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Approfondimenti

Consumatori, fiducia e mercati: alla Camera il confronto di Consumerismo No Profit

Dalla tutela dei cittadini alla regolazione delle piattaforme digitali, l’Onorevole Consumatore Award 2026 ha riunito istituzioni, autorità, imprese, associazioni e giornalisti. Al centro dell’iniziativa il ruolo del consumatore come soggetto organizzato, consapevole e parte attiva nei processi economici, sociali e democratici.

Alla Camera dei deputati si è svolta la seconda edizione dell’Onorevole Consumatore Award, promosso da Consumerismo No Profit, con il coinvolgimento di rappresentanti istituzionali, autorità di garanzia, imprese, associazioni, giornalisti e delegati territoriali. L’iniziativa ha posto al centro il ruolo del consumatore nei processi economici e sociali, affrontando temi che incidono direttamente sulla vita quotidiana dei cittadini: dal caro vita al mercato energetico, dalla tutela dei dati personali all’intelligenza artificiale, fino alla protezione dei minori nell’ambiente digitale, alla fiducia nei mercati e al rapporto tra cittadini, imprese e istituzioni. Nel corso dell’evento sono stati inoltre conferiti riconoscimenti a esponenti politici e del mondo dell’informazione che, in ambiti diversi, hanno contribuito al rafforzamento della tutela dei consumatori e alla promozione di una maggiore trasparenza nei mercati.

Il consumatore al centro, tra diritti, mercato e responsabilità pubblica

La seconda edizione dell’Onorevole Consumatore Award 2026 ha posto al centro il ruolo del consumatore nelle trasformazioni che attraversano mercati, servizi e nuove tecnologie, aprendo una riflessione sul rapporto tra cittadini, imprese, istituzioni e autorità di garanzia. L’iniziativa promossa da Consumerismo No Profit ha affrontato il tema della tutela non come ambito settoriale, bensì come parte essenziale della vita economica e sociale del Paese, in un contesto nel quale prezzi, contratti, dati personali, piattaforme digitali e scelte di consumo incidono sempre più direttamente sulla quotidianità delle persone.

Il confronto ha evidenziato la necessità di rafforzare consapevolezza, trasparenza e rappresentanza, affinché il consumatore possa essere riconosciuto come soggetto attivo e non soltanto come destinatario di prodotti o servizi.

In apertura, l’onorevole Luca Squeri ha richiamato la necessità di mantenere il consumatore al centro dell’attenzione del legislatore, sottolineando come le regole debbano perseguire un equilibrio tra i diritti dei cittadini e le esigenze di imprese e operatori economici. Un equilibrio, ha evidenziato, che non può essere dato per acquisito, ma deve essere ricercato, monitorato e aggiornato nel tempo, soprattutto in settori complessi come quello dell’energia, dove il libero mercato può dirsi effettivo solo se il consumatore sia realmente in grado di comprendere, comparare e scegliere.

Il rapporto tra consumatore e mercato è stato collocato dentro una dimensione più ampia, nella quale concorrenza, trasparenza, consapevolezza e tutela non possono procedere separatamente. L’energia, richiamata da Squeri anche nella sua veste di responsabile del Dipartimento Energia di Forza Italia, rappresenta uno dei campi nei quali la distanza tra apertura del mercato e capacità effettiva di scelta resta più evidente. Perché vi sia concorrenza, infatti, non basta che esistano più operatori; occorre che il cittadino possa comprendere offerte, prezzi, condizioni contrattuali e qualità del servizio, affinché la libertà di scelta non resti un principio astratto.

Il confronto si è sviluppato lungo tre direttrici principali: legami, fiducia e riconoscenza, intese come chiavi di lettura per interpretare il rapporto tra consumatori, mercato e istituzioni. Nel corso dei diversi panel è stata evidenziata la necessità di rafforzare una rappresentanza organizzata dei cittadini, capace di trasformare segnalazioni individuali e criticità quotidiane in istanze collettive, ma anche di costruire relazioni più trasparenti e responsabili tra imprese, autorità e soggetti istituzionali.

In un contesto segnato da crisi ricorrenti, aumento dei prezzi, complessità tecnologica, truffe digitali, vulnerabilità dei minori e utilizzo crescente dei dati personali, il consumatore è stato dunque collocato non soltanto nella posizione di soggetto da tutelare, bensì in quella di parte attiva di un sistema nel quale ogni scelta economica incide sugli equilibri del mercato.

Il manifesto del consumerismo politico

Il presidente di Consumerismo No Profit, Luigi Gabriele, ha aperto il proprio intervento ricordando come l’associazione fosse tornata nella stessa sala a un anno dalla prima edizione, dopo dodici mesi segnati da crisi internazionali, rincari, tensioni sui carburanti, aumento dei costi del carrello della spesa e nuove forme di vulnerabilità per cittadini e famiglie. Il fenomeno è stato ricondotto alla formula del “Caro Italia”, titolo anche del report annuale dell’associazione, utilizzata per descrivere l’insieme di pressioni economiche che incidono sulla quotidianità dei consumatori.

Nel suo intervento, Gabriele ha ricondotto a un’unica cornice fenomeni che i cittadini sperimentano spesso come episodi separati: l’aumento poco comprensibile di una bolletta, una telefonata ingannevole da parte di una finta banca, la riduzione delle quantità nei prodotti venduti allo stesso prezzo, gli attacchi informatici e il riutilizzo illecito dei dati personali. Situazioni diverse, ma accomunate da un elemento ricorrente: la difficoltà del consumatore di orientarsi in mercati sempre più complessi, nei quali pratiche opache, asimmetrie informative e comportamenti poco trasparenti finiscono per trasferire sui cittadini costi, rischi e responsabilità che dovrebbero invece essere governati con maggiore chiarezza.

Da questa lettura prende forma il manifesto del “consumerismo politico”, presentato come un passaggio necessario per riconoscere al consumatore un ruolo più forte nei rapporti con mercato, imprese e istituzioni. L’obiettivo è superare l’immagine del cittadino come semplice destinatario di costi, contratti e decisioni già definite, affinché possa diventare una controparte consapevole e organizzata.

Ogni scelta di consumo, dall’acquisto al supermercato al pagamento di una bolletta, dal pieno di carburante alla sottoscrizione di un servizio digitale, assume così il valore di un atto economico capace di incidere sugli equilibri del mercato, purché sia sostenuto da informazione, rappresentanza e capacità collettiva di intervento.

Nel suo intervento, Gabriele ha richiamato anche il concetto di “parresia”, inteso come capacità di dire la verità davanti al potere con fermezza, senza rinunciare al rispetto e alla correttezza del linguaggio. A questo principio è stata collegata la formula dell’“insolenza consumeristica”, utilizzata dall’associazione per indicare un modo diretto di denunciare le criticità del mercato, ma anche di riconoscere il merito quando istituzioni, autorità o operatori contribuiscono a produrre risultati concreti. “La nostra critica non è in vendita”, ha affermato Gabriele, sottolineando come l’indipendenza dell’associazione rappresenti la condizione necessaria per esprimere giudizi liberi, motivati e non condizionati da appartenenze o convenienze.

Il riferimento ai delegati territoriali ha introdotto una dimensione più concreta del lavoro svolto da Consumerismo, legata alla presenza quotidiana nei territori e alla capacità di raccogliere bisogni, segnalazioni e criticità che spesso restano confinati nell’esperienza individuale dei cittadini. Gabriele li ha descritti come presìdi di ascolto e osservazione, chiamati a intercettare ciò che accade nei quartieri, nei mercati, nelle comunità locali e nei rapporti diretti con imprese e servizi, affinché quelle istanze possano arrivare ai tavoli nazionali senza perdere il legame con la realtà da cui nascono.

La forza del consumatore organizzato è stata sintetizzata nella frase conclusiva del suo intervento: “Individualmente possiamo soltanto cambiare negozio, tutti insieme possiamo cambiare il mercato”. Un passaggio che ha restituito il senso dell’intera giornata, fondata sull’idea che la solitudine del consumatore non sia una condizione inevitabile, bensì una criticità che può essere superata attraverso rappresentanza, competenza e organizzazione collettiva.

Legami, dati e tutela dei minori nell’ambiente digitale

Il primo panel, moderato da Lorenzo Lobasso, ha sviluppato il tema dei legami come elemento essenziale nella tutela dei consumatori, mettendo in relazione il ruolo delle associazioni con quello delle istituzioni e delle autorità di garanzia. Al confronto hanno preso parte Giovanni Calabrò, vicesegretario generale dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, Antonio Affinita, direttore generale del Moige, e Flavia Marzano, delegata di Consumerismo, collegata da remoto.

Il confronto ha posto al centro la funzione dei corpi intermedi come presidio di rappresentanza in un mercato sempre più articolato, nel quale la complessità dei contratti, la velocità dei servizi digitali e la diffusione di pratiche scorrette rendono spesso difficile per il singolo cittadino riconoscere le criticità e trasformarle in una richiesta di tutela efficace.

Proprio in questa distanza tra esperienza individuale e risposta istituzionale si inserisce il ruolo delle associazioni e delle reti territoriali, chiamate a raccogliere segnalazioni, leggere fenomeni ricorrenti e portare ai tavoli regolatori istanze che, se restassero isolate, rischierebbero di non produrre effetti concreti.

Nel contributo di Giovanni Calabrò, il tema della tutela è stato collegato alla necessità di individuare con attenzione le criticità più rilevanti nei mercati digitali e nei rapporti tra consumatori e operatori. Il teleselling aggressivo, i contratti online semplici da sottoscrivere ma complessi da interrompere, le clausole poco comprensibili e le pratiche commerciali scorrette rappresentano ambiti nei quali la segnalazione del singolo cittadino non sempre riesce a diventare, da sola, un caso di interesse collettivo. Le associazioni, dunque, svolgono una funzione essenziale di filtro e organizzazione, perché consentono di raggruppare episodi simili, individuare ricorrenze e favorire l’avvio di percorsi di verifica e intervento da parte delle autorità competenti.

La crescente esposizione dei ragazzi alle piattaforme digitali è stata ricondotta a una questione che non riguarda soltanto la sicurezza online, ma investe anche il piano contrattuale, educativo e sociale. Minori anche molto giovani accedono ogni giorno a servizi digitali, accettano condizioni d’uso, cedono dati personali, immagini e informazioni, spesso senza avere piena consapevolezza delle conseguenze e senza disporre di adeguate garanzie di protezione. Su questo punto si è soffermato Affinita, richiamando l’esperienza del Moige e la scelta di promuovere una class action inibitoria contro Meta e TikTok, a fronte di un rapporto profondamente asimmetrico tra la fragilità dei minori e la forza economica, tecnologica e informativa delle grandi piattaforme.

Particolare attenzione è stata dedicata agli algoritmi progettati per trattenere l’attenzione dei ragazzi, favorire una connessione continua e alimentare forme di dipendenza in una fase delicata dello sviluppo neuropsicologico. La tutela dei minori non può essere affidata soltanto alla famiglia, poiché chi offre prodotti, servizi e contenuti a un pubblico fragile deve assumersi responsabilità proporzionate all’impatto delle proprie attività. Il riferimento alla necessità di proteggere i ragazzi da alcol, fumo, prodotti da svapo, gioco, pornografia e contenuti digitali inadatti ha quindi ampliato il discorso oltre le piattaforme, riportandolo alla responsabilità degli adulti, degli operatori economici e dell’intero sistema di protezione sociale.

La riflessione sui legami è stata estesa anche alla cittadinanza digitale, intesa come capacità di utilizzare le tecnologie per rafforzare le relazioni sociali senza sostituire la dimensione umana del confronto. Nel contributo di Flavia Marzano, il digitale è stato descritto come uno strumento capace di favorire accesso, prossimità e autonomia, purché sia accompagnato da consapevolezza, partecipazione, ascolto, responsabilità, equità, solidarietà, sincerità, inclusione e azione, parole raccolte nell’acronimo costruito a partire dal termine “parresia”. A questo si è aggiunto un richiamo concreto rivolto a genitori e nonni: evitare la pubblicazione online di foto riconoscibili dei bambini, poiché la rete conserva, replica e può trasformare immagini familiari in materiale esposto a usi impropri, dal furto d’identità all’addestramento dei sistemi di intelligenza artificiale.

Fiducia, imprese e intelligenza artificiale

La fiducia è stata posta al centro del rapporto tra aziende e consumatori, soprattutto nei settori in cui le scelte dei cittadini incidono direttamente sulla gestione della vita quotidiana e sulla sicurezza economica delle famiglie. Assicurazioni, mutui, prestiti, energia e telecomunicazioni sono ambiti nei quali il prezzo resta un elemento rilevante, ma non sufficiente a orientare la decisione, perché il consumatore affida alle imprese dati personali, valutazioni economiche e aspettative di tutela. Su questi aspetti si è sviluppato il secondo tavolo, moderato da Barbara Molinario, con gli interventi di Maurizio Pescarini, Fortunato Costantino e Giorgio Tomassetti, dedicati al rapporto tra trasparenza, innovazione, responsabilità aziendale e costruzione di relazioni durature con i clienti.

Nel contributo di Pescarini, la fiducia è emersa come una componente strutturale del modello di business di Facile.it, soprattutto in un mercato nel quale oltre 27 milioni di italiani utilizzano siti di comparazione non soltanto per cercare il prezzo migliore, ma anche per ottenere informazioni complete, risparmiare tempo e acquistare con maggiore semplicità. Per una piattaforma che confronta numerose categorie di prodotto e intercetta milioni di utenti, la relazione con il consumatore non può quindi essere affidata a una campagna di comunicazione, bensì a un lavoro quotidiano sulla trasparenza delle informazioni, sulla chiarezza dell’interfaccia, sulla comparabilità delle offerte e sulla qualità della consulenza.

Il rapporto tra fiducia e innovazione è stato poi ricondotto da Costantino al ruolo dell’intelligenza artificiale nei processi aziendali e nelle relazioni con i consumatori. La tecnologia, ha spiegato, non può essere considerata neutra, perché rischia di aggravare le asimmetrie tra cittadini e imprese quando non sia accompagnata da adeguate competenze interpretative.

L’intelligenza artificiale può ottimizzare processi, accelerare attività e rendere più efficienti alcune funzioni, tuttavia non può generare fiducia nel senso pieno del termine, poiché la fiducia appartiene alla relazione umana, richiede reciprocità e presuppone la presenza di un referente riconoscibile.

Nel rapporto con l’intelligenza artificiale, uno degli aspetti più delicati riguarda la perdita del referente autoriale nei testi e nelle immagini generati dai sistemi artificiali. Ciò che viene prodotto da un algoritmo può apparire umano, pur non avendo un autore nel senso tradizionale, e proprio questa ambiguità rende necessario sviluppare nuove competenze interpretative.

Dietro ogni contenuto generato, infatti, possono esistere bias, orientamenti e condizionamenti che devono essere riconosciuti e compresi. Per questo, l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nei rapporti con i consumatori richiede trasparenza, responsabilità e presidio umano, soprattutto quando incida sull’accesso a un servizio, sulla gestione di una contestazione o sulla tutela di diritti.

La costruzione della fiducia nei mercati dell’energia è stata invece affrontata attraverso l’esperienza di Octopus Energy, dove la crescita aziendale è stata legata non soltanto alla capacità di acquisire nuovi clienti, ma soprattutto alla possibilità di mantenerli nel tempo. In un settore caratterizzato da forte complessità e da un rapporto spesso difficile tra consumatori e operatori, la fiducia si costruisce attraverso coerenza, vicinanza al cliente, coraggio nelle scelte e disponibilità a sostenere anche costi immediati quando siano necessari per perseguire una missione di lungo periodo. Se viene meno la coerenza tra ciò che un’azienda dichiara e ciò che decide nei passaggi concreti, il rapporto fiduciario può indebolirsi rapidamente e diventare difficile da ricostruire.

La sostenibilità è stata trattata come parte della relazione di fiducia tra imprese e consumatori, distinguendo le iniziative costruite per semplice adempimento da quelle realmente capaci di produrre effetti misurabili. Non tutti i cittadini dispongono delle stesse condizioni economiche per orientarsi verso l’opzione più sostenibile e, proprio per questo, gli operatori di mercato possono svolgere un ruolo di accompagnamento, rendendo le soluzioni responsabili più accessibili e comprensibili, senza trasferire sui consumatori costi o complessità ulteriori. La fiducia, in questo senso, non dipende soltanto dalla comunicazione dell’impresa, bensì dalla capacità di coniugare nel tempo prezzo, qualità del servizio, impatto concreto e coerenza nelle scelte.

Formazione, competenze e tutela come presidio democratico

Il percorso formativo promosso da Consumerismo No Profit con la European School of Economics ha introdotto nella giornata una riflessione sul rapporto tra tutela, competenza e rappresentanza. La consegna dei diplomi del corso di alta specializzazione in tutela dei consumatori ha evidenziato come la protezione dei cittadini non possa più fondarsi soltanto sulla capacità di intercettare criticità e segnalazioni, ma richieda profili in grado di leggere mercati complessi, interpretare dati, conoscere le regole e dialogare con istituzioni, autorità, imprese e media.

Il corso è stato presentato come uno strumento per rafforzare il ruolo dei delegati territoriali e dei professionisti chiamati a operare in un contesto nel quale contratti digitali, algoritmi, rincari, servizi essenziali e nuove vulnerabilità rendono sempre più articolato il rapporto tra cittadini e mercato. L’obiettivo è formare figure capaci di andare oltre la gestione del singolo reclamo, affinché la rappresentanza dei consumatori possa tradursi anche in analisi, mediazione, conoscenza normativa e capacità di proposta.

Durante la cerimonia sono stati ringraziati docenti, partecipanti e figure che hanno contribuito alla realizzazione del percorso, richiamando anche il ruolo del Centro studi di Consumerismo, affidato a nuove professionalità con il compito di produrre analisi, dossier e ricerche fondate su dati solidi, anche attraverso l’utilizzo dell’intelligenza artificiale. La tutela dei consumatori è stata così ricondotta a una funzione non soltanto difensiva, bensì culturale, tecnica e civica, capace di accompagnare l’evoluzione dei mercati e di rafforzare la qualità della rappresentanza.

In un sistema nel quale le offerte sono sempre più complesse e le asimmetrie informative rischiano di aumentare, la capacità di difendere i cittadini dipende anche dalla preparazione di chi ne raccoglie le istanze e ne porta la voce nei luoghi di confronto; studio, aggiornamento e competenza diventano dunque strumenti essenziali per offrire un supporto concreto a consumatori e imprese deboli, affinché la rappresentanza non resti limitata alla denuncia, ma possa diventare intervento qualificato e costruzione di soluzioni.

La consegna dei diplomi ha assunto anche un valore istituzionale, collegando la formazione alla più ampia idea di democrazia economica. Proteggere il consumatore significa infatti mettere i cittadini nelle condizioni di comprendere, scegliere, contestare e partecipare in modo consapevole. Non basta che il mercato sia formalmente aperto, se chi vi partecipa non dispone degli strumenti necessari per orientarsi; allo stesso modo, non basta che i diritti siano riconosciuti, se l’accesso alle tutele resta complesso, distante o comprensibile solo a pochi.

La consegna dell’Onorevole Consumatore Award 2026 ha rappresentato il momento conclusivo dell’iniziativa, con riconoscimenti attribuiti a esponenti di diversi schieramenti politici sulla base del contributo offerto alla tutela dei cittadini. Il criterio indicato da Consumerismo No Profit non è stato l’appartenenza partitica, bensì il merito istituzionale, nella convinzione che la protezione dei consumatori debba essere un terreno di convergenza tra maggioranza e opposizione quando siano in gioco trasparenza, accessibilità dei servizi e difesa del potere d’acquisto.

Il riconoscimento a Luca Squeri ha riguardato l’impegno sui temi della trasparenza dei mercati e dei servizi di pubblica utilità, con particolare attenzione al settore energetico, alla formazione dei prezzi, alle comunità energetiche e alla normativa sulle bollette. Nello stesso ambito si inserisce il premio a Massimo Milani, legato al lavoro sui decreti bollette e agli interventi per contenere gli effetti del caro energia su famiglie e imprese, in una fase nella quale la transizione ecologica deve tenere insieme sicurezza degli approvvigionamenti, decarbonizzazione e sostenibilità economica.

A Maria Chiara Gadda è stato riconosciuto il contributo alla promozione di un modello di consumo più responsabile, fondato sulla legge 166 del 2016 contro lo spreco alimentare, farmaceutico e di altri beni. Il suo intervento ha richiamato il valore di una rete tra profit e non profit capace di trasformare le eccedenze in risorse sociali, attraverso logistica, competenze e responsabilità condivisa.

Il premio ad Antonio Nicita ha portato al centro la regolazione delle piattaforme digitali, la responsabilità degli algoritmi e la tutela degli utenti davanti a disinformazione, hate speech e nuove forme di dipendenza digitale. Un ulteriore riconoscimento, annunciato e destinato a essere consegnato successivamente, è stato attribuito alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e alla presidente Giorgia Meloni per il coordinamento delle misure adottate a fronte delle crisi energetiche, inflazionistiche ed economiche che hanno inciso sul potere d’acquisto delle famiglie.

Giornalismo d’inchiesta, telemarketing e presidio di legalità

Nel corso della giornata è stata assegnata anche una menzione speciale al giornalismo d’inchiesta a Giuditta Di Chiara, giornalista di “Mi manda RaiTre”, per il lavoro svolto sul telemarketing ingannevole e sulle pratiche commerciali opache. Il riconoscimento ha richiamato il ruolo dell’informazione e del servizio pubblico nel rendere visibili fenomeni che incidono sulla vita quotidiana dei cittadini, ma che spesso restano difficili da ricostruire, dimostrare e ricondurre a responsabilità precise.

L’inchiesta citata ha riguardato soggetti che si presentavano come “ufficio tutela consumatori” per convincere gli utenti a cambiare gestore, attraverso numeri non ricontattabili, identità poco trasparenti e informazioni personali raccolte senza adeguata chiarezza. Il caso ha evidenziato come i dati dei cittadini, quando entrano in circuiti non controllati, possano essere acquistati, rivenduti e utilizzati per campagne aggressive, con effetti particolarmente rilevanti su anziani, famiglie e consumatori meno attrezzati a riconoscere pratiche ingannevoli.

Il giornalismo d’inchiesta è stato presentato come alleato della tutela dei consumatori, perché consente di verificare sul campo ciò che spesso appare solo come segnalazione individuale. Andare nei luoghi, cercare documenti, ricostruire filiere, confrontare dichiarazioni e realtà consente di trasformare una vicenda privata in un problema pubblico. In questo senso, l’inchiesta televisiva diventa presidio di legalità, poiché dà voce ai cittadini, rende riconoscibili pratiche opache e contribuisce a creare consapevolezza collettiva.

Una rete per trasformare la solitudine in rappresentanza

La seconda edizione dell’Onorevole Consumatore Award ha restituito il senso di un consumerismo inteso non soltanto come attività di tutela, ma come spazio di raccordo tra cittadini, istituzioni, imprese, autorità, media e territori. Nel corso della giornata, questioni apparentemente diverse - dalle bollette alle truffe digitali, dalle clausole contrattuali all’uso dei dati personali, dai social network allo spreco alimentare, fino all’energia, all’intelligenza artificiale e al telemarketing - sono state ricondotte a una stessa esigenza: rendere il cittadino più informato, più consapevole e meno esposto alla complessità dei mercati. Il punto non è soltanto intervenire quando il danno si è già prodotto, bensì costruire strumenti, competenze e reti capaci di trasformare le vulnerabilità individuali in istanze collettive e riconoscibili.

La rappresentanza dei consumatori non può esaurirsi nella denuncia delle criticità, ma deve saper dialogare con le istituzioni, confrontarsi con le imprese, valorizzare il ruolo delle autorità, utilizzare i dati, investire nella formazione e riconoscere il merito quando produce risultati concreti. In questa direzione si colloca la scelta di Consumerismo No Profit di rivendicare il proprio ruolo di lobby indipendente dei consumatori, all’interno di un percorso che punta a rendere il confronto con i decisori pubblici tracciabile, trasparente e orientato alla tutela effettiva dei cittadini.

Legami, fiducia e riconoscenza hanno attraversato l’intera giornata come tre parole chiave. I legami servono a superare l’isolamento del consumatore davanti a mercati sempre più complessi; la fiducia richiede comportamenti coerenti da parte di imprese, istituzioni e soggetti regolatori; la riconoscenza consente di valorizzare chi, nella politica, nelle autorità, nel giornalismo, nel terzo settore o nelle comunità territoriali, contribuisce a rafforzare la tutela dei diritti. Ne deriva un’idea di rappresentanza che non si limita a reagire alle distorsioni del mercato, ma prova a costruire condizioni più equilibrate di partecipazione, informazione e responsabilità.

La forza del consumatore, dunque, non risiede soltanto nella scelta individuale, ma nella capacità di trasformare quella scelta in voce organizzata. Il mercato può cambiare quando le esperienze private diventano patrimonio comune, quando le segnalazioni vengono lette come indicatori di sistema, quando l’informazione produce consapevolezza e quando la politica riconosce che la protezione dei cittadini non è un tema accessorio, ma una componente essenziale della qualità democratica ed economica del Paese.

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