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Approfondimenti

Nasce al Senato il Polo italiano per il Cyber e la Space Economy: firmato l'accordo con gli Emirati Arabi Uniti

A Palazzo Madama, in occasione del convegno “Spazio come dominio strategico. Industria, difesa e sicurezza”, la fondazione AISES e Trends Research & Advisory lanciano una nuova piattaforma nazionale tra cybersicurezza, spazio e intelligenza artificiale.

È stato inaugurato al Senato della Repubblica, nella Sala Zuccari, il Polo Italiano per la Cyber e la Space Economy (PiCS), promosso dalla Fondazione AISES ETS presieduta da Valerio De Luca e diretto dal professor Luigi Martino, docente di Cyber Security all'Università di Bologna. La prima parte del congresso “Spazio come dominio strategico. Industria, difesa e sicurezza”, moderata dalla senatrice Cinzia Pellegrino, è stata dedicata alla presentazione del Polo e al confronto tra autorevoli rappresentanti delle istituzioni, dell’industria e della ricerca accademica, per rafforzare la collaborazione in materia di cybersicurezza e di space economy.

Un secondo panel ha poi affrontato il tema della governance dell'intelligenza artificiale, mettendo a confronto il modello normativo europeo e quello del Golfo.

La mattinata si è conclusa con la firma di un protocollo d'intesa con il think tank emiratino Trends Research & Advisory, alla presenza dell'ambasciatore degli Emirati Arabi Uniti in Italia e del chairman di Trends Group, Mohammed Abdullah Al Ali.

Space economy, una filiera che l'Italia spesso sottovaluta

Il Paese possiede competenze e tecnologie che lo collocano all'avanguardia nel settore spaziale, ma fatica a raccontarlo: è il punto di partenza dell'intervento della senatrice Pellegrino, che ha ricordato come l'Italia sia stata la terza nazione al mondo a mandare in orbita un satellite di produzione interamente nazionale e come esista già un'intera filiera industriale del settore, rafforzata recentemente grazie alla nascita di uno Space Accelerator in Puglia e alla fiera internazionale SEDS di Rimini in autunno. Il governo, ha spiegato Pellegrino, ha stanziato un investimento triennale di 7,8 miliardi di euro per la space economy, di cui 2 miliardi destinati direttamente alle imprese per l'innovazione, distribuiti tra Agenzia Spaziale Europea, Agenzia Spaziale Italiana e fondi PNRR. Sul fronte normativo, l'Italia è stato il primo Paese europeo a dotarsi di uno Space Act, mentre dal 2026 al 2028 presiederà l'Agenzia Spaziale Europea; l'Italia è inoltre partner della NASA nel progetto che punta alla realizzazione di moduli abitativi sulla Luna entro il 2033.

La missione del nuovo Polo: mettere a sistema le eccellenze italiane

Un sistema aperto e integrato di connessioni, capace di far dialogare istituzioni, ricerca, industria, università e mondo della difesa: è la definizione che il presidente De Luca ha dato del PiCS, nato da un accordo quadro tra la Fondazione AISES e il CNR secondo il paradigma dell'open innovation. 

La legge del 13 giugno 2025, prima disciplina organica europea dedicata al settore spaziale, e il recente documento di politica spaziale nazionale rappresentano per De Luca la cornice strategica in cui si inserisce il nuovo Polo, la cui missione dichiarata è favorire partnership industriali, reti di ricerca e programmi di alta formazione. La dimensione internazionale, ha aggiunto, è un elemento qualificante fin dalla nascita: da qui la firma del protocollo con Trends Research & Advisory, pensata come un ponte tra Europa, Mediterraneo e Medio Oriente.

Il direttore Martino ha indicato tre pilastri operativi del Polo: armonizzare un settore oggi frammentato, favorendo ad esempio raggruppamenti temporanei tra imprese italiane; colmare il divario di competenze umane attraverso formazione e collegamento tra domanda e offerta, anche grazie al ruolo del CNR come partner fondatore; e puntare sull'internazionalizzazione. Su quest'ultimo fronte Martino ha offerto un'anteprima: la prima organizzazione non italiana ad aderire al Polo sarà l'Agenzia Spaziale degli Emirati Arabi Uniti, che ha comunicato la propria disponibilità il giorno precedente l'evento. Tra i numeri richiamati, l'Italia risulta terzo contributore dell'Agenzia Spaziale Europea, con un budget complessivo di circa 8 miliardi di euro, ed è tra i principali finanziatori tecnologici del sistema Galileo; Martino ha citato anche il progetto IRIS², la costellazione satellitare europea pensata per ridurre la dipendenza da fornitori extraeuropei.

La diplomazia spaziale della Farnesina

Lo spazio è ormai un settore che tocca sicurezza nazionale, crescita economica e vita quotidiana, dalla navigazione alle previsioni meteo fino ai servizi finanziari: lo ha ricordato Lamberto Maria Moruzzi, Direttore Centrale per la Diplomazia Scientifica, Spaziale e Scientifica del Ministero degli Affari Esteri, la cui posizione è stata istituita nell'ambito della riforma della Farnesina voluta dal ministro Antonio Tajani. Moruzzi ha ripercorso due tappe storiche cruciali per comprendere il contesto attuale: il lancio dello Sputnik nel 1957 e il ritorno degli Stati Uniti alla capacità di lancio autonoma con SpaceX nel 2020. Questi due eventi spiegano come ad oggi si sia sviluppata un'industria spaziale fiorente su scala globale, che l'Italia non può permettersi di ignorare. Soprattutto perché investire nello spazio significa occuparsi non solo della difesa, ma anche del benessere dei cittadini. Tra gli esempi di rischio richiamati da Moruzzi, la caduta sulla Terra di detriti spaziali, fenomeno ancora contenuto ma in crescita, e le possibili minacce agli asset in orbita. 

In riferimento al piano regolatorio, il Moruzzi ha sottolineato come il trattato internazionale sullo spazio extra-atmosferico del 1967, che definisce lo spazio "provincia dell'umanità", sia ormai inadeguato a un contesto in cui operano anche soggetti privati, e ha ricordato che l'Italia presiede in questo momento il COPUOS, il Comitato ONU per l'uso pacifico dello spazio, un luogo di mediazione tra le potenze maggiori spaziali e i Paesi in via di sviluppo. Un accenno finale è andato al tema, definito delicato, dell'eventuale utilizzo di energia nucleare per applicazioni orbitali.

Industria elettronica, orbite affollate e regole obsolete

Da oltre 70 anni nel dominio dello spettro elettromagnetico, con una proiezione recente verso lo spazio: è la storia industriale raccontata da Lorenzo Benigni, Senior Vice President Governmental & Istitutional Relation di ELT Group, che ha citato Scorpio, il payload lanciato in orbita bassa nel 2023 per attività di monitoraggio dello spettro finalizzate al contrasto di contrabbando, terrorismo e immigrazione irregolare. Benigni ha inoltre segnalato come gli attacchi informatici all'industria spaziale colpiscano oggi prevalentemente il segmento di terra (centri di controllo e stazioni di monitoraggio) più esposto fisicamente rispetto ai satelliti stessi, con la sicurezza della catena di approvvigionamento indicata come una delle principali preoccupazioni del settore.

Collegato da remoto, il presidente di Futuri Probabili Luciano Violante ha offerto probabilmente l'intervento più tecnico della mattinata, dedicato in particolare al tema delle orbite. A fronte di circa 10.200 asset operativi in orbita, ha spiegato Violante, si contano oltre 50.000 oggetti detriti di dimensione superiore ai 10 centimetri, veri e propri "proiettili" che viaggiano ad alta velocità. Manca, ha aggiunto, un trattato internazionale che vieti le armi anti-satellite, mentre test condotti da Russia, Cina e India sui propri satelliti sarebbero responsabili di gran parte dei detriti attuali. Secondo fonti dell'intelligence statunitense citate da Violante, la Russia starebbe inoltre sviluppando armi nucleari anti-satellite da dispiegare in orbita. Violante ha richiamato l'attenzione anche sul rischio di concentrazione di mercato legato a un singolo operatore privato ormai prossimo a una posizione dominante nelle costellazioni di minisatelliti, sul possibile evento Kessler (la reazione a catena che potrebbe rendere inutilizzabili intere fasce orbitali) e sull'inquinamento atmosferico prodotto dal decadimento di materiali artificiali, stimato in tre-quattrocento tonnellate l'anno. Ha infine segnalato le implicazioni finanziarie e assicurative del fenomeno, ricordando che la normativa italiana attribuisce allo Stato che autorizza una missione la responsabilità dei danni da essa causati, indipendentemente dal luogo di lancio, e ha anticipato la pubblicazione entro dicembre di un rapporto più approfondito sul tema.

Nel corso della prima parte della giornata è intervenuto da remoto anche Mario Caligiuri, presidente della Società Italiana di Intelligence, che ha riassunto i temi della giornata collegandoli a una riflessione più ampia sulla perdita di centralità dell'uomo e della Terra nell'era digitale, richiamando il concetto di "continente invisibile" del cyberspazio coniato dallo studioso Kenichi Omae e la nozione aristotelica di degenerazione dei sistemi politici. 

Il secondo panel: due strade diverse per governare l'intelligenza artificiale

cyber

Il secondo panel della giornata ha affrontato il tema della governance dell'intelligenza artificiale, che è stato aperto dall’intervento chairman di Trends Research & Advisory Mohammed Abdullah Al Ali, il quale ha insistito sulla necessità di una cooperazione internazionale tra governi, settore privato, accademia e think tank per governare tecnologie che, per loro natura, non conoscono confini nazionali.

Il contributo più analitico è arrivato da Noor Al Mazrouei, Senior Reseracher e Director of Artificial Intelligence ande Technology Department di Trends Research & Advisory, che ha messo a confronto i due modelli regolatori: quello europeo, fondato su una legislazione orizzontale vincolante, e quello del Golfo, costruito per stratificazioni di strategie nazionali e istituzioni dedicate. Al Mazrouei ha ricordato che l'Italia, con la legge 132 del 10 ottobre 2025, è stato il primo Stato membro dell'Unione Europea a dotarsi di una legge nazionale organica sull'intelligenza artificiale, che disciplina sanità, lavoro, giustizia, tutela dei minori e introduce sanzioni penali per i deepfake dannosi, affidandone la vigilanza all'Agenzia per l'Italia Digitale e all'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale. Ha poi illustrato il cosiddetto Digital Omnibus, il pacchetto approvato a giugno da Parlamento e Consiglio europeo che ha posticipato al dicembre 2027 e all'agosto 2028 l'entrata in vigore degli obblighi più stringenti dell'AI Act per i sistemi ad alto rischio, pur mantenendo invariati gli obblighi di trasparenza sui contenuti sintetici e rafforzando, con la sanzione massima prevista dal regolamento (35 milioni di euro), il divieto di sistemi che generano immagini non consensuali.
Sul fronte del Golfo, Al Mazrouei ha ricostruito il percorso degli Emirati Arabi Uniti, primo Paese al mondo a nominare nel 2017 un ministro di Stato per l'Intelligenza Artificiale, seguito dalla Strategia Nazionale AI 2031, da una legge federale sulla protezione dei dati in vigore dal 2022, dalla Carta emiratina per lo sviluppo e l'uso dell'AI del 2024 e, appena tre settimane prima dell'evento, dall'istituzione di un'autorità federale unica per intelligenza artificiale e dati. Nonostante le strade diverse, ha concluso, Golfo ed Europa convergono su quattro punti: supervisione umana, trasparenza, tutela dei minori online e adozione di standard internazionali condivisi come la ISO 42001.

Immagini satellitari e AI: la cooperazione italo-emiratina

Un'opportunità di cooperazione "eccezionale" tra Italia ed Emirati Arabi Uniti nel campo dell'osservazione della Terra: è quanto ha ricordato Marco Lisi, Inviato Speciale per lo Spazio del Ministero degli Affari Esteri e membro del Consiglio di Amministrazione dell'ASI, spiegando che la gran parte delle immagini raccolte dai satelliti resta oggi inutilizzata in archivio. L'Italia dispone di una costellazione di riferimento mondiale, la Cosmo-SkyMed, integrata dalla nuova costellazione IRIDE, mentre gli Emirati Arabi sono tra i leader globali nell'intelligenza artificiale. Mettendo insieme il patrimonio storico di immagini italiano e le capacità emiratine di elaborazione dati, inclusa la cosiddetta fusione di immagini provenienti da satelliti diversi, anche non italiani, si potrebbe secondo Lisi generare un valore reciproco significativo.

Il direttore Martino ha chiuso il panel con alcuni dati sull'espansione spaziale emiratina: 12 miliardi di dollari di investimenti nazionali, l'obiettivo di entrare tra i primi dieci Paesi al mondo nel settore entro il 2031, una crescita annua delle aziende del comparto vicina al 30%, e il lancio, avvenuto proprio il giorno precedente l'evento, di Leonav-1, il primo satellite emiratino dedicato alla navigazione. Martino ha inoltre ricordato la recente visita in Italia di Sua Altezza lo sceicco Mohammed bin Zayed, occasione in cui sono stati annunciati progetti bilaterali per 40 miliardi di dollari, e ha citato un episodio della crisi nel Golfo in cui strumenti satellitari di origine cinese, lanciati per finalità di ricerca, sarebbero stati utilizzati a supporto di decisioni militari iraniane: un esempio, a suo dire, dei rischi legati alla natura dual use degli asset spaziali.

La firma del protocollo

A chiudere la mattinata è stata la sottoscrizione formale del protocollo d'intesa tra la Fondazione AISES e Trends Research & Advisory, alla presenza dell'ambasciatore degli Emirati Arabi Uniti in Italia, che nel proprio intervento ha definito l'Italia "uno dei pochi Paesi in grado di svolgere un ruolo di mediazione nel Mediterraneo” e ha sottolineato l'importanza di risposte collettive alle minacce transnazionali. Il presidente De Luca ha chiuso i lavori definendo l'accordo un punto di partenza per una cooperazione "simmetrica" tra Oriente e Occidente, costruita "sui migliori auspici", in una sede istituzionale, quella del Senato, scelta non a caso per lanciare un progetto che i promotori descrivono come parte di un più ampio disegno di sistema Paese.

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