Il superamento del Prezzo Unico Nazionale entra nella fase decisiva: il sistema elettrico italiano cerca un nuovo equilibrio tra segnali di mercato, sviluppo delle rinnovabili e tutela dei consumatori.
Il futuro del mercato elettrico italiano passa da una domanda centrale: è arrivato il momento di superare definitivamente il Prezzo Unico Nazionale (PUN) e affidarsi pienamente ai prezzi zonali? È stato questo il tema al centro del convegno “Elettricità: Prezzo Unico Nazionale, prezzi zonali, prezzi negativi o altro?" organizzato dall’Associazione Italiana Economisti dell’Energia (AIEE) e svoltosi il 14 luglio 2026 presso l’Auditorium del GSE. Un confronto che ha riunito istituzioni, operatori del settore, associazioni e rappresentanti dei consumatori per analizzare vantaggi e criticità di una possibile evoluzione del mercato elettrico nazionale.
Come sottolineato dal Presidente di AIEE Guido Bortoni in apertura dei lavori, l’obiettivo della giornata non era individuare una soluzione già definita tra PUN e prezzi zonali, ma costruire una valutazione equilibrata dei diversi effetti che una riforma di questa portata potrebbe produrre. “Non usciremo di qui sapendo qual è la ricetta che ci aspetta ma probabilmente avremo una lista ponderata dei pro e dei contro, dei diversi punti di vista e soprattutto delle conseguenze che questa scelta porta con sé”, ha dichiarato Bortoni. Una discussione che arriva in un momento particolarmente delicato per il settore energetico, dopo gli shock sui prezzi registrati negli ultimi anni e mentre il sistema si prepara a una crescita sempre maggiore delle fonti rinnovabili, dell’elettrificazione dei consumi e della necessità di rendere più flessibile la domanda.
Un mercato elettrico da ridisegnare dopo la crisi dei prezzi
Ad aprire i lavori è stato Vinicio Mosè Vigilante, Amministratore delegato del Gestore dei Servizi Energetici (GSE), che ha evidenziato come il mercato elettrico si trovi oggi davanti alla necessità di un ripensamento strutturale, determinato soprattutto dal radicale cambiamento dello scenario rispetto al passato. La crisi del 2022 ha segnato una discontinuità evidente, con prezzi dell’energia arrivati a circa 300 euro al megawattora, ben lontani dai livelli storici inferiori ai 60 euro, e con una situazione che, pur essendosi attenuata, non è ancora tornata ai valori precedenti. La sfida, secondo Vigilante, non è soltanto quella di ridurre il costo dell’energia, ma di costruire un sistema capace di accompagnare la transizione energetica garantendo allo stesso tempo competitività per le imprese e tutela per i consumatori. In questa prospettiva assumono rilievo strumenti come i contratti per differenza, gli Energy Release e lo sviluppo dei Power Purchase Agreement, che devono contribuire a trasferire ai consumatori il valore generato dalle rinnovabili. Un tema centrale del dibattito riguarda poi il possibile superamento del Prezzo Unico Nazionale e il passaggio ai prezzi zonali. Il PUN, nato oltre vent’anni fa con l’obiettivo di compensare le differenze territoriali e garantire equità tra consumatori, oggi viene messo in discussione dall’evoluzione del sistema elettrico, caratterizzato da una crescente concentrazione della produzione rinnovabile nelle aree del Mezzogiorno e da consumi industriali più elevati soprattutto al Nord. Secondo Vigilante, la maggiore valorizzazione dei prezzi zonali potrebbe migliorare l’efficienza del mercato, ma deve essere accompagnata da una riflessione più ampia sugli effetti territoriali e sulla capacità dei territori che ospitano gli impianti rinnovabili di beneficiare concretamente della transizione energetica. Il tema, quindi, non riguarda solo l’assetto del mercato elettrico, ma anche l’equilibrio tra efficienza, equità e accettabilità sociale dello sviluppo delle nuove infrastrutture energetiche.
La relazione di Simona Benedettini: il superamento del PUN è una riforma che coinvolge tutta la filiera
A entrare nel dettaglio tecnico della trasformazione in corso è stata Simona Benedettini, CEO e founder di RACE Consulting, chiamata a fornire un quadro introduttivo sul rapporto tra Prezzo Unico Nazionale, prezzi zonali e possibile evoluzione del mercato elettrico italiano. Il punto di partenza è il quadro normativo europeo. Il percorso verso il superamento del PUN nasce dal recepimento della direttiva europea sul mercato interno dell’energia attraverso il decreto legislativo 210/2021, che ha previsto un passaggio graduale verso una valorizzazione delle offerte di acquisto dell’energia elettrica basata sui prezzi zonali. Come ha spiegato Benedettini, il decreto ha affidato al Ministero e all’Autorità di regolazione il compito di definire un percorso progressivo, evitando una transizione immediata che avrebbe potuto produrre effetti difficili da governare. Il decreto ministeriale del 18 aprile 2024 ha quindi stabilito i primi passaggi operativi, introducendo una fase transitoria nella quale il mercato è formalmente passato a una valorizzazione zonale delle offerte di acquisto, mantenendo però un meccanismo di perequazione capace di continuare a trasferire ai clienti finali un segnale di prezzo sostanzialmente analogo a quello del PUN.
Il tema, dunque, non è semplicemente sostituire un indicatore con un altro, ma modificare un’intera architettura di mercato. “Quando parliamo di superamento del PUN stiamo parlando di un passaggio epocale che ha implicazioni di grande rilievo non soltanto sui mercati all’ingrosso, ma anche sui mercati retail”, ha sottolineato Benedettini. Il Prezzo Unico Nazionale, infatti, non viene utilizzato soltanto per determinare il valore dell’energia acquistata sul mercato del giorno prima. Nel tempo è diventato un riferimento per numerosi altri meccanismi: dai corrispettivi di sbilanciamento alle garanzie richieste agli operatori, fino alla determinazione di componenti che incidono sulle offerte ai clienti finali. Per questo motivo una modifica del sistema richiede una visione complessiva, capace di tenere insieme mercato all’ingrosso, operatori, imprese, famiglie e regolazione.
Dal prezzo unico al segnale locale: l’obiettivo è aumentare l’efficienza del sistema
Il motivo principale per cui il prezzo zonale viene considerato più efficiente rispetto al PUN è legato alla capacità di restituire un segnale economico più vicino alle condizioni reali del sistema elettrico. In un mercato caratterizzato da una crescente produzione rinnovabile, il luogo in cui viene generata l’energia assume un’importanza sempre maggiore. Una zona con grande disponibilità di produzione fotovoltaica o eolica può avere condizioni di mercato molto diverse rispetto a un’area dove prevalgono consumi elevati e minore capacità produttiva. Il prezzo zonale permette quindi di riflettere maggiormente questi elementi, incentivando comportamenti più efficienti da parte di produttori e consumatori. La questione, tuttavia, è che l’efficienza non è l’unico valore in gioco. Il PUN è nato proprio per compensare differenze territoriali considerate potenzialmente penalizzanti per alcuni consumatori. Il suo superamento porta quindi con sé un confronto inevitabile tra due principi: da una parte l’efficienza economica del mercato, dall’altra l’equità nella distribuzione degli effetti. Benedettini ha ricordato come il PUN rappresenti un caso particolare nel panorama europeo. L’Italia è infatti uno dei pochi Paesi ad aver adottato un meccanismo di questo tipo, mentre nella maggior parte dei sistemi europei il mercato elettrico opera attraverso zone coincidenti con il territorio nazionale. La particolarità italiana nasce dalla presenza storica di differenze territoriali rilevanti, legate alla distribuzione della produzione, dei consumi e delle infrastrutture di rete.
Il ruolo delle rinnovabili cambia la geografia dei prezzi
Uno degli elementi più importanti emersi dall’analisi riguarda l’evoluzione delle differenze tra zone di mercato. Quando il PUN venne introdotto, le distanze tra i prezzi delle diverse aree erano molto più significative. Nel tempo, però, la crescita delle fonti rinnovabili e il potenziamento delle interconnessioni hanno modificato profondamente lo scenario. In particolare, le zone storicamente caratterizzate da prezzi più elevati, come Sicilia e Sardegna, hanno visto una progressiva riduzione del differenziale rispetto al prezzo nazionale. La maggiore disponibilità di produzione rinnovabile e gli investimenti sulle infrastrutture hanno favorito una maggiore convergenza tra territori, anche se permangono differenze legate alla struttura del sistema. Questa evoluzione è uno degli elementi che spinge oggi verso una riflessione sul futuro del PUN: il contesto che aveva portato alla sua introduzione è infatti profondamente cambiato. Tuttavia, il superamento del prezzo unico non può essere valutato soltanto guardando alla situazione attuale. Occorre considerare anche la traiettoria futura del sistema elettrico, in particolare la crescita delle rinnovabili non programmabili, l’aumento dell’elettrificazione dei consumi e la necessità di sviluppare nuovi strumenti di flessibilità.
Prezzi negativi e flessibilità: la nuova sfida del mercato elettrico
Uno dei temi destinati ad assumere sempre maggiore importanza è quello dei prezzi negativi. In Italia questo fenomeno non si è ancora manifestato in modo significativo, ma negli altri principali mercati europei la frequenza delle ore con prezzi nulli o negativi è cresciuta rapidamente negli ultimi anni. Il motivo è legato alla crescente presenza di fonti rinnovabili non programmabili. Quando la produzione solare ed eolica supera la capacità della domanda di assorbire energia, il mercato deve trovare nuovi strumenti per bilanciare il sistema. Secondo Benedettini, questa evoluzione rende ancora più importante il tema della flessibilità. Un prezzo zonale può infatti fornire ai consumatori un segnale più preciso, incentivandoli a modificare i propri comportamenti in funzione delle condizioni del sistema. Ma perché questo meccanismo funzioni è necessario che la flessibilità sia realmente accessibile. Non basta introdurre un nuovo sistema di prezzi: occorre completare il quadro regolatorio che consente ai consumatori, anche attraverso aggregazioni, di partecipare ai mercati dei servizi. La possibilità per famiglie, imprese e comunità energetiche di modificare i propri consumi in risposta ai segnali economici diventa quindi una componente essenziale della transizione.
Lo studio RSE e gli effetti attesi del passaggio ai prezzi zonali
Un riferimento importante nel dibattito è rappresentato dallo studio realizzato da RSE, oggi una delle poche analisi disponibili sugli effetti del passaggio dal PUN ai prezzi zonali. Benedettini ha però sottolineato che si tratta di uno studio costruito su uno scenario precedente rispetto all’attuale evoluzione del mercato. Dal 2022 sono cambiati molti elementi: gli obiettivi di decarbonizzazione, la situazione geopolitica, i prezzi delle materie prime e gli investimenti previsti. Secondo lo studio, il passaggio ai prezzi zonali produrrebbe effetti differenti a seconda delle aree geografiche. Le zone con maggiore presenza di fonti rinnovabili, soprattutto nel Mezzogiorno, potrebbero beneficiare di prezzi mediamente più bassi. Al contrario, alcune aree caratterizzate da maggiore consumo industriale e minore produzione rinnovabile potrebbero registrare un aumento dei costi. Questo elemento introduce una questione delicata: il rischio che il cambiamento del sistema di prezzo produca effetti sulla competitività territoriale. La soluzione, secondo Benedettini, non può però essere semplicemente mantenere artificialmente un prezzo unico. Occorre invece lavorare sugli elementi che possono ridurre le differenze: maggiori capacità di interconnessione, sviluppo degli accumuli, crescita della flessibilità e una distribuzione più equilibrata degli investimenti energetici.
La tavola rotonda: il punto di vista degli operatori sul futuro del mercato elettrico
Nella seconda parte del convegno ha avuto luogo il confronto tra gli operatori della filiera elettrica, che ha messo in evidenza come il superamento del PUN non possa essere valutato esclusivamente come una modifica delle regole di mercato, ma debba essere inserito all’interno di una trasformazione più ampia del sistema energetico. Alla tavola rotonda hanno partecipato Francesca Gostinelli, presidente e amministratrice delegata di Enel Italia, Davide Della Giustina, responsabile Strategic Asset Planning di Unareti, Alessandro Lagostena, responsabile Regolatorio, Market Analysis e Scenario di ERG, Bruno Panieri, direttore Politiche Economiche di Confartigianato Imprese, e Giuseppe Pastorino, in rappresentanza dei consumatori. Il confronto ha confermato che il passaggio ai prezzi zonali presenta opportunità importanti, ma richiede una gestione estremamente attenta degli effetti distributivi e della capacità del sistema di accompagnare tutti gli utenti verso un modello più dinamico e partecipato.
Enel: il prezzo deve accompagnare la trasformazione del sistema energetico
Francesca Gostinelli ha evidenziato come il tema del superamento del PUN debba essere letto alla luce della trasformazione profonda che sta vivendo il settore elettrico. La crescita delle rinnovabili, l’elettrificazione dei consumi e il progressivo ingresso di nuovi soggetti attivi nel mercato stanno modificando il paradigma tradizionale, nel quale il consumatore era sostanzialmente un soggetto passivo. Secondo Enel, la sfida principale consiste nel costruire un sistema nel quale il segnale di prezzo possa realmente orientare i comportamenti degli utenti, favorendo maggiore efficienza e flessibilità. Il prezzo zonale, da questo punto di vista, rappresenta uno strumento coerente con un mercato nel quale la localizzazione geografica della produzione e dei consumi assume un’importanza crescente. Una maggiore aderenza del prezzo alle condizioni reali della rete può infatti favorire una migliore allocazione degli investimenti e incentivare comportamenti virtuosi. Tuttavia, Gostinelli ha sottolineato come questa evoluzione debba essere accompagnata da strumenti adeguati. Il rischio, altrimenti, è che il segnale economico rimanga teorico e non riesca a tradursi in una modifica concreta dei comportamenti. La flessibilità della domanda diventa quindi un elemento essenziale. Perché un cliente possa reagire a un prezzo variabile deve avere strumenti tecnologici, informazioni chiare e condizioni contrattuali semplici. Il tema riguarda non soltanto le grandi imprese industriali, che hanno già capacità organizzative per gestire i consumi, ma soprattutto famiglie e piccoli utenti. La transizione verso un mercato più dinamico dovrà quindi tenere conto della diversa capacità dei consumatori di partecipare.
Unareti: la rete sarà il fattore decisivo della transizione
Davide Della Giustina ha posto l’attenzione sul ruolo delle infrastrutture di rete nel nuovo equilibrio del mercato elettrico. Il passaggio ai prezzi zonali, infatti, non riguarda soltanto la formazione del prezzo, ma anche la capacità fisica del sistema di trasferire energia tra aree diverse. Le differenze tra zone di mercato nascono infatti principalmente dai limiti della rete: quando la capacità di trasporto non è sufficiente, il sistema tende a separarsi e si formano prezzi differenti. Da questo punto di vista, gli investimenti sulle infrastrutture rappresentano uno strumento fondamentale per ridurre le congestioni e migliorare l’integrazione delle fonti rinnovabili.
Della Giustina ha evidenziato però che la rete non può essere considerata una soluzione assoluta. Portare il sistema verso una completa eliminazione delle differenze territoriali richiederebbe investimenti molto rilevanti, e anche questi hanno un costo che deve essere considerato nel bilanciamento complessivo. Il tema, quindi, è trovare il giusto equilibrio tra sviluppo delle infrastrutture, segnali economici efficienti e sostenibilità economica per il sistema. La rete del futuro dovrà inoltre essere sempre più intelligente, capace non soltanto di trasportare energia, ma anche di integrare milioni di nuovi punti attivi: impianti fotovoltaici distribuiti, sistemi di accumulo, veicoli elettrici e comunità energetiche.
ERG: il prezzo zonale può valorizzare meglio le rinnovabili
Alessandro Lagostena ha affrontato il tema dal punto di vista di un produttore rinnovabile, sottolineando come il passaggio ai prezzi zonali possa rappresentare un’opportunità per rendere più coerente il funzionamento del mercato con la nuova struttura della generazione elettrica. Il sistema italiano sta vivendo una progressiva concentrazione della produzione rinnovabile in alcune aree del Paese, soprattutto nel Mezzogiorno. In queste zone la disponibilità di risorsa solare ed eolica è maggiore, ma spesso la capacità di consumo locale non è sufficiente ad assorbire tutta l’energia prodotta. Il prezzo zonale può contribuire a rendere più evidente questa situazione, fornendo segnali economici più precisi agli investitori e agli operatori. Allo stesso tempo, Lagostena ha richiamato l’attenzione sulla necessità di evitare che la riforma generi effetti inattesi sulla bancabilità degli investimenti. Il settore delle rinnovabili necessita infatti di stabilità regolatoria e prevedibilità. Gli investimenti energetici hanno orizzonti molto lunghi e richiedono condizioni di mercato sufficientemente chiare. Per questo motivo, il percorso verso i prezzi zonali dovrà essere graduale e accompagnato da strumenti che garantiscano continuità agli investimenti già avviati e a quelli futuri.
Confartigianato: il rischio è dimenticare i piccoli consumatori
Dal lato delle imprese, Bruno Panieri ha richiamato l’attenzione sul rapporto tra complessità del mercato e capacità degli utenti di comprendere e utilizzare i nuovi segnali di prezzo. Le grandi aziende energivore hanno strumenti, competenze e capacità organizzative per adattare i propri consumi alle condizioni del mercato. Molto diversa è invece la situazione delle piccole imprese e degli artigiani, che rappresentano una parte significativa del tessuto produttivo italiano. Per queste realtà, un sistema basato sui prezzi zonali può rappresentare un’opportunità solo se accompagnato da strumenti semplici e accessibili. Il rischio è infatti quello di creare un mercato più efficiente sulla carta, ma meno comprensibile per una parte consistente degli utenti. Secondo Panieri, la transizione deve quindi mantenere al centro il tema della competitività. L’energia rimane un fattore determinante per molte attività economiche e ogni modifica delle regole deve essere valutata anche considerando gli effetti sui costi produttivi. Il prezzo deve diventare uno strumento di orientamento, non un ulteriore elemento di complessità.
Consumatori: la sfida sarà rendere il nuovo mercato comprensibile a tutti
Giuseppe Pastorino ha riportato il punto di vista dei consumatori, sottolineando come il successo della riforma dipenderà dalla capacità di coinvolgere realmente gli utenti finali. Il rischio evidenziato è che il dibattito rimanga concentrato sugli operatori professionali senza riuscire a tradursi in vantaggi concreti per famiglie e piccoli consumatori. Il passaggio dai prezzi tradizionali a un sistema più dinamico richiederà una grande attenzione alla comunicazione e alla trasparenza. Per molti utenti il tema del prezzo zonale appare oggi lontano dalla vita quotidiana. La vera sfida sarà spiegare in modo semplice quali comportamenti possono generare benefici e quali strumenti possono aiutare a gestire i consumi. La flessibilità della domanda, infatti, può diventare una risorsa fondamentale del sistema solo se il consumatore viene messo nelle condizioni di partecipare. Da questo punto di vista, il futuro mercato elettrico dovrà essere non soltanto efficiente, ma anche inclusivo.
La transizione verso un nuovo mercato elettrico dovrà tenere insieme efficienza, equità e tutela dei consumatori
A chiudere i lavori è stato Livio De Santoli, commissario di ARERA, che ha riportato il tema del superamento del PUN alla sua dimensione più ampia: quella dell’equilibrio tra efficienza del mercato e tutela dei consumatori. Secondo De Santoli, il prezzo zonale può rappresentare un passaggio necessario per rendere il sistema elettrico più coerente con la nuova realtà energetica, caratterizzata dalla crescita delle rinnovabili, dalla necessità di maggiore flessibilità e da segnali di prezzo più aderenti alle condizioni locali. Tuttavia, la riforma non può essere valutata soltanto dal punto di vista dell’efficienza economica. Il nodo centrale resta infatti quello dell’equità, sia sociale sia territoriale. Un mercato più efficiente dovrà evitare di creare squilibri tra aree del Paese e dovrà garantire particolare attenzione ai consumatori più vulnerabili. Per questo, ha spiegato De Santoli, il percorso dovrà essere graduale e accompagnato dallo sviluppo della flessibilità della domanda, degli accumuli e di strumenti capaci di coinvolgere anche i piccoli consumatori, non soltanto le grandi realtà industriali.
Il prezzo zonale, inoltre, non potrà essere considerato separatamente dall’elettrificazione e dalla trasformazione complessiva del sistema energetico. La capacità dei consumatori di reagire ai nuovi segnali di mercato sarà una delle condizioni fondamentali perché la riforma produca benefici concreti. Tra le opportunità individuate ci sono una migliore valorizzazione delle rinnovabili, la riduzione delle congestioni di rete e una maggiore efficienza del dispacciamento. Restano però alcune criticità, come il rischio di segnali deboli per la domanda meno flessibile e la necessità di accompagnare il cambiamento con investimenti e nuove regole. La conclusione del convegno ha quindi lasciato un messaggio chiaro: il superamento del PUN appare ormai un percorso maturo, ma la sfida sarà realizzarlo senza perdere il principio di equilibrio che ha caratterizzato il mercato elettrico italiano negli ultimi vent’anni.
