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Approfondimenti

Relazione ARERA 2025: servizi pubblici, prezzi e tutele nel quadro italiano

A Roma, il 1° luglio 2026, ARERA ha presentato a Parlamento e Governo la Relazione annuale 2025.

La Relazione annuale 2025 di ARERA restituisce il quadro dei principali servizi regolati e dell’attività svolta dall’Autorità in un anno segnato da trasformazioni rilevanti per energia, ambiente e servizi pubblici locali. La presentazione ha avuto anche un valore istituzionale particolare, trattandosi della prima Relazione del nuovo Collegio, insediato il 1° gennaio 2026 e guidato dal presidente Nicola Dell’Acqua, insieme ad Alessandro Bratti, Lorena De Marco, Livio de Santoli e Francesca Salvemini. Il documento, articolato in due volumi dedicati allo stato dei servizi e all’attività svolta, riguarda i principali ambiti di competenza dell’Autorità: elettricità, gas naturale, servizio idrico integrato, ciclo dei rifiuti e telecalore. Settori differenti, ma accomunati dal carattere essenziale dei servizi offerti e dal loro impatto sulla vita quotidiana dei cittadini, sulla qualità dei territori e sulla competitività delle imprese. Nel suo intervento, Nicola Dell’Acqua ha richiamato le principali direttrici dell’azione regolatoria: sicurezza degli approvvigionamenti, tutela dei consumatori, qualità dei servizi pubblici e accompagnamento della transizione energetica ed ecologica. Obiettivi che richiedono stabilità regolatoria, investimenti, innovazione infrastrutturale e strumenti di vigilanza efficaci.

Geopolitica, mercati e ruolo dell’Autorità

Nel corso del 2025, i mercati internazionali hanno continuato a operare in un contesto caratterizzato da elevata instabilità: le tensioni geopolitiche, unite a un quadro economico globale ancora incerto, hanno inciso in modo significativo sulle dinamiche energetiche, alimentando la volatilità dei prezzi e rendendo più complessa la definizione degli scenari di medio periodo.

Il protrarsi del conflitto in Ucraina e della crisi nell’area israelo-palestinese ha contribuito a mantenere alta la pressione sul sistema internazionale. A questi elementi si sono aggiunti il progressivo acuirsi delle tensioni in Medio Oriente e l’escalation militare tra Israele e Iran nell’estate del 2025, che hanno rafforzato la percezione di rischio sui mercati. In primavera, inoltre, le decisioni di politica commerciale adottate dagli Stati Uniti hanno inciso sulle aspettative di crescita globale, contribuendo a un clima di maggiore prudenza tra operatori economici e investitori.

In Italia, il quadro energetico e ambientale ha restituito segnali non omogenei, riflettendo una fase ancora attraversata da elementi di transizione e da dinamiche differenziate tra i diversi comparti. Nel settore elettrico, la produzione complessiva è aumentata, ma la composizione del mix ha registrato un cambiamento rilevante: la quota delle fonti rinnovabili si è ridotta, mentre è cresciuto il contributo della generazione termoelettrica. Nel mercato del gas, invece, i consumi sono tornati a salire, con importazioni sostenute soprattutto dall’incremento dei flussi provenienti dagli Stati Uniti e dal Nord Europa.

In questo scenario, ARERA ha ribadito il proprio ruolo di autorità amministrativa indipendente, chiamata a operare in settori essenziali per cittadini, imprese e territori. La sua funzione si colloca al punto di equilibrio tra tutela dei consumatori, promozione della concorrenza, efficienza del sistema e qualità dei servizi pubblici regolati.

Energia elettrica, gas naturale, acqua, rifiuti e telecalore non rappresentano soltanto ambiti tecnici della regolazione. Sono servizi essenziali, che incidono direttamente sulla vita quotidiana delle persone e costituiscono, allo stesso tempo, infrastrutture decisive per il funzionamento del sistema produttivo e per la competitività del Paese.

ARERA opera con autonomia di giudizio, nel quadro degli indirizzi generali definiti da Governo e Parlamento e in coerenza con il diritto europeo. Il suo compito è contribuire a tenere insieme tutela sociale, sostenibilità economica e obiettivi ambientali, attraverso decisioni fondate su criteri tecnici, trasparenti e verificabili.

Elettricità: produzione, consumi e prezzi

Nel 2025 i consumi di energia elettrica in Italia sono rimasti sostanzialmente stabili, attestandosi a 312,4 TWh, con un incremento marginale dello 0,1% rispetto all’anno precedente. La domanda è stata soddisfatta per l’85% dalla produzione nazionale netta, mentre il restante 15% è stato coperto dal saldo con l’estero; parallelamente, la produzione nazionale lorda ha registrato una crescita più marcata, pari al 2,4%, raggiungendo 277,4 TWh.

Il dato più significativo riguarda tuttavia la composizione del mix produttivo, che mostra un andamento non uniforme tra le diverse fonti. Le rinnovabili hanno continuato a rappresentare una quota rilevante della produzione nazionale, pari al 48%, ma hanno segnato una flessione dell’1,5%, mentre la generazione termoelettrica è tornata ad aumentare del 5,2%, indicando un maggiore ricorso alle fonti convenzionali nella copertura del fabbisogno elettrico.

All’interno di questa dinamica, la produzione da gas naturale è cresciuta del 7% e il fotovoltaico ha registrato l’incremento più consistente, pari al 25%; al contrario, l’eolico e l’idroelettrico hanno evidenziato una contrazione, rispettivamente del 3% e del 21%, contribuendo a ridefinire l’equilibrio complessivo della produzione elettrica nazionale.

Sul versante dei prezzi, il confronto con il contesto europeo conferma una criticità ancora rilevante per il sistema italiano. Nel 2025 il prezzo finale dell’elettricità per i consumatori domestici si è ridotto dell’1,6%, attestandosi a 35,12 centesimi di euro per kWh; nonostante la flessione, il dato è rimasto superiore del 13% rispetto alla media dell’Area euro, con un differenziale pari a 4,03 centesimi di euro per kWh.

Una dinamica analoga ha interessato i clienti non domestici, per i quali il prezzo totale dell’energia elettrica in Italia è diminuito dell’1%, raggiungendo 26,25 centesimi di euro per kWh, ma continuando a collocarsi al di sopra della media europea. Per le imprese italiane il divario è risultato ancora più marcato, con un prezzo finale superiore del 24,1% rispetto all’Area euro e una differenza pari a 5,10 centesimi di euro per kWh.

La Relazione riconduce questo scostamento soprattutto alla componente energia, che continua a rappresentare uno dei principali fattori di pressione sulla spesa finale. Si tratta di un elemento che incide sia sui bilanci delle famiglie sia sui costi sostenuti dal sistema produttivo, contribuendo a mantenere aperto il tema della competitività energetica del Paese.

Mercato libero elettrico e strumenti per i consumatori

Nel 2025 i punti di prelievo domestici hanno superato i 30,5 milioni, confermando il peso ormai prevalente del mercato libero nel settore elettrico. Circa 24,3 milioni di utenze domestiche, pari al 79,7% del totale, risultavano infatti collocate nel mercato libero, mentre 3,2 milioni di punti di prelievo erano ancora serviti in maggior tutela e circa 3 milioni rientravano nel Servizio a Tutele Graduali. Anche guardando ai volumi consumati, la quota di energia acquistata nel mercato libero ha raggiunto l’83%, a conferma di un processo di progressiva uscita dai regimi tutelati ormai largamente avanzato.

La liberalizzazione, tuttavia, non ha prodotto effetti omogenei sul piano dei prezzi. La Relazione evidenzia infatti che, per tutte le classi di consumo, il mercato libero continua a registrare livelli di prezzo superiori rispetto ai servizi di tutela, segnalando una distanza tra l’apertura del mercato e la piena capacità dei consumatori di orientarsi tra le diverse offerte disponibili.

Da qui il richiamo di ARERA alla necessità di rafforzare gli strumenti di comparazione, trasparenza e informazione, affinché la scelta del fornitore non si traduca in un passaggio formale, ma in una reale possibilità di valutazione per famiglie e imprese. Il funzionamento del mercato libero dipende infatti anche dalla comprensibilità delle offerte, dalla possibilità di confrontarle in modo chiaro e dalla disponibilità di informazioni accessibili sui consumi e sulla composizione della spesa.

Rientrano in questa linea di intervento il Portale Offerte, il Portale Consumi e la riforma della bolletta, pensati per rendere più leggibili le condizioni economiche e più trasparente la struttura dei costi. La nuova impostazione della bolletta punta, in particolare, ad aiutare utenti domestici e operatori economici a comprendere non solo quanto pagano, ma anche quali componenti determinano la spesa finale.

Gas naturale: consumi, importazioni e prezzi

Anche il mercato del gas naturale ha registrato una ripresa dei consumi, passati nel 2025 da 61 a 62,1 miliardi di metri cubi, con un incremento vicino al 2%. A sostenere l’aumento è stato soprattutto il settore termoelettrico, dove la domanda è cresciuta del 6,6%, anche per compensare la riduzione delle importazioni nette di energia elettrica.

Sul fronte dell’offerta, la produzione nazionale è salita da 2,6 a 3 miliardi di metri cubi, mentre le importazioni hanno registrato un aumento del 3,6%, passando da 59,5 a 61,6 miliardi di metri cubi. L’Algeria si è confermata il primo fornitore dell’Italia, con una quota pari al 36,1%, seguita dall’Azerbaigian, al 16,2%, e dagli Stati Uniti, al 15,9%. Tra gli elementi più rilevanti emerge la crescita del gas naturale liquefatto, aumentato del 44% in un anno e arrivato a coprire circa un terzo dell’import complessivo.

Per le famiglie italiane, il prezzo del gas è rimasto superiore alla media europea: nel 2025 i consumatori domestici hanno pagato 13,71 centesimi di euro per kWh, con un aumento del 4,8% rispetto all’anno precedente e un livello superiore del 7% alla media dell’Area euro. Il differenziale è riconducibile soprattutto alla componente energia e ai costi di rete; nel confronto con i principali Paesi europei, l’Italia presenta un prezzo inferiore a quello della Francia, ma superiore rispetto a Germania e Spagna, con un divario particolarmente marcato nei confronti del mercato spagnolo.

Per i clienti non domestici, invece, la dinamica appare diversa: le imprese italiane hanno sostenuto un prezzo inferiore alla media dell’Area euro e più basso rispetto a quello pagato dalle imprese francesi e tedesche, pur restando al di sopra dei livelli registrati in Spagna.

Bonus sociali, sportello e conciliazione

La tutela dei consumatori si conferma uno dei principali ambiti dell’azione regolatoria, soprattutto in una fase in cui il costo dell’energia continua a incidere sui bilanci familiari. Le agevolazioni legate ai bonus sociali per disagio economico hanno raggiunto, nel 2025, 4,3 milioni di famiglie, confermando il ruolo degli strumenti di sostegno nel contenere l’impatto della spesa energetica sulle fasce più vulnerabili della popolazione.

Nel dettaglio, 2,7 milioni di nuclei familiari hanno beneficiato del bonus per l’energia elettrica, mentre 1,6 milioni hanno ricevuto quello per il gas. Considerando il bonus ordinario e il contributo straordinario previsto per il 2025, l’importo stimato delle agevolazioni riconosciute per il settore elettrico è pari a circa 840 milioni di euro; per i bonus gas diretti, invece, il valore stimato si attesta intorno a 165 milioni di euro.

Accanto agli strumenti ordinari, per il solo 2025 è stato introdotto anche un contributo straordinario di 200 euro sulle forniture di energia elettrica, destinato ai clienti domestici con ISEE fino a 25.000 euro. La misura si inserisce nel rafforzamento degli interventi di protezione sociale legati ai consumi energetici, con l’obiettivo di sostenere le famiglie maggiormente esposte all’aumento dei costi.

La protezione dei consumatori riguarda anche le situazioni di maggiore fragilità legate alle condizioni di salute. Alla fine del 2025, i nuclei familiari con bonus attivo per disagio fisico erano 86.010, con un incremento dell’11,45% rispetto all’anno precedente, mentre per il settore idrico, sulla base dei dati parziali disponibili, i bonus sociali rendicontati risultavano pari a circa un milione.

Accanto agli strumenti di sostegno economico, la Relazione dedica attenzione anche ai canali di assistenza e alle procedure di risoluzione delle controversie, che rappresentano una parte rilevante della tutela degli utenti nei servizi regolati. Il call center dello Sportello per il consumatore Energia e Ambiente ha ricevuto, nel corso del 2025, 786.647 chiamate in orario di servizio, un dato in calo del 30% rispetto al 2024, con una concentrazione molto elevata sui settori dell’energia elettrica e del gas, ai quali è riconducibile il 95% dei contatti telefonici.

Le richieste scritte di informazione sono state 45.152, mentre le procedure speciali informative nei settori energetici hanno raggiunto quota 42.044. Sul versante della conciliazione, le domande presentate al Servizio Conciliazione sono state 30.235, in diminuzione del 13% rispetto all’anno precedente, con il settore elettrico ancora al primo posto per numero di istanze, seguito dall’idrico e dal gas.

Il tasso di accordo si è attestato al 65%, con un tempo medio di conclusione pari a 56 giorni. Il valore delle compensazioni ottenute da clienti e utenti finali attraverso gli accordi di conciliazione ha superato i 24 milioni di euro, confermando il ruolo di questi strumenti non solo come canale di gestione dei reclami, ma anche come meccanismo concreto di riequilibrio nei rapporti tra utenti e operatori.

Acqua: perdite, investimenti e spesa delle famiglie

Il servizio idrico integrato occupa una parte rilevante della Relazione ARERA 2025, che riconduce la crisi idrica a una condizione non più episodica, ma strutturale, da affrontare attraverso investimenti, programmazione di lungo periodo e maggiore coordinamento tra i diversi livelli istituzionali. La gestione dell’acqua diventa così uno dei principali banchi di prova per la qualità dei servizi pubblici locali, per la resilienza delle infrastrutture e per la capacità dei territori di adattarsi agli effetti del cambiamento climatico.

Le perdite idriche restano uno degli indicatori più critici del sistema, a livello nazionale si attestano al 42,5%, ma il dato presenta forti differenze territoriali: nel Sud e nelle Isole raggiungono il 50,6%, mentre nel Nord-Ovest risultano più contenute, con un valore pari al 34,4%. La distanza tra le diverse aree del Paese conferma la necessità di interventi mirati sulle reti, sia per ridurre la dispersione della risorsa sia per migliorare l’efficienza complessiva del servizio.

La programmazione degli investimenti indica una direzione di rafforzamento infrastrutturale: per il periodo 2024-2029 sono previsti 29,6 miliardi di euro, riferiti a un campione di 170 operatori che servono poco meno di 54 milioni di abitanti. In termini pro capite, il valore nazionale è pari a 541 euro per abitante, corrispondenti a circa 90 euro l’anno, mentre nel 2025 una famiglia tipo di tre persone, con un consumo annuo di 150 metri cubi, ha sostenuto una spesa media di 388 euro.

Questi dati restituiscono l’immagine di un servizio sottoposto a pressioni crescenti, nel quale la stabilità della gestione dipende dalla capacità di tenere insieme sostenibilità economica, tutela della risorsa e qualità delle prestazioni. Da un lato, le perdite ancora elevate segnalano la fragilità di una parte rilevante delle infrastrutture; dall’altro, la programmazione economica punta a sostenere interventi necessari per rendere le reti più efficienti, resilienti e adeguate a una domanda di servizio sempre più esposta agli effetti della crisi climatica.

Rifiuti urbani: differenziata, governance e TARI

Nel settore dei rifiuti urbani, la Relazione ARERA restituisce un sistema in evoluzione, ma ancora segnato da differenze territoriali e da una forte frammentazione amministrativa. Nel 2024 la produzione nazionale si è attestata intorno ai 30 milioni di tonnellate, con un aumento del 2,3% rispetto all’anno precedente, mentre la raccolta differenziata ha continuato a crescere, passando dal 66,6% al 67,7% e superando i 20 milioni di tonnellate di rifiuti differenziati.

Il miglioramento complessivo non elimina tuttavia le distanze tra le diverse aree del Paese, che restano significative e incidono sulla capacità di garantire livelli omogenei di servizio. Il Nord-Est raggiunge il 77,8% di raccolta differenziata e il Nord-Ovest si attesta al 71,3%, mentre il Centro si ferma al 63,2%, il Sud al 59,9% e le Isole al 60,8%. La distribuzione dei risultati conferma quindi un andamento diseguale, nel quale la qualità della gestione e l’efficienza del servizio continuano a dipendere in misura rilevante dalle condizioni organizzative e infrastrutturali dei territori.

Anche la struttura degli operatori e degli enti competenti descrive un comparto articolato. Ad aprile 2026 risultano iscritti all’Anagrafica Operatori dell’Autorità 8.152 soggetti, mentre gli enti territorialmente competenti sono 2.698, un numero ancora elevato nonostante il calo del 19% rispetto all’anno precedente. La frammentazione amministrativa rimane quindi uno dei principali nodi del settore, perché può incidere sulla possibilità di rendere il servizio più uniforme, efficiente e comprensibile per cittadini, amministrazioni e operatori.

Un altro profilo centrale riguarda la regolazione tariffaria: per l’aggiornamento biennale 2024-2025 sono state trasmesse 5.699 proposte tariffarie, relative a 6.125 Comuni, pari al 78% dei Comuni italiani, per un totale di quasi 51 milioni di abitanti serviti. Il metodo tariffario copre così l’86% della popolazione nazionale, mentre la spesa media annua TARI stimata per un’utenza domestica tipo, composta da tre persone in un’abitazione di 100 metri quadrati, è pari a 311 euro a livello nazionale.

La Relazione richiama infine il principio europeo del “chi inquina paga”, collegandolo alla necessità di rafforzare progressivamente strumenti di tariffazione più puntuali. L’obiettivo è costruire un sistema nel quale i costi siano maggiormente connessi ai comportamenti degli utenti, alla quantità di rifiuti prodotti e alla qualità del servizio erogato, così da rendere la regolazione più coerente con gli obiettivi ambientali, economici e gestionali del settore.

Telecalore e comunicazione dell’Autorità

Il telecalore, o teleriscaldamento, rappresenta ancora una componente limitata del sistema energetico nazionale, pur essendo un settore storicamente in crescita e caratterizzato da una forte concentrazione territoriale. La diffusione del servizio resta infatti legata soprattutto al Nord del Paese: Lombardia, Piemonte, Trentino-Alto Adige, Emilia-Romagna e Veneto concentrano oltre il 95% dell’energia termica erogata, confermando una distribuzione ancora molto disomogenea sul territorio nazionale.

Nel 2024 le centrali termiche al servizio delle reti di telecalore hanno prodotto 11.409 GWh termici, 6.511 GWh elettrici e 146 GWh frigoriferi. Il gas naturale continua a rappresentare la fonte prevalente, con il 70,5% del consumo energetico complessivo, mentre tra le altre fonti assumono rilievo i rifiuti, con una quota del 14,9%, e le bioenergie, pari all’11%. Anche sul piano dei prezzi il settore mostra una fase di normalizzazione rispetto al picco registrato nel 2022, ma senza un pieno ritorno ai livelli precedenti alla crisi energetica: nel 2024 il prezzo medio si è attestato a 113 euro per MWh.

Accanto all’attività regolatoria, nel 2025 ARERA ha rafforzato anche la propria comunicazione istituzionale, consolidando una strategia integrata e multicanale orientata a rendere più accessibili le informazioni rivolte a cittadini e imprese. Due campagne hanno assunto particolare rilievo: il rilancio di “Chiedi all’ARERA”, diffuso attraverso spot radiofonici e televisivi RAI, e la campagna “Nuova Bolletta - Scontrino dell’energia”, finalizzata a favorire una maggiore comprensione del nuovo standard di bolletta e della composizione dei costi.

La visibilità pubblica dell’Autorità ha continuato a crescere anche sul piano mediatico e digitale. Nel corso dell’anno le citazioni tra articoli e servizi hanno superato quota 8.000, mentre i canali social hanno raggiunto complessivamente circa 87.000 follower. LinkedIn si conferma il principale spazio di presidio istituzionale, con oltre 66.000 follower, mentre YouTube ha superato i 3.200 iscritti, confermando l’ampliamento progressivo degli strumenti utilizzati dall’Autorità per informare e dialogare con gli utenti dei servizi regolati.

Priorità regolatorie e sintesi finale

Dai dati presentati da ARERA emerge un sistema di servizi pubblici regolati attraversato da trasformazioni profonde, che riguardano tanto l’organizzazione dei mercati quanto la qualità delle prestazioni offerte a cittadini e imprese. Energia elettrica, gas naturale, acqua, rifiuti e telecalore sono settori diversi, ma accomunati da alcune questioni decisive: la volatilità dei prezzi, la sicurezza degli approvvigionamenti, la necessità di investimenti infrastrutturali, la tutela degli utenti più vulnerabili e l’accompagnamento della transizione energetica ed ecologica.

Il ruolo dell’Autorità si definisce lungo questa linea di equilibrio, tra esigenze dei consumatori, sostenibilità economica dei servizi, responsabilità degli operatori e indirizzi delle istituzioni nazionali ed europee. Vigilanza sui mercati, strumenti informativi più accessibili, trasparenza delle tariffe, qualità del servizio e programmazione degli investimenti rappresentano le principali direttrici di un’azione regolatoria chiamata a incidere su ambiti essenziali per la vita quotidiana e per la competitività del Paese.

Il documento non offre soltanto una ricostruzione dell’attività svolta nel 2025, ma indica anche le priorità con cui il nuovo Collegio intende accompagnare l’evoluzione dei settori regolati. La sfida resta quella di rendere i servizi pubblici più efficienti, trasparenti e accessibili, mantenendo insieme tutela sociale, sostenibilità economica e modernizzazione delle infrastrutture.

Scarica la relazione annuale ARERA 2026

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