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Approfondimenti

Dati personali e intelligenza artificiale, a Roma la presentazione del Garante per la protezione dei dati personali

La presentazione della Relazione annuale del Garante per la protezione dei dati personali ha posto al centro il rapporto tra innovazione tecnologica, diritti fondamentali e qualità democratica. Dall’intelligenza artificiale alla tutela dei minori, dalla sanità digitale al lavoro, il documento indica la protezione dei dati come presidio essenziale di libertà.

La protezione dei dati personali si configura, oggi, come un elemento strutturale dell’ordinamento giuridico, attraverso cui una democrazia valuta la propria capacità di garantire i diritti fondamentali nell’ambiente digitale. Questo è il quadro delineato dalla Relazione annuale del Garante per la protezione dei dati personali, che ha posto in relazione lo sviluppo dell’intelligenza artificiale con l’esigenza di assicurare la tutela dell’autodeterminazione, della dignità, della riservatezza e della responsabilità umana. Il documento esamina i principali ambiti nei quali il trattamento dei dati personali assume rilievo strategico, tra cui la tutela dei minori, la sanità, il lavoro, la giustizia, la sicurezza, l’informazione e l’azione amministrativa. Ne emerge una concezione della privacy quale presupposto per un’innovazione sostenibile, capace di coniugare progresso tecnologico e salvaguardia della persona.

La protezione dei dati come questione democratica

La presentazione della Relazione annuale del Garante per la protezione dei dati personali ha rappresentato un momento di rilievo istituzionale per fare il punto sull’attività svolta e sulle principali sfide poste dall’evoluzione tecnologica. La tutela dei dati personali costituisce un presidio fondamentale dei diritti e delle libertà individuali, in un contesto in cui le informazioni personali assumono un ruolo sempre più centrale nei processi economici e nei sistemi basati sull’intelligenza artificiale.

Emerge la necessità di considerare la protezione dei dati personali come un elemento strutturale delle politiche pubbliche e della regolazione dell’innovazione tecnologica. In questa prospettiva, la tutela della riservatezza si configura come presidio dei diritti fondamentali e come condizione per un utilizzo responsabile delle tecnologie digitali. Il trattamento delle informazioni personali, specie quando avviene su larga scala e con finalità di profilazione o previsione, assume infatti rilievo non solo sul piano individuale, ma anche sotto il profilo dell’equilibrio tra poteri, della trasparenza dei processi decisionali e della tenuta complessiva dell’ordinamento democratico.

Nel corso del 2025 l’intelligenza artificiale ha consolidato il proprio ruolo nei processi di trasformazione sociale, economica e geopolitica, rendendo necessario un approfondimento sul rapporto tra sviluppo tecnologico, esercizio del potere e tutela dei diritti fondamentali. Il presidente Pasquale Stanzione ha inquadrato tale evoluzione in una prospettiva di cambiamento strutturale, sottolineando l’esigenza di prevenire effetti distorsivi dell’innovazione, in particolare nei contesti in cui l’impiego di sistemi algoritmici può incidere su ambiti sensibili quali libertà personali, salute, lavoro, sicurezza e accesso ai servizi.

La normativa europea - dal Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR) all’AI Act - si configura come un quadro organico volto a disciplinare lo sviluppo tecnologico attraverso principi di garanzia, trasparenza, supervisione umana e prevenzione delle discriminazioni.

L’Unione europea ha inteso collocare l’innovazione all’interno di un sistema di diritti, riconoscendo alla protezione dei dati personali una funzione di bilanciamento tra interessi pubblici e privati, tra progresso tecnologico e tutela della dignità umana. In questo contesto, l’intelligenza artificiale non è considerata un ambito da limitare in via pregiudiziale, ma una tecnologia da regolamentare affinché resti orientata al servizio della persona, evitando derive suscettibili di incidere negativamente sugli equilibri economici, sociali e democratici.

Minori, piattaforme e violenza digitale

Una parte significativa della Relazione è stata dedicata alla tutela dei minori, la cui crescita si svolge sempre più frequentemente in contesti digitali caratterizzati da logiche di raccolta dati e profilazione. La crescente esposizione online, anche quando determinata dagli adulti di riferimento, genera tracce persistenti e solleva un tema di responsabilità condivisa tra famiglie, istituzioni scolastiche, piattaforme e autorità pubbliche. In questo quadro, è stato ribadito il rilievo di strumenti di verifica dell’età adeguati, della predisposizione di ambienti digitali più sicuri e del rafforzamento dei percorsi di educazione all’uso consapevole delle tecnologie.

Il Garante ha inoltre richiamato l’attenzione sulle principali forme di violenza digitale, tra cui il cyberbullismo, la diffusione non consensuale di contenuti personali, l’impiego di sistemi di manipolazione delle immagini basati sull’intelligenza artificiale e la presenza di piattaforme che veicolano contenuti lesivi della dignità della persona.

È stato evidenziato come tali fenomeni siano spesso sottovalutati nella loro effettiva gravità, anche a causa della distanza percepita tra azione digitale e conseguenze reali. In questo contesto, l’intervento dell’Autorità assume una funzione non solo di contrasto, ma anche di prevenzione e sensibilizzazione, finalizzata a riaffermare la piena rilevanza dei diritti fondamentali anche nell’ambiente digitale.

L’introduzione dell’intelligenza artificiale nei processi produttivi e nelle organizzazioni del lavoro rappresenta un fattore di innovazione rilevante, ma pone al contempo questioni di rilievo in ordine alle possibili forme di controllo, discriminazione e gestione algoritmica dei rapporti di lavoro. La Relazione evidenzia il rischio che, in assenza di adeguati presidi normativi e organizzativi, tali tecnologie possano incidere negativamente sulle condizioni dei lavoratori, ampliando diseguaglianze esistenti o compromettendo tutele consolidate.

L’impiego di sistemi biometrici, strumenti di sorveglianza avanzata e piattaforme digitali basate su algoritmi richiede un attento bilanciamento tra esigenze produttive e diritti fondamentali, individuando nella protezione dei dati personali un presidio essenziale per contenere l’ingerenza datoriale e garantire il rispetto dell’equilibrio nel rapporto di lavoro.

Anche in ambito sanitario l’impiego dell’intelligenza artificiale è destinato a incidere in modo significativo su ricerca, diagnosi, programmazione e governo clinico, a condizione che il suo utilizzo avvenga nel pieno rispetto dell’autodeterminazione terapeutica del paziente. Occorre evitare che la complessità dei sistemi algoritmici determini un indebolimento del rapporto di cura, con il rischio di un affidamento eccessivo alla tecnologia. In tale prospettiva, assumono rilievo centrale la tutela rafforzata dei dati sanitari, la trasparenza e spiegabilità delle decisioni automatizzate, la verificabilità dei processi e il divieto di discriminazioni nell’accesso alle prestazioni, quali presupposti indispensabili per un impiego dell’innovazione coerente con la centralità della persona.

Giustizia, sicurezza e pubblica amministrazione digitale

La protezione dei dati personali si conferma un elemento centrale anche nelle attività investigative e nei sistemi di sicurezza, ambiti nei quali è necessario garantire un costante equilibrio tra esigenze di contrasto alla criminalità, tutela della dignità individuale e rispetto del principio di proporzionalità. In questo contesto, l’impiego dell’intelligenza artificiale nelle attività di prevenzione e repressione dei reati solleva criticità legate al rischio di utilizzi predittivi, alla presenza di bias discriminatori e alla possibilità che decisioni automatizzate incidano sulla libertà personale in assenza di un adeguato controllo umano.

Il Garante ha pertanto ribadito la centralità dei principi di minimizzazione, necessità e proporzionalità, con particolare riferimento ai casi in cui l’acquisizione di dati da dispositivi digitali comporti forme di accesso particolarmente invasive alla sfera privata.

La digitalizzazione della pubblica amministrazione rappresenta un fattore strategico per il miglioramento dell’efficienza dei servizi e dell’efficacia delle politiche pubbliche, ma impone l’adozione di adeguate garanzie a tutela dei diritti fondamentali, al fine di prevenire fenomeni di discriminazione, stigmatizzazione o accessi non autorizzati a dati sensibili.

Analoga attenzione è richiesta nel settore dell’istruzione, dove le linee guida sull’impiego dell’intelligenza artificiale sono state accolte favorevolmente in quanto fondate su principi di trasparenza, minimizzazione dei dati, protezione rafforzata dei minori e divieto di utilizzo di tecnologie invasive, quali il riconoscimento delle emozioni. I casi di violazione dei dati personali registrati nel 2025 evidenziano, inoltre, l’urgenza di rafforzare le misure di sicurezza dei sistemi informativi, privilegiando un approccio preventivo e limitando il trattamento dei dati a quanto strettamente necessario.

Tra i temi affrontati nella Relazione annuale del Garante per la protezione dei dati personali emerge anche quello del rapporto tra diritto di informazione, dignità della persona e tutela dei dati, con un focus specifico sulla cronaca giudiziaria. L’Autorità ha richiamato il principio di essenzialità dell’informazione come limite alla spettacolarizzazione dei fatti, sottolineando come la diffusione di dettagli non necessari possa incidere sulla reputazione, sulla presunzione di innocenza, sul diritto di difesa e sulla riservatezza delle persone coinvolte. Anche nei casi di rilevante interesse pubblico, l’attività giornalistica è quindi chiamata a mantenere un equilibrio tra funzione informativa e rispetto della dignità individuale.

Il caso Garlasco è stato citato per sottolineare la necessità di impedire la diffusione di immagini lesive della vittima e di tutelare la riservatezza del rapporto tra imputato e difensore, considerata uno dei presidi fondamentali del processo penale. Analoga attenzione è stata dedicata alla protezione delle persone offese da reati sessuali, per le quali la riservatezza e, in alcuni casi, l’anonimato rappresentano strumenti indispensabili per evitare forme di vittimizzazione secondaria. La digitalizzazione dell’informazione accresce quindi la responsabilità della stampa, chiamata a svolgere la propria funzione senza trasformare la visibilità pubblica in esposizione indebita della vita privata.

Il ruolo del Garante nelle nuove frontiere della regolazione

Dalla relazione emerge un perimetro di attività molto ampio, che attraversa istruzione, sanità, lavoro, giustizia, sicurezza, piattaforme digitali, informazione, pubblica amministrazione e tutela dei minori. L’Autorità interviene attraverso pareri al legislatore, segnalazioni, audizioni, attività ispettive, decisioni su reclami, misure correttive, sanzioni, cooperazione internazionale e iniziative di sensibilizzazione.

La protezione dei dati assume così il valore di una garanzia trasversale, capace di adattarsi a contesti diversi ma unificata da un obiettivo comune: tutelare la persona nei luoghi in cui le informazioni che la riguardano vengono raccolte, trattate e utilizzate.

Nel tratto finale della relazione emerge un invito che ha il tono di una responsabilità condivisa: accompagnare l’innovazione senza lasciarsi trascinare da essa. Le istituzioni sono chiamate a restare presenti, a non arretrare di fronte alla complessità della tecnica, mantenendo saldo il principio che le decisioni più rilevanti devono continuare a essere riconducibili alla responsabilità umana e democratica.

Non si tratta di frenare il progresso, ma di orientarlo, di far sì che cresca insieme ai valori che tengono insieme la convivenza civile: libertà, dignità, uguaglianza, solidarietà. In questa prospettiva, il richiamo del Garante alla competenza, all’indipendenza di giudizio e alla cooperazione tra istituzioni assume il significato di una bussola, necessaria per evitare che l’evoluzione tecnologica allarghi le distanze tra le persone e, al contrario, possa diventare uno strumento capace di rafforzare i diritti e la qualità dello Stato di diritto.

Scarica il testo della Relazione

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