL 2025 ha offerto l’occasione per analizzare l’andamento degli infortuni e delle malattie professionali, ma soprattutto per ricostruire l’evoluzione delle politiche di prevenzione e delle tutele assicurative. Alla Camera dei deputati, il presidente dell’Istituto Fabrizio D’Ascenzo ha illustrato un anno caratterizzato da rilevanti interventi normativi, dall’ampliamento delle coperture assicurative, da nuovi investimenti nella formazione e nella ricerca e da una crescente attenzione alle tecnologie applicate alla sicurezza.
Sicurezza sul lavoro, una tutela da adattare alle trasformazioni
La sicurezza non può più essere affrontata esclusivamente attraverso gli strumenti elaborati per il lavoro tradizionale, poiché digitalizzazione, lavoro a distanza, invecchiamento della popolazione attiva, cambiamento climatico, intelligenza artificiale e nuove modalità organizzative stanno modificando sia la natura dei rischi sia le condizioni nelle quali essi si manifestano.
È stato questo uno dei temi richiamati nell'introduzione istituzionale alla presentazione della Relazione annuale, nella quale è stata sottolineata la necessità che istituzioni, imprese, lavoratori e parti sociali operino attraverso un approccio sempre più coordinato, affinché la tutela non intervenga soltanto successivamente all'infortunio, bensì sia capace di anticiparne le cause. In tale passaggio è emersa anche l'evoluzione del ruolo attribuito all'INAIL, al quale negli ultimi anni sono state affidate funzioni più estese nel campo della prevenzione, della formazione, della ricerca e del reinserimento lavorativo.
Su questo terreno si è concentrata la relazione del presidente dell'Istituto, Fabrizio D’Ascenzo, il quale ha individuato nel decreto-legge 159 del 2025 un passaggio particolarmente rilevante per la ridefinizione delle competenze dell'INAIL. Il provvedimento, secondo quanto illustrato durante l'evento, ha introdotto strumenti che vanno dalla revisione delle aliquote secondo una logica premiale per le aziende con migliori risultati sul piano della sicurezza all'incentivazione dei dispositivi di protezione individuale intelligenti, fino al potenziamento della formazione nei comparti maggiormente esposti e alla definizione di linee guida per il tracciamento dei near miss, ossia degli eventi che avrebbero potuto determinare un incidente senza tuttavia produrlo.
La prevenzione assume pertanto un significato più ampio: non riguarda soltanto l'adempimento degli obblighi previsti dalla legge, ma comprende l'analisi dei comportamenti, l'organizzazione dei processi e la capacità di utilizzare dati e tecnologia per individuare il rischio prima che si traduca in un danno.
Gli infortuni diminuiscono nei casi mortali, ma il fenomeno resta esteso
I numeri illustrati nel corso della presentazione mostrano quanto la questione continui a richiedere un'attenzione costante. Nel 2025 sono state denunciate all'INAIL circa 600 mila denunce di infortunio, con un aumento dell'1,2% rispetto al 2024; 519 mila hanno riguardato lavoratori, mentre 81 mila hanno interessato studenti. Tra le denunce riferite ai lavoratori, circa l'80% è riconducibile a eventi verificatisi in occasione di lavoro e il restante 20% agli infortuni in itinere, per i quali è stato registrato un incremento del 2,4%.
Le denunce con esito mortale sono state invece 1.198, con una riduzione del 3,3% rispetto all'anno precedente; costruzioni, manifatturiero e trasporti concentrano quasi il 60% dei casi mortali denunciati in occasione di lavoro, mentre manifatturiero, costruzioni, sanità, trasporti e commercio raccolgono oltre il 70% del complesso delle denunce.
Il dato, pur registrando una diminuzione sul versante degli eventi mortali, non consente dunque di considerare concluso il lavoro sulla sicurezza, poiché alcuni comparti continuano a presentare una concentrazione degli incidenti particolarmente elevata e richiedono interventi mirati. Nel confronto europeo, secondo i dati Eurostat 2023 richiamati da D’Ascenzo, l'Italia ha registrato per gli infortuni non mortali 991 casi ogni 100 mila occupati nei settori considerati, rispetto ai circa 1.300 della media europea, mentre il tasso relativo agli infortuni mortali si è attestato a 1,20 decessi ogni 100 mila occupati, sostanzialmente in linea con quello dell'Unione europea.
La comparazione, tuttavia, deve tenere conto delle differenti caratteristiche dei sistemi assicurativi nazionali e del fatto che i dati europei utilizzati per il confronto non comprendano gli infortuni in itinere.
Accanto agli infortuni, la Relazione ha dedicato particolare attenzione alle malattie professionali, per le quali nel 2025 sono state registrate 98.312 denunce, in consistente aumento rispetto all'anno precedente. Un incremento che, secondo quanto spiegato dal presidente dell'INAIL, non dovrebbe essere letto automaticamente come il segnale di un peggioramento generalizzato delle condizioni di lavoro, poiché inciderebbero anche la maggiore capacità di far emergere situazioni precedentemente non denunciate, l'attività dei patronati e dei medici certificatori, una più diffusa conoscenza delle tutele assicurative e l'ampliamento delle patologie riconosciute. Le malattie muscolo-scheletriche continuano a rappresentare la componente maggiormente denunciata.
L'emersione tempestiva delle tecnopatie acquista, pertanto, anche un significato preventivo, giacché permette di approfondire il rapporto tra patologia e attività lavorativa e di intervenire prima che le condizioni della persona si aggravino. È un passaggio che modifica parzialmente il modo di interpretare le statistiche: un aumento delle denunce può certamente segnalare criticità, tuttavia può anche riflettere un sistema maggiormente capace di riconoscere fenomeni che in passato sarebbero rimasti sommersi.
La sfida diventa allora quella di trasformare le informazioni raccolte in conoscenza utilizzabile, così che l'attività assicurativa non rimanga separata dalla prevenzione, bensì contribuisca direttamente alla definizione degli interventi da realizzare nei luoghi di lavoro.
Incentivi alle imprese e formazione per anticipare il rischio
La strategia illustrata alla Camera assegna un ruolo decisivo agli investimenti delle imprese, poiché il miglioramento della sicurezza dipende anche dalla possibilità di rinnovare macchinari, processi produttivi e modelli organizzativi. Il bando ISI si conferma lo strumento principale su questo versante, con uno stanziamento di 600 milioni di euro a fondo perduto per il 2025, al quale si affiancano risorse destinate alla formazione e all'adeguamento delle attrezzature agricole.
Nello stesso anno, le riduzioni del tasso medio per prevenzione hanno interessato 30.841 aziende, determinando uno sconto complessivo superiore a 211 milioni di euro, mentre la revisione del sistema tariffario punta a rafforzare il principio secondo cui un andamento infortunistico favorevole e gli investimenti nella sicurezza debbano produrre anche un riconoscimento sul piano assicurativo.
Sul rapporto tra prevenzione e qualità dell'impresa si è soffermata la ministra del Lavoro e delle Politiche sociali Marina Calderone, la quale ha richiamato la scelta di accompagnare gli obblighi e i controlli con meccanismi capaci di sostenere economicamente chi investe sulla sicurezza. Nel suo intervento ha ricordato anche la possibilità di consultare gratuitamente le norme tecniche in materia di salute e sicurezza, indicando che, dall'apertura della piattaforma il 28 aprile 2026 al 21 settembre, erano stati registrati 3.219 utenti e oltre 20 mila consultazioni. Contestualmente è stato richiamato il rafforzamento delle funzioni ispettive, compreso lo sblocco delle assunzioni di oltre cento ispettori INAIL, affinché l'attività di vigilanza possa integrarsi maggiormente con quella svolta dagli altri soggetti istituzionali competenti.
Dalla scuola alla riabilitazione, una protezione che accompagna la persona
L'ampliamento delle tutele riguarda inoltre il mondo dell'istruzione, poiché la copertura assicurativa per studenti e personale scolastico è stata resa strutturale per tutte le attività di insegnamento e apprendimento, superando i precedenti limiti connessi alle sole esercitazioni pratiche. La protezione riguarda anche gli incidenti che possano verificarsi durante il tragitto verso i luoghi nei quali gli studenti svolgono i percorsi di formazione scuola-lavoro.
Per Calderone, l'estensione della copertura deve procedere insieme alla costruzione di una cultura della sicurezza che inizi proprio dalle giovani generazioni, affinché la prevenzione venga percepita non come un insieme di prescrizioni esterne, bensì come una componente ordinaria della formazione e, successivamente, della vita professionale.
Un'attenzione specifica è stata riservata anche ai figli delle vittime di infortuni sul lavoro e malattie professionali, per i quali sono state introdotte borse di studio destinate ad accompagnare il percorso scolastico e universitario. Tuttavia la funzione sociale dell'INAIL non si esaurisce nelle prestazioni economiche: nel 2025 sono state rafforzate l'assistenza psicologica, la riabilitazione, la fornitura di protesi e le attività di reinserimento lavorativo, con oltre 6.500 dispositivi protesici forniti e più di 3.800 prestazioni di supporto psicologico e psicoterapeutico prescritte agli assistiti.
Il principio che emerge dalla Relazione è quello della presa in carico della persona, la quale deve essere accompagnata dall'infortunio al recupero dell'autonomia e, quando possibile, al ritorno alla vita lavorativa, anche mediante l'adattamento delle postazioni e l'individuazione di soluzioni personalizzate.
La trasformazione tecnologica costituisce infine uno dei principali terreni sui quali l'Istituto intende sviluppare la propria attività. Il Piano delle attività di ricerca 2025-2027 affronta la transizione energetica, ecologica e digitale, i rischi emergenti e le nuove modalità di formazione, mentre il bando di ricerca 2025 ha attivato 75 progetti per oltre 14 milioni di euro attraverso più di 270 collaborazioni e il coinvolgimento di circa 35 imprese.
Tra le esperienze richiamate figura Worklimate, sviluppato da CNR e INAIL per analizzare gli effetti delle temperature estreme sulla salute, sulla sicurezza e sulla produttività dei lavoratori, i cui risultati sono stati utilizzati in numerose regioni per adottare misure di protezione dalle alte temperature e dalla radiazione solare. Parallelamente proseguono le attività sulla robotica riabilitativa, sulle protesi, sui dispositivi indossabili e sul trasferimento tecnologico verso il sistema produttivo.
Anche l'intelligenza artificiale entra progressivamente nella gestione dell'Istituto, tanto nei processi interni quanto nello sviluppo dei servizi e nell'analisi dei rischi, sebbene tale trasformazione richieda un modello di governo capace di coniugare innovazione, affidabilità delle informazioni e protezione delle infrastrutture digitali. La direzione indicata da D’Ascenzo guarda ad un'INAIL sempre più integrata con università, centri di ricerca, amministrazioni e imprese, affinché il patrimonio informativo e scientifico dell'Istituto possa essere tradotto in applicazioni concrete. Non si tratta soltanto di utilizzare nuove tecnologie dopo che il rischio si sia manifestato, bensì di impiegarle per riconoscere più rapidamente condizioni potenzialmente pericolose e progettare ambienti di lavoro maggiormente sicuri.
Una tutela da rendere sempre più universale
La presentazione della Relazione si è conclusa guardando alle trasformazioni che attendono il sistema assicurativo pubblico. A sessant'anni dal Testo unico sull'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionali, D’Ascenzo ha indicato tra le questioni da affrontare il progressivo superamento dell'attuale criterio selettivo delle tutele, affinché la protezione assicurativa possa evolvere secondo un principio di maggiore universalità, insieme all'adeguamento delle prestazioni economiche rivolte agli infortunati, ai tecnopatici e ai superstiti.
A tale obiettivo dovrebbero accompagnarsi il proseguimento dei sistemi premiali per le imprese, il potenziamento della ricerca, la semplificazione dei bandi ISI e il reclutamento di nuove professionalità, considerando che alla fine del 2025 l'organico dell'Istituto presentava ancora una carenza vicina al 20% rispetto alle dotazioni previste.
Il filo conduttore della Relazione resta pertanto quello di una tutela che non cominci nel momento in cui avviene l'incidente e non termini con l'erogazione di una prestazione economica. Prevenire, proteggere e accompagnare costituiscono le diverse fasi di una medesima funzione pubblica, nella quale ricerca, formazione, vigilanza, incentivi, riabilitazione e innovazione tecnologica devono concorrere allo stesso obiettivo. La riduzione delle denunce mortali rappresenta un dato rilevante, ciononostante il numero complessivo degli eventi e la persistenza di comparti ad elevata esposizione mostrano come la sicurezza continui a richiedere politiche costanti e interventi mirati. È su questa capacità di anticipare il rischio, piuttosto che limitarsi a gestirne le conseguenze, che l'INAIL individua una delle principali sfide dei prossimi anni.
