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Approfondimenti

Presentazione della nuova Piattaforma Nazionale delle Liste di Attesa

La nuova piattaforma nazionale per il monitoraggio delle liste d’attesa, presentata nell’auditorium di Agenas, introduce un sistema di lettura più analitico, omogeneo e aggiornato delle prenotazioni sanitarie, consentendo di osservare l’andamento delle prestazioni nelle singole Regioni, nelle diverse classi di priorità e nei principali ambiti specialistici e diagnostici. 

L’evento si è tenuto presso l’auditorium di Agenas ed è stato dedicato alla presentazione della nuova piattaforma nazionale delle liste d’attesa, il cruscotto realizzato per rendere più trasparente e leggibile il monitoraggio dei tempi di accesso alle prestazioni sanitarie. All’incontro è intervenuto in collegamento il ministro della Salute Orazio Schillaci, che ha aperto i lavori richiamando il valore dello strumento per il Servizio sanitario nazionale, mentre la presentazione tecnica è stata affidata al direttore di Agenas, affiancato dalla dottoressa Maria Piera Andazzo, responsabile del progetto sul governo delle liste d’attesa. Nel corso dell’incontro sono stati illustrati il funzionamento della piattaforma, i dati raccolti dal 1° gennaio 2025 al 30 aprile 2026, i primi trend regionali, le criticità ancora presenti e le azioni previste per migliorare la capacità del sistema di rispondere ai bisogni dei cittadini, con un’attenzione particolare alle persone più fragili e alla necessità di rendere la sanità più accessibile, digitale, responsabile e vicina ai territori. Articolo redatto sulla base della sbobinatura fornita.

Un nuovo strumento nazionale per leggere le liste d’attesa

La presentazione della nuova piattaforma nazionale delle liste d’attesa, ospitata nell’auditorium di Agenas, ha segnato un passaggio rilevante nel percorso di monitoraggio dei tempi di accesso alle prestazioni sanitarie, poiché per la prima volta il Servizio sanitario nazionale dispone di uno strumento pensato per raccogliere, ordinare e rendere consultabili dati che fino a oggi erano spesso distribuiti tra sistemi regionali diversi, con modalità di rilevazione non sempre immediatamente confrontabili e con un livello di dettaglio meno adatto a sostenere decisioni tempestive e coordinate.

L'incontro è stato aperto dal ministro della Salute Orazio Schillaci, collegato da remoto. Nel suo intervento ha sottolineato il valore della giornata per il Servizio sanitario nazionale, ricordando come, dopo oltre quarantasette anni dalla sua istituzione, l'Italia disponga finalmente di una piattaforma nazionale dedicata al monitoraggio delle liste d'attesa: uno strumento di trasparenza e di governo che colma l'assenza di una visione integrata, omogenea e tempestiva, a fronte di dati, esperienze e sistemi rimasti fino ad ora frammentati a livello regionale.

La piattaforma non nasce per costruire classifiche o individuare responsabilità in chiave punitiva, ma come infrastruttura per comprendere i fenomeni, individuare le criticità e programmare interventi mirati verso una sanità più equa, indipendentemente dal territorio e dalla condizione economica del cittadino. La riduzione delle liste d'attesa è stata presentata come una componente diretta della garanzia del diritto alla salute: attendere mesi per una prestazione necessaria, soprattutto in ambiti come quello oncologico, incide direttamente sulla fiducia delle persone nel servizio pubblico.

La piattaforma nasce in attuazione del Decreto Legge 73 del 2024 ed è parte di un progetto più ampio, finanziato dal PNRR, legato alla costruzione di un portale della trasparenza del Servizio sanitario nazionale gestito da Agenas. Il nuovo cruscotto non è un intervento isolato, ma si inserisce in un percorso di digitalizzazione, trasparenza e misurazione della performance sanitaria nel quale la disponibilità di dati strutturati è una condizione necessaria per comprendere la realtà e intervenire in modo più efficace.

Agenas ha costruito la piattaforma attraverso un percorso condiviso con le Regioni, necessario per definire un'architettura nuova, uniformare i criteri di rilevazione, stabilire le modalità di alimentazione dei dati e rendere possibile una lettura omogenea delle informazioni provenienti dai diversi CUP regionali. Una prima versione era stata pubblicata a giugno 2025; il cruscotto attuale è l'esito di una revisione successiva, frutto del confronto con i territori, e non ancora definitivo: nel corso del 2026 è prevista l'interoperabilità di tutti i CUP regionali con la piattaforma, così da rendere il dato ancora più tempestivo.

Il monitoraggio copre le prestazioni previste dal Piano nazionale per il governo delle liste d'attesa 2019-2021: 14 visite specialistiche di primo accesso e 22 gruppi di esami diagnostici, tra cui ecografie, ecodoppler, diagnostica per immagini, risonanze magnetiche, TAC ed endoscopie. Il nuovo Piano 2025-2027, ancora in corso di approvazione, potrà ampliare o ridefinire questo perimetro; per ora il cruscotto lavora sulle prestazioni già censite dal piano precedente.

La novità più significativa della versione attuale è la granularità del dato: è possibile filtrare per anno, Regione, prestazione e classe di priorità, arrivando a leggere, per esempio, in che misura una specifica Regione rispetta le soglie di garanzia per una determinata visita in una data classe di priorità. Si può inoltre seguire l'andamento del mese più recente disponibile, con una fotografia della situazione molto più vicina al presente rispetto a qualsiasi aggregato nazionale.

Il cruscotto contiene 65 milioni di dati di prenotazione acquisiti tra il 1° gennaio 2025 e il 30 aprile 2026, divisi in modo sostanzialmente equilibrato tra visite ed esami diagnostici: circa 32 milioni di prenotazioni riguardano le prime visite, circa 33 milioni la diagnostica. Tra questi dati è possibile rilevare anche le prestazioni erogate di sabato e domenica, pari a circa 1,6 milioni, che restituiscono una misura concreta della capacità del sistema di utilizzare fasce orarie aggiuntive per ampliare l'offerta.

Va precisato che i 65 milioni di dati non rappresentano la totalità delle prestazioni erogate dal Servizio sanitario nazionale, ma soltanto quelle che transitano attraverso il CUP e che, per questa ragione, possono essere monitorate ai fini del governo delle liste d'attesa. Esistono prestazioni prenotate o gestite attraverso canali diversi, e il perimetro della piattaforma è stato illustrato con precisione affinché il dato venga letto per ciò che effettivamente misura.

Il cruscotto sarà consultabile attraverso un menu a tendina pensato per essere immediatamente fruibile. Non sostituisce i sistemi di prenotazione né modifica le procedure con cui il cittadino accede al CUP: è uno strumento di conoscenza e trasparenza nel quale i dati possono essere letti con chiarezza da chi amministra, da chi programma e da chi usufruisce dei servizi.

La piattaforma trasforma informazioni prima disperse in uno strumento strutturato, capace di mostrare trend, criticità, differenze territoriali e livelli di rispetto delle soglie. La misurazione diventa così il primo passaggio per migliorare l'organizzazione: solo ciò che viene osservato con continuità può essere analizzato, confrontato e corretto.

I primi trend: migliorano le garanzie, soprattutto per urgenze e brevi

Per la prima volta è possibile leggere un trend confrontando il primo quadrimestre del 2026 con il primo quadrimestre del 2025. La lettura nazionale mostra un miglioramento complessivo sia per le prime visite sia per gli esami diagnostici, con una crescita delle percentuali di rispetto delle soglie di garanzia più marcata nelle classi di priorità più urgenti.

Per le prime visite la percentuale nazionale passa dal 76,1% al 78,7%, mentre per gli esami diagnostici si sale dall'83% all'84,7%. Gli incrementi più rilevanti riguardano le prestazioni urgenti, da garantire entro tre giorni, e quelle brevi, da garantire entro dieci giorni: un andamento che indica una maggiore capacità di risposta nei confronti dei pazienti con bisogni più immediati, nelle situazioni in cui il rispetto dei tempi incide più direttamente sull'efficacia del percorso sanitario.

Per le prime visite, sette Regioni presentano già percentuali elevate e le mantengono, mentre altre nove mostrano un aumento: sedici su ventuno registrano risultati positivi. Per gli esami diagnostici, quindici Regioni su ventuno presentano buoni risultati, con nove che mantengono soglie elevate e sei in crescita. Tra i miglioramenti più marcati sono stati citati Lombardia e Liguria per le prime visite, mentre altri casi mostrano andamenti più articolati, con riduzioni complessive accompagnate da progressi in specifiche classi di priorità.

Il caso dell'Abruzzo è stato richiamato per mostrare l'utilità di un dato analitico: una lettura aggregata può registrare una riduzione rispetto all'anno precedente, mentre il dettaglio per classi di priorità evidenzia un miglioramento sulle prestazioni urgenti e brevi. Il cruscotto consente così di distinguere tra criticità generali, progressi specifici e aree nelle quali intervenire con maggiore precisione.

La piattaforma utilizza un sistema visuale per rendere più immediata la comprensione dei tempi di garanzia, distinguendo le prenotazioni rispettate entro la soglia da quelle che si collocano appena oltre il limite previsto. Il colore verde identifica le prestazioni garantite entro i tempi nell'ambito territoriale di riferimento, calcolato come ASL di residenza o, nelle grandi città, come area metropolitana. Una prenotazione offerta in un territorio molto distante non viene considerata pienamente garantita: il sistema valuta la possibilità di accesso all'interno dell'area in cui vive il cittadino.

Il colore giallo, invece, segnala le prenotazioni che superano la soglia ma si collocano in tempi immediatamente vicini, come il quarto giorno per le urgenze o l’intervallo tra l’undicesimo e il tredicesimo giorno per le prestazioni brevi. Questa distinzione permette di leggere con maggiore precisione i ritardi, poiché una prestazione erogata appena oltre la soglia presenta una situazione diversa rispetto a un’attesa molto più lunga, e conoscere questa distribuzione aiuta a individuare meglio la natura del problema.

In alcuni casi, come Veneto e Lombardia, il grafico consente di osservare come si distribuiscano le prenotazioni tra la parte verde e quella successiva alla soglia, mentre in altre situazioni, come l’Umbria, la componente gialla risulta significativa, mostrando una quota rilevante di prestazioni collocate appena oltre i tempi previsti. Anche questo dettaglio diventa utile per le Regioni, poiché permette di capire se il problema riguardi ritardi strutturali più ampi o scostamenti contenuti che possono essere recuperati attraverso interventi organizzativi mirati.

La lettura delle soglie, pertanto, non è soltanto un dato statistico, ma uno strumento di lavoro, perché permette alle amministrazioni regionali e alle aziende sanitarie di osservare dove si concentrano i ritardi, quali classi di priorità risultano più difficili da garantire e quali ambiti territoriali o prestazioni richiedono azioni correttive.

Le criticità: priorità, rifiuti, contatto con il CUP e prescrizioni

Accanto ai segnali di miglioramento, la piattaforma mette in evidenza alcune criticità sulle quali Agenas e Regioni stanno lavorando. La prima riguarda la distribuzione delle classi di priorità nelle prenotazioni, poiché il cruscotto mostra quante prestazioni vengono attribuite alla classe P, da garantire entro 120 giorni, quante alla classe D, quante alla classe B e quante alla classe U.

La variabilità tra Regioni risulta significativa, con alcune realtà che presentano percentuali molto elevate di prestazioni classificate come programmabili e altre che si collocano su valori molto più bassi.

Questa differenza rimanda a modalità prescrittive e organizzative disomogenee, e può dipendere da fattori diversi, tra cui l’appropriatezza della prescrizione, l’uso dei codici, la configurazione dei sistemi informatici o il fatto che alcune visite di controllo vengano impropriamente inserite tra le prime visite. Durante l’incontro è stato spiegato che una prima visita specialistica classificata sistematicamente come programmabile a 120 giorni può non essere coerente con la natura stessa del bisogno, soprattutto in ambiti come l’oncologia, dove una prima valutazione richiede tempi più rapidi.

La seconda criticità riguarda la differenza tra l’appuntamento proposto e quello accettato dal cittadino. Quando il CUP offre una data entro soglia, il cittadino può rifiutarla per diversi motivi, perché la data non è compatibile con i propri impegni, perché la struttura è distante, perché preferisce un presidio specifico o un professionista di fiducia. La piattaforma consente di distinguere tra la percentuale di garanzia della proposta e quella dell’appuntamento effettivamente accettato.

In alcune Regioni, come il Piemonte per le prestazioni in classe B, il divario è molto basso, mentre in altri casi, come la Campania, è stata rilevata una quota rilevante di proposte rifiutate, con un effetto diretto sulla percentuale finale di appuntamenti accettati entro soglia.

Un terzo elemento riguarda il momento in cui il cittadino entra in contatto con il CUP rispetto alla soglia di garanzia indicata dalla prescrizione. In alcune Regioni, infatti, una quota consistente di contatti avviene oltre la soglia, e questo può dipendere da comportamenti del cittadino, da prescrizioni non pienamente appropriate oppure da aspetti organizzativi, come difficoltà di accesso al CUP o diverse modalità di registrazione della richiesta. Anche in questo caso, la piattaforma non si limita a fotografare il ritardo, ma consente di mettere a confronto le pratiche regionali e di capire quali modelli funzionano meglio.

Il quarto ambito di osservazione riguarda il rapporto tra prescrizioni e prenotazioni. Attraverso i dati di Tessera sanitaria, è possibile rilevare quante ricette vengono prescritte e quante si trasformano effettivamente in prenotazioni a carico del Servizio sanitario nazionale. Il dato medio indicato per le visite è intorno al 50%: una prescrizione su due si traduce in prenotazione nel sistema pubblico, ma con differenze territoriali significative. 

Durante la presentazione è stato precisato che non tutte le prescrizioni non prenotate indicano necessariamente una disfunzione, poiché esistono ricette errate o rifatte, cittadini che scelgono di non eseguire la prestazione e persone che utilizzano coperture assicurative pur richiedendo comunque la prescrizione; tuttavia, quando il mancato passaggio al Servizio sanitario supera una quota fisiologica, il dato richiede approfondimento e interventi correttivi.

Offerta, appropriatezza e organizzazione: le tre leve del miglioramento

Dalla lettura dei dati emergono anche alcune buone pratiche che permettono di comprendere in quali ambiti le Regioni stiano intervenendo per migliorare le performance. La prima leva riguarda l’aumento dell’offerta, attraverso l’ampliamento delle agende, la maggiore produttività degli specialisti, l’apertura di ambulatori in fasce orarie più estese e l’utilizzo di giornate come il sabato e la domenica. Questo intervento è immediato e necessario, soprattutto nei contesti in cui la domanda è elevata, ma durante la presentazione è stato chiarito che l’aumento dell’offerta da solo non può bastare, poiché rischia di alimentare un consumo ulteriore di prestazioni se non è accompagnato da un lavoro sull’appropriatezza.

La seconda leva, indicata come particolarmente rilevante, è proprio l’appropriatezza prescrittiva. Se una prestazione non necessaria entra nel sistema, può generare ulteriori accertamenti e sottrarre spazio a chi ha un bisogno più urgente o più coerente con la classe di priorità assegnata. Per questo alcune Regioni stanno lavorando con i medici di medicina generale, con linee guida e strumenti come gli IRAO, i Raggruppamenti di Attesa Omogenea, che possono essere integrati nei software gestionali e fornire alert quando la prescrizione non risulta coerente con le indicazioni previste.

In questo ambito è stato richiamato anche il possibile ruolo dell’intelligenza artificiale, non come sostituto della valutazione clinica, ma come strumento capace di leggere grandi volumi di quesiti diagnostici, individuare incoerenze, supportare la qualità delle prescrizioni e ridurre le prenotazioni non correttamente impostate. Agenas sta sperimentando una piattaforma chiamata MIA con alcune centinaia di medici, con l’obiettivo di migliorare anche la formulazione del quesito diagnostico e contribuire a una gestione più razionale della domanda.

La terza leva riguarda il management e l’organizzazione: durante l’incontro è stato spiegato che le Regioni in cui esiste una governance forte, con direzioni regionali coinvolte, direttori generali responsabilizzati, direzioni sanitarie attive e task force dedicate alle liste d’attesa, mostrano una maggiore capacità di mettere in tensione il sistema e di intervenire con continuità. Il monitoraggio, quindi, non produce miglioramenti da solo, ma diventa efficace quando è accompagnato da una struttura organizzativa capace di trasformare i dati in decisioni, azioni e verifiche periodiche.

Uno degli obiettivi dichiarati della piattaforma è rendere più trasparente il funzionamento del sistema, non soltanto nei confronti dei cittadini, ma anche all’interno delle amministrazioni sanitarie. Agenas ha avviato un confronto con tutte le Regioni, impostato su un piano tecnico e collaborativo, affinché i dati possano essere letti insieme, interpretati nelle loro cause e utilizzati per individuare misure correttive. Questo metodo consente alle Regioni di confrontarsi tra loro, osservare pratiche virtuose, comprendere differenze organizzative e riconoscere dove esistono margini di miglioramento.

Il direttore di Agenas ha sottolineato che il lavoro svolto permette di passare da una discussione basata su percezioni a un confronto fondato su dati comuni. La differenza è significativa, perché il tema delle liste d’attesa è stato per anni al centro del dibattito pubblico, ma spesso senza uno strumento capace di mostrare in modo omogeneo ciò che accadeva nei diversi territori. La piattaforma, invece, raccoglie informazioni, le struttura e le restituisce sotto forma di indicatori, rendendo possibile analizzare trend, criticità, comportamenti e standard.

Entro il 2026, con l’aggancio in tempo reale di tutti i CUP regionali, il sistema potrà diventare ancora più tempestivo, mentre l’impegno annunciato da Agenas prevede la pubblicazione di un bollettino trimestrale, nel quale saranno aggiornati non soltanto i numeri, ma anche le azioni correttive, le criticità rilevate e gli effetti delle misure adottate. La piattaforma, invece, sarà aggiornata costantemente con i nuovi dati disponibili, consentendo una lettura progressiva dell’andamento.

Questo livello di trasparenza è stato presentato come una forma di responsabilizzazione, poiché ogni attore del sistema potrà osservare la coerenza tra ciò che viene dichiarato e ciò che viene effettivamente garantito. Anche eventuali pratiche opache o disfunzioni nella gestione delle agende e delle prenotazioni, secondo quanto spiegato durante il confronto con i giornalisti, potranno emergere più facilmente man mano che il sistema accenderà una luce su aree prima meno visibili.

Per il cittadino la piattaforma non modifica le modalità di prenotazione: non è uno strumento per prenotare visite o esami, ma un cruscotto di trasparenza e conoscenza. Le regole di accesso al CUP restano quelle già previste dalle singole Regioni, mentre il nuovo sistema consente di verificare come il territorio risponde alle prestazioni monitorate e quale percentuale di appuntamenti viene garantita nei tempi previsti.

Il principale cambiamento riguarda la possibilità di rendere visibile ciò che prima era meno leggibile: creare aspettative più fondate, responsabilizzare le amministrazioni e permettere ai cittadini di conoscere meglio il funzionamento del proprio sistema regionale. Il cruscotto non è un nuovo canale di prenotazione, ma uno strumento che mostra il livello di risposta del servizio pubblico per specifiche prestazioni e classi di priorità.

Sul tema dell'affidabilità dei dati e del rischio che esistano comportamenti non trasparenti, come preliste, passaggi tra liste o modifiche improprie delle classi di priorità, l'affidabilità cresce nel tempo e il sistema, raccogliendo informazioni direttamente dai CUP, permette progressivamente di mettere in evidenza pratiche disomogenee o criticità prima più difficili da rilevare. La piattaforma non elimina automaticamente ogni problema, ma crea le condizioni perché le zone d'ombra siano individuate e affrontate.

Quanto all'intramoenia, la piattaforma include solo una piccola parte delle prestazioni prenotate attraverso CUP, mentre il monitoraggio complessivo dell'attività libero-professionale intramuraria viene svolto da Agenas attraverso altri rapporti specifici. Il cruscotto si concentra sulle prenotazioni relative alle prestazioni monitorate nell'ambito del governo delle liste d'attesa.

Una sanità più digitale, accessibile e vicina alle persone fragili

La piattaforma non è soltanto un prodotto tecnologico, ma il punto di partenza di un metodo più trasparente e coordinato, nel quale il dato serve a programmare, controllare, correggere e rendere più responsabile l'intero sistema. L'obiettivo è migliorare la risposta ai bisogni di salute delle persone.

L'ambizione è costruire un Servizio sanitario più accessibile, più digitale e più vicino alle persone, con particolare attenzione agli anziani e ai soggetti fragili. La prospettiva di evoluzione indicata prevede che le persone già prese in carico dal sistema non debbano necessariamente recarsi al CUP per prenotare: per alcune categorie di pazienti il percorso dovrebbe essere organizzato in modo più diretto, fino a una situazione in cui sia chi prescrive a occuparsi anche della prenotazione.

Il ministro Schillaci, riprendendo la parola al termine della presentazione, ha ribadito che la piattaforma è uno strumento per costruire una sanità più moderna per tutti. Il messaggio conclusivo è legato alla possibilità di trasformare la disponibilità dei dati in una capacità concreta di intervento, affinché il monitoraggio non resti un esercizio tecnico, ma diventi una leva per ridurre le attese, migliorare la fiducia dei cittadini, sostenere le Regioni e rafforzare l'equità del Servizio sanitario nazionale.

Il cruscotto apre una fase nella quale la trasparenza diventa parte del governo sanitario: conoscere le differenze tra territori, classi di priorità e prestazioni consente di vedere dove il sistema funziona, dove va corretto e quali soluzioni possono essere condivise. Il dato non è un fine, ma uno strumento per rendere più vicina, ordinata e responsabile la risposta pubblica alla domanda di salute.

 

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